di Salvo Palazzolo
La Repubblica, 27 settembre 2022
Cambiano i rapporti fra mafia e politica. Non ci sarebbero più indicazioni di cosca per un partito o un candidato, come accadeva nei ruggenti anni Ottanta. Piuttosto, i mafiosi offrono il proprio potenziale elettorale ai candidati che si fanno avanti con la promessa di soldi o futuri favori.
Nel seggio speciale istituito all’interno del grande carcere palermitano di Pagliarelli hanno votato solo quattro detenuti, due sono accusati di associazione mafiosa. I 400 dell’Alta sorveglianza, il reparto che ospita indagati per “416 bis” provenienti da tutta la Sicilia, hanno scelto di astenersi. Un campione indicativo di come sono cambiati i rapporti fra mafia e politica. Non ci sarebbero più indicazioni di cosca per un partito o un candidato, come accadeva nei ruggenti anni Ottanta. Piuttosto, i boss offrono il proprio potenziale elettorale ai candidati che si fanno avanti con la promessa di soldi o futuri favori.
Lo raccontano le ultime indagini della procura distrettuale antimafia di Palermo: venerdì scorso, i carabinieri del nucleo Investigativo hanno arrestato il candidato Salvatore Ferrigno, in corsa all’Assemblea regionale con i Popolari Autonomisti, si era rivolto tramite un’intermediaria al boss di Carini Giuseppe Lo Duca. Avevano pattuito il pagamento di 5.000 euro per ottocento voti raccolti in quattro paesi. Sei euro a voto.
Così diceva il boss finito in manette: “Tu pensi che noialtri andiamo a fare una campagna elettorale senza guadagnare una lira?”. Ecco la “filosofia” dei mafiosi oggi. Diceva ancora il boss: “Io posso corrispondere al momento di tre, al massimo quattro paesi. Carini, Torretta. Cinisi, Terrasini”. È anche il segno dei minori spazi di intervento di una Cosa nostra fiaccata da arresti e processi. Ma i padrini scarcerati negli ultimi tempi, come Lo Duca, non si rassegnano. E provano a riprendere i contatti con il territorio. Mentre i mafiosi in carcere sono più prudenti, stanno un passo indietro. Anche per le elezioni amministrative di giugno avevano scelto sostanzialmente l’astensionismo: solo in nove votarono a Pagliarelli, sei provenivano dal reparto dell’Alta sorveglianza.
Poi, c’è un’altra variabile. Probabilmente, in questa fase, un pezzo consistente di organizzazione mafiosa sta a guardare. In attesa di aperture, segnali, ammiccamenti da parte della politica. In campo, ci anche nuovi soggetti criminali, o meglio, vecchie presenze tornate forti: “Per quanto riguarda le borgate — diceva ancora Lo Duca — problemi non ne abbiamo, c’è Passo di Rigano... ce ne sono, ce ne sono”. Passo di Rigano, ovvero il regno degli Inzerillo, gli “scappati” della seconda guerra di mafia che dopo la morte di Totò Riina nel 2017 sono tornati dagli Stati Uniti e vogliono riprendersi Palermo. Attraverso una nuova presenza sul territorio.










