di Marta Occhipinti
La Repubblica, 9 dicembre 2023
Un viaggio negli Icam (istituti a custodia attenuata per detenute madri) compiuto dalla fotografa Anna Catalano. Nelle loro stanze il crimine non ha un nome. Ha però suoni e colori. Quello degli spioncini quadrati da dove si affacciano gli agenti e del pianto di una voce vicina, ma invisibile. Zinetta, 4 anni, capelli lunghi, sta seduta da sola su una panchina esterna dell’Istituto a custodia attenuata per detenute madri (Icam) di Lauro. A pochi metri, dietro una finestra sbarrata affacciata sul cortile una manina chiede di uscire: non può, perché in isolamento preventivo da Covid con sua madre, in un’ala dedicata.
La vita per i bambini in carcere è ristretta pure nella fantasia: attualmente sono 26 i figli, tra gli zero e i sei anni, di detenute madri rinchiusi negli Icam di Torino, Milano, Venezia, Avellino e Lauro, in Irpinia. Altri dieci, invece, si trovano negli asili nidi delle case circondariali. Nessun Icam è presente in Sicilia. Nel 2022 i bambini dietro le sbarre erano dieci in meno, il numero è destinato ad aumentare in seguito al nuovo decreto sicurezza che elimina l’obbligatorietà del rinvio dell’esecuzione della pena per le donne incinte o con giglio fino a 3 anni che vengono condannate.
A madri e figli dietro le sbarre ha rivolto il suo sguardo di donna e fotografa, Anna Catalano, che dopo cinque anni di reportage dall’interno degli Icam italiani ha raccolto storie e fotografie nella mostra “Senza colpe”, esposta fino al 18 dicembre nell’atrio del dipartimento di Giurisprudenza.
La mostra, finanziata dalla prorettrice alle Pari opportunità di Unipa, Beatrice Pasciuta, con il patrocinio del Garante per la tutela dei diritti dei detenuti e la curatela scientifica di progetto di Laura Lorello, è un viaggio dentro “quelle case grigie”, come le definiscono gli stessi bambini detenuti, che nate per essere luoghi transitori in attesa di giudizio dei genitori diventano un limbo negli anni più importanti della crescita di un bambino.
“Ho voluto raccontare l’infanzia negata di chi vive dietro le sbarre. Gli Icam sembrano diventare per le madri delle scorciatoie detentive - dice Catalano - ma che diventano prigioni per i loro figli. E per loro stesse. Spesso i controlli pediatrici sono ridotti al minimo e le relazioni genitoriali finiscono per diventare problematiche, con traumi psicologici che diventano disagi sociali fuori dal carcere”. Catalano è stata tra le sostenitrici della proposta di legge dell’ex deputato Pd Paolo Siani per la valorizzazione delle case famiglia, bloccata lo scorso marzo in Parlamento.










