di Massimo Gaggi
Corriere della Sera, 26 agosto 2022
Uno studio dei ricercatori della Federal Reserve di New York certifica che nel Nord Est americano almeno il 20% dei dipendenti dei servizi lavora in remoto. Percentuale che sale oltre quota 50 nei servizi professionali, nella finanza e negli affari. Gli analisti del Banca centrale ritengono che il fenomeno vada considerato permanente, convinti che l’era del lavoro svolto tutto in ufficio sia definitivamente tramontata.
Negli Stati Uniti l’allarme Covid è molto ridimensionato: ristoranti e stadi pieni, boom dei viaggi, aerei che decollano col tutto esaurito. Unica eccezione: gli uffici mezzi vuoti. Chi sosteneva che i mutamenti nel mercato del lavoro indotti dalla pandemia sarebbero stati solo temporanei, che, finite le grandi paure e i sussidi pubblici, tutto sarebbe tornato come prima, rivede i suoi giudizi. A fare notizia è soprattutto la Apple: giudicando la presenza fisica e “la collaborazione interpersonale diretta essenziale per la nostra cultura”, il capoazienda Tim Cook ha chiesto ai suoi dipendenti di tornare al lavoro nella sede appena costruita a Cupertino, per tre giorni a settimana dopo la festa del Labor Day (5 settembre). In tanti non l’hanno presa bene: Apple Together — un’organizzazione informale interna, non un vero sindacato — sta facendo circolare una petizione nella quale si contesta la disposizione dell’azienda alla quale viene chiesta più flessibilità. La volontà di non tornare a lavorare in sede (o di tornarci per meno di tre giorni) viene giustificata con argomenti di tutti i tipi: “disabilità anche occulte, problemi familiari, questioni di salute e di sicurezza, difficoltà ambientali o finanziarie”.
Quello della Apple non è un caso isolato: da un capo all’altro dell’America molti grattacieli di uffici restano semideserti nonostante i leader più carismatici delle imprese americane abbiano chiesto il ritorno generalizzato al lavoro in presenza: basta con il “pseudo ufficio remoto” ruggisce Elon Musk mentre per Jamie Dimon, capo della Chase, la maggiore banca americana, solo la presenza fisica sul luogo di lavoro garantisce carriere di successo, stimola la creatività facendo nascere nuove idee dal dialogo. Ma ora uno studio dei ricercatori della Federal Reserve di New York certifica che nel Nord Est americano almeno il 20% dei dipendenti dei servizi lavora in remoto. Percentuale che sale oltre quota 50 nei servizi professionali, nella finanza e negli affari. Gli analisti del Banca centrale ritengono che il fenomeno vada considerato permanente, convinti che l’era del lavoro svolto tutto in ufficio sia definitivamente tramontata. È la prima conseguenza della pandemia sul lavoro certificata in modo abbastanza chiaro: probabilmente non l’ultima, vista la perdurante difficoltà a trovare manodopera non solo negli Usa, ma anche in Paesi con elevati tassi di disoccupazione elevati.










