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di Francesco Patané

La Repubblica, 5 gennaio 2024

Intervista al Garante palermitano per i diritti dei detenuti: “La Regione presieduta da Schifani non sta facendo nulla per garantire ai detenuti il diritto alla salute”. “Nelle carceri siciliane non è garantito il diritto alla salute, ci sono detenuti con gravi problemi psichici e di tossicodipendenza che nemmeno dovrebbero entrare in cella e i percorsi di reinserimento sono pochi e inefficaci. Questo porta alla violenza e ai suicidi a cui assistiamo nelle strutture detentive dell’Isola”. Pino Apprendi, il garante palermitano per i diritti dei detenuti, è appena uscito dall’istituto penale per minorenni Malaspina di Palermo dopo l’ennesimo episodio di violenza.

Possibile che sia scoppiata una rivolta perché mancava lo spumante a Capodanno?

“È stato un pretesto, il problema vero sono i ragazzi trasferiti dalle strutture del Nord Italia a Palermo, quasi tutti nordafricani arrivati come minori stranieri non accompagnati, fuggiti dalle case di accoglienza e arrestati. Sono una decina sul totale di 25 ragazzi. Vogliono tornare nelle regioni padane dove hanno amici e familiari e pensano che la violenza sia il modo per farsi trasferire. Alcuni di loro sono stati nelle prigioni libiche e non hanno paura di affrontare gli agenti di polizia penitenziaria”.

Da minori non accompagnati a ospiti degli istituti penali in pochi mesi. Qualcosa non ha funzionato nel sistema di accoglienza, non crede?

“Non funzionano soprattutto le case di accoglienza dove i ragazzi non vengono seguiti e dove non intraprendono un percorso di integrazione. È quasi consequenziale la fuga dalle case con l’arresto per reati comuni, soprattutto furto e spaccio di droga”.

Un mese fa al Malaspina è stato bruciato un materasso in cella, due giorni fa ad Agrigento in 50 hanno minacciato gli agenti con l’olio bollente. A Trapani un’ala del carcere è stata devastata dagli insorti. Come si ferma tutta questa violenza?

“Con il miglioramento delle condizioni dei detenuti. In Sicilia la Regione presieduta da Renato Schifani non sta facendo nulla per garantire ai detenuti il diritto alla salute. Il governo nazionale non affronta la questione sovraffollamento e i percorsi di recupero e reinserimento dei detenuti sono insufficienti per una popolazione carceraria che in Sicilia ha superato le 6.700 presenze”.

In che modo è negato il diritto alla salute?

“Ci sono tempi lunghissimi nella consegna di medicinali ai detenuti e passano molti mesi per ottenere una visita specialistica. Alcune carceri hanno strutture fatiscenti che rendono la detenzione al limite della sopportabilità. Fino a quando le celle saranno un carcere nel carcere continueremo a contare i suicidi e gli episodi di violenza. Se manca la salute, se viene meno o è insufficiente il supporto ai soggetti fragili il rischio suicidario si moltiplica”.

La presenza di tossicodipendenti e malati psichici non aiuta...

“Ci sono persone che non dovrebbero nemmeno entrare in carcere. Detenuti con gravi patologie psichiche già certificate che vengono rinchiusi senza adeguato supporto. Questi soggetti una volta entrati nel sistema non li recuperi più. Psichiatri e psicologi sono insufficienti rispetto all’entità del problema. Disabilità mentale e tossicodipendenza nelle carceri sono questioni enormi che nessuno vuole affrontare”.