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di Damiano Aliprandi

 

Il Garantista, 31 gennaio 2015

 

È la nona vittima tra i detenuti dall'inizio dell'anno, cinque si sarebbero tolti la vita. Rita Bernardini: "non è vero che l'emergenza è finita"

In carcere si continua a morire impiccati. Giovedì pomeriggio, gli agenti della polizia penitenziaria del carcere palermitano del Pagliarelli, hanno rinvenuto il corpo di un detenuto di 26 anni impiccato con un lenzuolo nella cella in cui era in isolamento.

Il ragazzo si chiamava Ciro Carrello ed era in attesa di giudizio. Era stato arrestato a novembre nell'ambito di una inchiesta sui favoreggiatori del boss Matteo Messina Denaro che coinvolse anche il marito della nipote del padrino latitante. Per lui l'accusa era di rapina, aggravata dall'avere favorito Cosa nostra. Insieme a un gruppo di complici derubò un deposito della Tnt di Campobello di Mazara di proprietà di una ditta riconducibile a Cesare Lupo, uomo d'onore fedelissimo dei boss Graviano.

Il suicidio di Ciro però non convince nessuno, e nemmeno gli inquirenti che lo avevano arrestato. Al pm Carlo Marzella, che lo ha arrestato a novembre, Carrello avrebbe cominciato a raccontare i particolari di una serie di colpi eseguiti da una banda che farebbe capo ai clan. E sembrerebbe che il ragazzo, proprio per questa sua decisione di collaborare, avrebbe ricevuto messaggi di avvertimento del tipo: "Pensa alla tua famiglia!". Come è da prassi, la magistratura ha disposto l'autopsia sul corpo del detenuto. Il sistema carcerario d'altronde è fatto su misura per poter simulare con tutta tranquillità una impiccagione.

Questo perché i suicidi oramai sono all'ordine del giorno e fino ad ora non c'è mai stata una verità processuale sulle morti sospette in carcere. Alla fine si archivia sempre tutto. Rimane comunque un giallo la morte di Ciro Carrello. E se risulterà un omicidio mascherato da suicidio, il sospetto di una talpa interna al carcere palermitano si farà sempre più concreto. Anche perché, ricordiamo, il ragazzo era in isolamento e quindi le uniche persone che possono stare in contatto con lui sono le guardie penitenziarie. E nel carcere palermitano aleggia tuttora il sospetto che alcune guardie possano essere corruttibili. Il 19 settembre scorso la procura di Palermo ha iscritto nel registro degli indagati cinque agenti di polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Pagliarelli per la fuga - avvenuta a maggio - dell'ergastolano albanese Valentine Frokkaj, di 36 anni, di cui non si hanno più notizie.

Il reato ipotizzato è di procurata evasione. L'inchiesta è coordinata dai sostituti procuratori Daniele Paci e Caterina Malagoli. Bisogna capire se quel 7 maggio scorso la fuga dal carcere avvenne per un distrazione involontaria o per un accordo tra il detenuto e chi doveva vigilare. Il 7 maggio Frrokkaj era scappato dal Pagliarelli durante l'ora d'aria.

L'albanese, che stava scontando una condanna a vita per aver ucciso un suo connazionale nel 2007 a Brescia e non nuovo alle evasioni, aveva raggiunto il muro di cinta del penitenziario sul lato di viale Regione Siciliana e, con una corda fatta con dei lenzuoli, aveva agganciato un palo della luce e scavalcato la doppia recinzione. Poi è sparito nel nulla. Per acciuffarlo era partita una clamorosa caccia all'uomo con centinaia di agenti in strada ed elicotteri, ma non c'è stato nulla da fare.

In tutto questo - sempre nella regione Sicilia - si aggiunge anche il problema della mancata nomina del garante dei detenuti. A denunciare ciò sono stati i Radicali italiani - i quali parlano non solo di danno economico, ma anche di scarso senso civico -approfittando della recente inaugurazione dell'anno giudiziario a Catania.

"Abbiamo presentato una denuncia contro il presidente Crocetta alla Corte dei conti - aveva detto il segretario Bernardini - per danno erariale perché non solo si comporta in maniera illegale per non avere nominato il Garante dei detenuti, ma in più spende 500 mila euro l'anno per gli uffici di Catania e Palermo in cui i dipendenti si girano i pollici perché non hanno niente da fare". Poi la Bernardini aveva aggiunto: "In questi uffici addirittura, e questo è cosa gravissima, non aprono nemmeno le lettere di denuncia presentate dai detenuti. C'è un'omissione molto grave che va al di là del danno erariale".

Intanto con la morte di Ciro Carrello salgono così a 5 i detenuti che si sono tolti la vita nei primi giorni del 2015, per un totale di 9 decessi. Nove detenuti morti nel giro di 29 giorni, eppure per il ministro Orlando l'emergenza carceri è superata. Ed è sempre la segretaria radicale Rita Bernardini a smentire il guardasigilli: "Noi facciamo proprio il messaggio alle Camere dell'ex presidente della Repubblica fatto l'8 ottobre 2013 che è stato completamente ostracizzato. Il primo presidente della Cassazione Santacroce ha detto che l'emergenza carceri non è assolutamente finita e che occorre muoversi rapidamente e che non è possibile ulteriormente tergiversare. Esattamente il contrario di quello che ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando, intervenendo subito dopo.

Ha detto che l'emergenza era finita e che in Italia era tutto a posto. Ma c'è anche un'altra emergenza denunciata dal Presidente della Repubblica, ed è la debacle della giustizia italiana con l'irragionevole durata dei processi". E spiega: "Quest'anno è accaduto qualcosa di singolare perché non hanno fornito i dati dei procedimenti penali pendenti. Non l'ha fatto il ministro Orlando relazionando alla Camera, non lo ha fatto il primo presidente della Cassazione che ha parlato solo dell'incredibile contenzioso giacente presso la Suprema corte, ma non ci ha detto cosa succede nei tribunali".

Poi sempre la Bernardini conclude: "E adesso ecco perché è importante l'opera dei Radicali italiani! In un Paese, se non funziona la giustizia, allora non funziona nulla perché mancano le regole minime per la convivenza sociale. Abbiamo uno Stato criminale condannato in sede europea per due motivi: l'irragionevole durata dei processi e il trattamento inumano è degradante nelle carceri". Sui cinque suicidi di quest'anno, due sono avvenuti proprio nel carcere di Pagliarelli. L'ultimo è di Ciro, l'altro riguarda il detenuto Massimiliano Alessandri ritrovato morto nel giorno di Santo Stefano. Di anni ne aveva 44, e anche lui fu ritrovato impiccato con un lenzuolo.