di Paolo Foschini
Corriere della Sera, 19 dicembre 2022
La portavoce nazionale del Terzo settore: “Non solo volontariato: diamo servizi e lavoro”. Stranieri e povertà, un “errore” togliere il reddito di cittadinanza. Dall’esecutivo segni contraddittori, ma “anche prove di dialogo”.
Un appello, anzi quattro. E diciamo che sono solo le “priorità” di una lista in realtà lunga, il cui seguito è tuttavia connesso per vari aspetti a questi punti di partenza: “I primi due riguardano il sociale, da una parte col tema della povertà che dovrà stare in cima a tutte le agende e dall’altra con quello del Pnrr che oltre a finanziare infrastrutture dovrà ricordarsi di sostenere chi le gestisce, quindi i servizi”. Poi Vanessa Pallucchi, portavoce del Forum Terzo settore cui si deve questa analisi, prende fiato e continua: “Gli altri due aspetti riguardano noi, cioè il Terzo settore”.
E quali sono?
“Uno è completare l’attuazione della riforma nel modo migliore, che significa inclusivo, quindi aiutando le associazioni più piccole a starci dentro. L’altro è costruire, con il grande patrimonio della nostra cooperazione, un grande piano italiano dell’economia sociale. Che tenga insieme le due cose. Perché il fatto che noi siamo “sociale” lo sanno sempre tutti, ma che siamo anche “economia” bisogna ogni volta ricordarglielo”.
La settimana scorsa in effetti Mattarella ha rivolto al volontariato parole di grande riconoscenza...
“E questo vale anche per l’opinione pubblica: sappiamo che i volontari sono amati da tutti e che nessuno ignora l’importanza di quello che fanno. Il problema è accorciare la forbice tra questa consapevolezza e il supporto reale che gli attori istituzionali riservano a un comparto socioeconomico essenziale per il nostro Paese. Perché Terzo settore non significa “buona volontà”. Significa un mondo che guarda all’economia con criteri diversi. Migliori, secondo noi, e sostenibili”.
E oggi il Terzo settore come sta?
“Siamo usciti dalla pandemia meglio di altri e addirittura in crescita, si sa. Per la nostra capacità di resilienza e di fare rete. Ma non bisogna generalizzare, quel ritratto riguarda le realtà più grandi o comunque strutturate. Il piccolo associazionismo ha sofferto e soffre eccome”.
I punti più critici?
“Per esempio i piccoli pagano la crisi energetica assai più di altri, per i quali è comunque pesantissima nonostante le loro spalle più larghe. La bolletta quadruplicata in Rsa, centri diurni, comunità per fragili, ma anche palestre, centri culturali, piscine non è una mazzata solo per chi quelle strutture le gestisce ma per chi ne fruisce: alla fine è il servizio a mancare. Ma non è solo questo. Per molti di loro, che poi sono quelli più a stretto contatto con la vita del territorio proprio per la loro capillarità, è dura anche iscriversi al Registro unico del Terzo settore come previsto dalla Riforma, che pure contiene tante positività però richiede adempimenti formali e capacità organizzative non scontate. Ma questo è appunto ciò che dicevo prima: la traduzione in pratica della Riforma deve essere inclusiva, e questo significa che bisogna trovare il modo per aiutare anche l’ultimo a non restare indietro”.
Veniamo da Draghi, stimato da tutti, a cui il mondo del Terzo settore non ha tuttavia risparmiato anche critiche. Qual è la vostra sensazione dopo le prime settimane di Meloni?
“Quel Governo ha avuto una visione parziale del Terzo settore, intesa più come volontariato che come comparto socio-economico di rilievo. Ora mi pare che si stia partendo con una serie di contraddizioni. Colgo segni preoccupanti, come sul tema dei migranti ma anche sul reddito di cittadinanza. Ma è vero che ci sono anche segnali in direzione opposta, per esempio negli incontri che abbiamo avuto con la viceministra Maria Teresa Bellucci e con la ministra Alessandra Locatelli abbiamo riscontrato una disponibilità ad aprire tavoli di lavoro comuni sui loro temi di competenza. C’è apertura al confronto e alla conoscenza. È un buon inizio, sotto questo aspetto”.
Dunque peccato che?
“Peccato che i primi segnali concreti sulla povertà, che oggi è l’emergenza numero uno, siano perlomeno equivoci. La povertà diffusa non è una opinione, è un fatto a cui occorre rispondere con fatti. Quindi anche con il reddito di cittadinanza. Che andrebbe migliorato, allargandone anzi la base, non cancellato. Noi, proprio per non inseguire la cronaca spicciola nelle sue ondate emotive, abbiamo costruito come Forum una agenda della solidarietà: il governo ci sta mettendo la stessa attenzione?”
Qual è la vostra richiesta?
“In fondo è abbastanza semplice: meno dichiarazioni e più tavoli di lavoro. Vogliamo essere coinvolti: non nell’interesse nostro, in quello del Paese. E poi un aiuto per sopravvivere: contributi sull’energia per tutto il 2023 e un fondo speciale per il Terzo settore, cui attingere in caso di emergenza. Aggiungo solo una domanda io: ma perché il Terzo settore deve sempre chiederli col piattino i vari sostegni e ristori che agli altri vengono elargiti in automatico?”.










