di Natascia Festa
Corriere del Mezzogiorno, 7 febbraio 2025
Una prima napoletana con due napoletani di ritorno è un altro regalo di AstraDoc Viaggio nel cinema del reale. Stasera, nella storica sala di via Mezzocannone, la rassegna propone Qui è altrove: Buchi nella realtà, documentario che racconta la sfida vinta dalla Compagnia della Fortezza la quale con il teatro testimonia che un altro carcere è possibile. I due napoletani sono il regista del film Gianfranco Pannone e il fondatore della compagnia Armando Punzo. Prima della proiezione una “intro” con gli artisti e Antonio Borrelli (Arci Movie, curatore della rassegna), Cinzia de Felice, direttrice organizzativa della compagnia, moderati da Francesca Saturnino. Quello di Volterra è un caso di scuola lungo 35 anni. Nell’istituto di detenzione all’interno della Fortezza Medicea, la compagnia teatrale fondata da Punzo, ogni anno allestisce uno spettacolo. E più di recente, con altri istituti di pena, anima il progetto Per Aspera ad Astra, promosso da Acri e sostenuto da dodici Fondazioni di origine bancaria. “Per più di due settimane - racconta Pannone - ho con la macchina da presa le prove di Atlantis cap. 1 - La permanenza, compresa la masterclass con altri registi provenienti da diverse esperienze di teatrocarcere. Ho scelto di non fare interviste, di non narrare esplicitamente nulla e di lasciare sullo sfondo le storie dei detenuti, privilegiando il flusso delle immagini. Man mano che il film va avanti, infatti, il lavoro si fa sempre più corale: allievi, registi, operatori della struttura diventano una vera comunità di persone fuori dai ruoli”. È un’opera (anche) estetica di cinema sul teatro. “Sì, di documentari e film sulla detenzione ce ne sono di ottimi, penso a Cesare deve morire dei Taviani e al lavoro giornalistico di Iannaccone proprio su Volterra. Io ho tentato un’altra strada: un film-flusso in cui, come diceva Rossellini, non dimostro, ma mostro”. Il titolo è già un’operazione teatrale, di spostamento. “All’inizio - continua - era Qui e altrove, con la congiunzione, poi girando ho pensato che il verbo avrebbe reso meglio il senso dell’utopia che stavo filmando e nella quale mi ero immerso. Il teatro è un linguaggio che offre la possibilità di oltrepassare le sbarre, non solo all’interno dei penitenziari, ma anche dentro di noi. Offre l’altrove rispetto all’insostenibilità di certe situazioni. Sappiamo bene, infatseguito ti, che, al netto di Volterra, realtà piccola e gestibile, le carceri italiane, Poggioreale compreso, l’anno scorso hanno registrato almeno 90 suicidi”. Una tragedia. “Il teatro, come dice Punzo, “non salva” ma offre un altrove appunto. È una zona franca, un laboratorio permanente. Finite le prove, c’è chi torna a casa e chi in cella, ma durante lo spettacolo sono tutti attori”.
Dal canto suo, Punzo, aggiunge: “All’inizio forse nessuno avrebbe scommesso sul teatro in carcere. Eppure è evidente a tutti che dalla nostra postazione, attraverso un agire prettamente artistico, trascendiamo il carcere reale per parlare dei limiti e della prigione più ampia in cui tutti siamo rinchiusi. Ne Il Principio Speranza, Ernst Bloch ha parlato di utopia concreta, del sogno davanti a noi che intravediamo e a cui lavorare giorno dopo giorno per realizzarlo. Ha proposto una filosofia che si oppone a una visione distopica, a una fuga dalla realtà, per arrivare a celebrare con forza le potenzialità dell’essere umano. Ho riconosciuto in questa visione l’idea di teatro mia e delle compagnie che fanno oggi parte del progetto Per aspera ad Astra. Trovo straordinario che il film di Pannone, Qui è altrove, provi a darne precisa e poetica testimonianza. Ringrazio Acri e le Fondazioni di origine bancaria che sostenendo il progetto con convinzione si inseriscono con noi nel dibattito attuale sulla funzione dell’arte”. Il documentario ha aperto la 65a edizione del Festival Dei Popoli ed è prodotto da Bartlebyfilm e Aura Film con Rsi.











