di Paola Pottino
La Repubblica, 12 settembre 2026
Bonura ha iniziato a recitare dopo avere partecipato a un provino per la compagnia di Lollo Franco al Pagliarelli. Dieci anni in cella non si cancellano facilmente. Eppure è proprio grazie al carcere che oggi Roberto Bonura, 50 anni, attore e titolare di un patronato, si definisce un uomo nuovo. Alle spalle, un passato tormentato segnato dalla perdita del padre, vittima di lupara bianca, quando aveva appena 18 mesi. A crescere lui e gli altri nove fratelli fu la madre. Un’adolescenza difficile segnata dalla rabbia e dal dolore che lo portarono a commettere numerosi errori e a frequentare amicizie poco raccomandabili.
“Ero giovane e ho scelto una strada distruttiva commettendo rapine, ma sono stato fortunato - racconta Bonura - i miei amici di allora sono quasi tutti morti”. Ed è proprio guardando al passato che oggi si dice orgoglioso dell’uomo che è diventato. “Per alcuni anni sono stato all’Ucciardone, dove i detenuti erano trattati come numeri e l’assistenza, anche quella sanitaria, era quasi inesistente”. Tuttavia in carcere ha avuto il privilegio di incontrare un educatore, Nicolò Esposito, oggi scomparso, interessato al benessere dei detenuti: “Ci guardava negli occhi”.
Fu proprio grazie a quell’educatore che iniziò un percorso di formazione conseguendo prima la licenza media e poi il diploma alberghiero. Ma il riscatto doveva ancora arrivare e coincise con il trasferimento al Pagliarelli dove incontrò Lollo Franco e il suo laboratorio teatrale. Inizialmente mosso dalla semplice curiosità e dal desiderio di uscire dalla cella, scoprì in seguito una passione. Confrontarsi con attori professionisti e rendersi conto dei limiti del suo bagaglio culturale lo spinsero a divorare libri.
Il teatro divenne così lo strumento principale della sua trasformazione. “Un giorno in carcere ho visto per caso una locandina appesa in bacheca nella quale la compagnia di Lollo Fanco annunciava la selezione per il casting di uno spettacolo teatrale. Non sapevo molto di libri, teatro e cultura e così mi presentai con una barzelletta: fui preso”. Dopo anni di laboratorio con Lollo Franco “al quale devo moltissimo” - precisa Bonura - arrivò il primo spettacolo al Pagliarelli. Il suo debutto avvenne con Ultima violenza di Giuseppe Fava, dove interpretò il ruolo da protagonista. Una volta uscito di prigione, iniziò a lavorare come attore, ottenendo ruoli in produzioni importanti come Giovanni Falcone, Baarìa e Montalbano, fino a diventare un attore professionista con tanto di agente. “Recitare mi ha salvato la vita, ma sono riuscito a sopravvivere grazie soprattutto all’amore di mio figlio Joseph di 18 anni e di mia madre che oggi purtroppo non c’è più. Per colmare il vuoto della sua assenza ho preso l’abilitazione per prestare servizio in ambulanza. Non è una questione di soldi. Voglio rendermi utile per chi soffre”.









