di Vittorio Agnoletto*
Il Dubbio, 19 aprile 2021
Non è soltanto questione di giustizia ma di salute. Big Pharma ha usufruito di molto denaro pubblico per la ricerca. La diffusione del virus Covid-19 ha prodotto, ad oggi, oltre 138 milioni di casi d'infezione nel mondo e 2,9 milioni di decessi.
Se in alcune zone del Pianeta non saranno disponibili i vaccini, forte sarà il rischio che si sviluppino delle varianti del virus maggiormente aggressive che non avrebbero difficoltà ad arrivare anche in Europa dove potrebbero risultare resistenti ai vaccini. La disponibilità universale del vaccino, non è quindi "solo" un elemento di giustizia, ma è un elemento di tutela per la salute di ciascuno di noi.
I percorsi vaccinali sono in crisi a causa della scarsità dei rifornimenti disponibili. Per vaccinare almeno il 70% dei cittadini di tutto il mondo occorrono circa 11 miliardi e mezzo di dosi, la maggior parte dei vaccini, infatti, richiede anche una seconda somministrazione. La piattaforma dell'Oms, Covax, finora è riuscita a distribuire ai Paesi più poveri solo 38 milioni di dosi e l'obiettivo, già ampiamente insufficiente, di fornirne almeno 2 miliardi entro il 2021 appare ormai irraggiungibile.
Questa situazione è dovuta all'esclusività nel possesso del brevetto per vent'anni, garantito alle multinazionali farmaceutiche dagli accordi Trips sulla proprietà intellettuale, approvati dal Wto l'Organizzazione mondiale del commercio, che permettono ai detentori del brevetto di decidere come, quanto, dove produrre, con chi stabilire accordi commerciali e quale prezzo imporre. Tutto questo nonostante le aziende farmaceutiche abbiano beneficiato di ingenti investimenti pubblici da parte dei nostri governi.
Sudafrica e India, con l'appoggio di un centinaio di Paesi, hanno proposto al Wto la sospensione dei brevetti per tutta la durata della pandemia, la socializzazione delle conoscenze e un risarcimento alle aziende detentrici del brevetto, ma Usa, Uk, Ue, Australia, Singapore, Svizzera, Giappone e il Brasile di Bolsonaro si sono opposti. Il 15 aprile più di cento capi o ex capi di stato e primi ministri, tra i quali Romano Prodi e premi Nobel hanno rivolto un appello al presidente, Joe Biden, affinché gli Usa appoggino la proposta di India e Sudafrica; un appello importante ma che alcuni sottoscrittori dovrebbero rivolgere prima di tutto al proprio Paese.
L'altro percorso possibile è il ricorso alle "licenze obbligatorie", previste dagli accordi Trips (Art 31 comma b) che consentono agli Stati, in una situazione d'emergenza sanitaria, di difficoltà economica e in mancanza di un accordo con le aziende farmaceutiche sui prezzi e la quantità di vaccini disponibili, di produrre direttamente i vaccini salva-vita scavalcando i brevetti. Il tutto riconoscendo comunque un giusto compenso ai detentori del brevetto.
Nel paragrafo 4 della Dichiarazione di Doha, adottata dalla Conferenza ministeriale dell'Omc il 14 novembre 2001, i governi hanno dichiarato: "Siamo d'accordo che l'accordo Trips non impedisce e non deve impedire ai membri (i vari Paesi, ndr) di adottare misure per proteggere la salute pubblica. ..... l'Accordo (Trips, ndr) può e deve essere interpretato e attuato in modo da supportare il diritto dei membri dell'Omc di proteggere la salute pubblica e, in particolare, di promuovere l'accesso ai farmaci per tutti".
Ogni nazione ha recepito questo principio nel suo ordinamento seppure in modo differente: ad es. in Francia il ricorso alla licenza obbligatoria potrebbe essere automatico, in Italia sarebbe necessario un voto parlamentare per rimuovere le restrizioni inserite a suo tempo dal nostro legislatore, ma si tratterebbe di un passaggio veloce, in sintonia con la legislazione internazionale. È solo questione di volontà politica. La necessità di una licenza obbligatoria è particolarmente evidente quando non vi sia alcun trattamento alternativo in commercio.
I Paesi più poveri, che non dispongono della tecnologia necessaria per produrre i vaccini, possono fare ricorso all'"Importazione parallela", l'altra clausola di salvaguardia degli accordi Trips, nella quale è previsto che una nazione, che si trovi nella situazione sopra descritta, abbia la possibilità di acquistare a costo di produzione il vaccino da un Paese che abbia fatto ricorso alla licenza obbligatoria e che, solo in simile caso, avrà la possibilità di venderlo al di fuori dei propri confini. Tutti gli ordinamenti moderni prevedono che il diritto di Vita prevalga sulla Proprietà. Il giurista Luigi Ferraioli ricorda che la nostra Costituzione (art. 42, comma terzo) prevede che la proprietà privata (e quindi anche la proprietà intellettuale) possa essere espropriata in caso d'interesse nazionale e pubblica necessità.
Liberate dai brevetti, ogni azienda pubblica e privata, dotata di capacità tecnologica sufficiente, potrebbe da subito produrre i vaccini; gli Stati potrebbero finanziare una riconversione produttiva di altre aziende e anche l'Oms, come dichiarato, potrebbe coordinare uno sforzo globale in questa direzione chiedendo ai vari Paesi di utilizzare a questo scopo i soldi risparmiati sui prezzi dei vaccini. Questi sono gli obiettivi della petizione europea "Diritto alla cura. Nessun profitto sulla pandemia". https://noprofitonpandemic.eu/it; se riusciremo a raccogliere un milione di firme la Commissione europea, secondo i regolamenti dell'Ue, sarà obbligata a sottoporre le nostre proposte al Parlamento e al Consiglio Europeo. È necessario un solo minuto per firmare e per cercare di sottrarre il destino di 7,8 miliardi di persone agli interessi di un pugno di consigli di amministrazione.
*Medico e docente di "Globalizzazione e politiche della salute" all'Università degli Studi di Milano











