di Irene Carmina
La Repubblica, 24 aprile 2024
L’accusa del Garante dei detenuti, Pino Apprendi. Mancano oncologi e diabetologi: “Anche un mal di pancia diventa un problema”. Da mesi nel carcere Ucciardone di Palermo non vengono effettuate le visite specialistiche ai detenuti ammalati. Almeno, non tutte. Ci sono un radiologo, un dentista, un infettivologo, un cardiologo, un ortopedico, un otorino, un oculista e un fisiatra. Neanche l’ombra, invece, di diabetologi, pneumologi, oncologi, dermatologi, gastroenterologi, per dirne alcuni. In questi casi, per curarsi, i detenuti devono uscire dal carcere e andare in ospedale, con tutte le complicazioni che ne derivano.
“Se per noi i tempi della sanità sono lunghi, per un detenuto sono infiniti. Sei mesi diventano dodici e tutto nell’inferno delle carceri diventa problematico, anche un semplice mal di pancia”, spiega Pino Apprendi, garante dei detenuti di Palermo. Per non parlare delle prenotazioni per interventi, che assomigliano a un terno al lotto. “Spesso saltano - accusa il garante - perché una volta manca il personale di scorta, impegnato in altre mansioni, una volta non arriva l’ambulanza”.
Eppure, la Costituzione parla chiaro: all’articolo 32 “tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo”, un diritto che spetta ai detenuti come ai liberi cittadini, e che non può essere lasciato alla discrezionalità amministrativa. Sulla carta, verrebbe da dire. “Perché - osserva con la solita franchezza il garante - è inutile girarci troppo intorno: in carcere, il diritto alla salute non è garantito. Anche chi entra perfettamente sano di mente dopo qualche settimana può andare fuori di testa e chi è ammalato spesso finisce per aggravarsi e resta lì a morire abbandonato dallo Stato e dalla Regione”.
Non va tanto meglio al carcere Pagliarelli e all’istituto minorile Malaspina che, insieme all’Ucciardone, rientrano nella competenza dell’azienda sanitaria del distretto 42, diretto da Giuseppe Termini. “Nelle nostre case circondariali abbiamo le specialità più richieste, come la cardiologia e la radiologia. Se altre ne mancano è perché, per motivi logistici legati agli spazi, non potevamo attivarle”, spiega Termini. E sull’Ucciardone aggiunge: “C’è stato un netto miglioramento per quanto riguarda le attrezzature radiologiche, come l’ortopantomografia e l’odontoiatria, ed è prevista una ristrutturazione dei locali per ampliare l’offerta delle attività specialistiche delle varie branche della Medicina. In attesa che vengano attivate, i detenuti dell’Ucciardone, come quelli delle altre case circondariali che rientrano nella nostra competenza, possono usufruire di tutte le specialità che vengono messe a disposizione dall’Asp nei nostri poliambulatori”.
Intanto, però, a sentire Apprendi, “si acuisce il nervosismo tra detenuti e aumentano le tensioni dentro al carcere”. La colpa di chi è? “Anche prima le cose non andavano tanto bene, ma da quando c’è il commissariamento la situazione è peggiorata - dice il garante- Strano. Perché le pratiche, in teoria, si sarebbero dovute velocizzare. E così anche l’impegno di chi lavora nelle case circondariali con professionalità viene vanificato”. Ma soprattutto i detenuti sono sempre più gli ultimi, “quasi fossero - conclude Apprendi - lo scarto della società”.









