di Maria Brucale
Ristretti Orizzonti, 17 agosto 2019
Delegazione composta da: Donatella Corleo, coordinatrice, Gianmarco Ciccarelli, Chiara Mulé, Marco Traina, Avvocato, Giuseppe Arnone, tutti del Partito Radicale, Silvia de Pasquale, coordinamento associazione Capone di Bologna, Maria Brucale, Avvocato, responsabile commissione carcere Camera Penale di Roma.
Il carcere Ucciardone ha un bellissimo edificio storico e si colloca nel cuore di Palermo, non in periferia, in una zona distante dall'abitato, ma al centro della città, a significare che il carcere è parte della società, non qualcosa di altro e di lontano ma un segmento del tessuto sociale. È una casa di reclusione che ospita, dunque, persone condannate in via definitiva (solo dieci con posizioni miste di ricorrenti e definitivi) distribuite nei diversi circuiti detentivi tra i quali il più restrittivo è quello di 'media sicurezza'. La delegazione è accolta con viva cordialità dalla Direttrice vicaria, Dott.ssa Carmen Rosselli che fornisce i dati di interesse e accompagna i visitatori all'interno dell'istituto.
i reclusi sono 395, tra i quali 24 giovani adulti e circa 72 stranieri. Il tasso del sovraffollamento è decisamente sottodimensionato rispetto a tante altre realtà carcerarie ed appare rilevante solo per i ristretti nella Sezione IX. Si tratta di una sezione estremamente disagiata all'interno della quale i detenuti vivono in condizioni igieniche drammatiche, in spazi ristretti e fatiscenti, con muri cadenti e fradici. I bagni non sono provvisti di doccia, le tubature sono spesso rotte, l'ambiente è promiscuo e il solo lavello in uso serve a tutte le esigenze di vita, alla cucina, alla pulizia delle stoviglie, all' igiene personale. Anche le docce comuni sono usurate e logore. Per gli ospiti della IX, è possibile uscire dalla cella solo per quattro ore al giorno, due la mattina e due il pomeriggio, per accedere a un passeggio decisamente insufficiente, di circa 15 metri quadri, con il cielo grigliato che non consente sostanzialmente l'esercizio di alcuna attività fisica. Le persone ristrette segnalano la presenza massiccia di scarafaggi e zanzare e la assenza di fornitura da parte dell'amministrazione di prodotti disinfettanti per gli ambienti. La IX sezione è, comunque, destinata in tempi rapidi alla chiusura in attesa dell'apertura di una sezione, la VI, in via di completa ristrutturazione. Due giovani, un tunisino e un siriano, lamentano una condizione di isolamento. Le loro famiglie sono lontane, hanno chiesto da circa venti giorni la scheda per chiamare a casa ma ancora, per lungaggini burocratiche e attese di riscontri dai rispettivi consolati, aspettano. Grahmi, tunisino, è detenuto da dieci anni e non ha mai avuto un colloquio visivo né telefonico con nessuno dei suoi familiari, gli occhi grandi di un bambino e una tristezza inconsolabile addosso.
Non ricorda bene il cognome dei suoi, l'indirizzo, non sa scriverli. Il carcere dell'Ucciardone non ha mediatori culturali, una carenza grave per le tante persone che non conoscono la nostra lingua e le nostre leggi e vivono da ostaggi un sistema all'interno del quale non sono in grado di fare valere i loro diritti. Il carcere ammette la comunicazione via Skype sostitutiva del colloquio con i propri congiunti, per tutti i ristretti senza alcuna preclusione o condizione soggettiva.
I familiari devono previamente essere identificati attraverso un documento valido di identità e vengono poi riconosciuti prima che inizi il colloquio che avviene, comunque, con il controllo degli agenti di polizia penitenziaria che possono, in ogni momento, interromperlo in caso di irregolarità o violazione delle regole imposte. I detenuti stranieri con cui parliamo dicono di non conoscere tale opportunità, indice, anche questo, di un difetto di comunicazione con l'ambiente che li circonda che sarebbe alleviato dalla presenza di mediatori culturali.
Le altre sezioni sono dotate di doccia in cella (anche se l'acqua calda è un lusso spesso non disponibile), di spazi destinati alla socialità, di aree passeggio più decorose dotate di una bocca d'acqua e di un nebulizzatore. Sono soltanto per ii malati i quattro bidet esistenti. Ci viene fatto notare che nessun carcere dota le proprie stanze di bidet. E forse si dovrebbe partire da cose in apparenza piccole e chiedersi: perché a una persona privata della libertà è precluso l'utilizzo del bidet?
Le attività dell'istituto sono molteplici, quelle lavorative vengono offerte ai ristretti attraverso sistemi di turnazione e sono quasi interamente offerte dall'amministrazione penitenziaria. Ci sono corsi di studio e di formazione e, sebbene il carcere non sia Polo universitario, garantisce a chi lo richieda un collegamento con le facoltà di interesse.
All'interno della casa di reclusione c'è un pastificio che produce pasta artigianale venduta all'esterno con il proprio marchio "Ucciardone", un vero fiore all'occhiello.
La struttura ospita diverse persone con patologie psichiatriche.
Il dramma della malattia in ambito detentivo senza adeguati supporti terapeutici si sovrappone alla oggettiva difficoltà del personale di polizia penitenziaria di gestire situazioni di pericolo di atti auto ed etero lesivi. Proprio per aiutare tali soggetti particolarmente vulnerabili, il carcere ha avviato un progetto denominato "Pandora" a loro prevalentemente indirizzato, che prevede corsi di lettura, laboratori di stucchi, giardinaggio. Per la gestione dei malati psichiatrici particolarmente problematici è previsto il sostegno di un peer supporter.
L'area del supporto psicologico si compone di tre medici deputati al trattamento, due alla tutela della salute mentale, due per i disagi scaturenti dalla tossicodipendenza. Non ci sono detenute trans, un ristretto lamenta una condizione di sofferenza e di emarginazione derivata dalla sua palesata omosessualità. Alcuni reclusi lamentano disfunzioni dell'area sanitaria che non provvederebbe in tempi ragionevoli, in relazione alla gravità delle patologie sofferte, a fare sottoporre i reclusi alle cure ed ai controlli necessari.
L'area educativa è funzionante e dotata di personale numericamente adeguato (12 unità). L'osservazione è avviata già all'ingresso in istituto e la c.d. sintesi viene aggiornata, in raccordo con l'Uepe, una volta l'anno, salvo che sussistano specifiche esigenze di urgenza in ragione delle quali l'aggiornamento viene anticipato.
Gli spazi per i colloqui sono gradevoli e colorati. Le postazioni non sono separate da vetro a mezza altezza e all'interno di ognuna vi sono giochi destinati a rendere meno drammatico per i bambini l'impatto con la privazione della libertà del loro caro. C'è un'area giochi piccola ma curata e allegra. L'area verde è in un quadrato di prato circondato da alberi e offre uno spazio di vista libera che consente di vivere l'incontro con i propri congiunti in un'atmosfera non reclusa.
Il personale penitenziario è numericamente insufficiente e patisce, insieme alla popolazione ristretta, le inefficienze del sistema scontrandosi con la necessità di garantire al contempo sicurezza e qualità trattamentale e, anche, quando necessario, scorte ed assistenza alle traduzioni dei ristretti in udienza e delle persone malate nei luoghi di cura.
*Avvocato










