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di Giusi Fasano

Corriere della Sera, 8 giugno 2026

Aveva 49 anni e morì nei campi. Da allora si disse basta sfruttamento e caporalato. Ma la storia (purtroppo) si ripete. Paola Clemente aveva 49 anni. Il 13 luglio del 2015, mentre lavorava all’acinellatura dell’uva in un vigneto di Andria, nella sua Puglia, morì d’infarto. Il suo cuore non resse a un’altra giornata di troppa fatica nei campi. E la sua morte divenne un caso perché si scoprì che, alla fine, tutta quella fatica valeva 27 euro al giorno netti. Che diviso per 8-9 ore di lavoro più un paio del tragitto all’andata e altrettante al ritorno, facevano più o meno 2 euro l’ora. Scandalo. Indignazione. Promesse. Intervenne la magistratura; indagò la Commissione parlamentare d’inchiesta; alla fine del 2016 la sua storia ispirò l’approvazione della legge “per il contrasto al caporalato e al lavoro nero in agricoltura”; in sua memoria nacquero premi, canzoni, poesie, un cortometraggio. Intitolarono a lei la strada di Crispiano, il paesino in cui aveva abitato da ragazzina; si parò di lei a lungo nelle scuole, nei luoghi delle istituzioni e del lavoro.

Nel ricordarla ogni volta c’era una sola parola d’ordine: mai più caporalato. Un mai più che, come avviene praticamente sempre (e per ogni storia capace di scuotere la coscienza collettiva), è durato fino alla volta successiva... La strage di braccianti bruciati vivi in Calabria ci ricorda - semmai ce ne fosse bisogno - che, 10 anni dopo quella legge, i caporali, il lavoro nero, lo sfruttamento dei lavoratori, le paghe da miseria sono ancora qui; erbacce strappate, qualche volta, ma mai estirpate. Contro tutto questo servono misure più incisive e immediate? La ministra del Lavoro Calderone ieri ha risposto al Corriere che “abbiamo già potenziato l’Ispettorato nazionale del lavoro e i Nuclei ispettivi del lavoro dei carabinieri”, ha detto che per tutta l’estate ci sarà “un’attività di vigilanza straordinaria in agricoltura”, che, come nel 2025, anche quest’anno sono previste 10 mila ispezioni fra Calabria e Basilicata e che “utilizziamo le migliori tecnologie, compresi i droni”. Sulla carta sembra un piano d’attacco poderoso. 

Certo, nessuno si illude che dalla prossima stagione funzioni tutto a meraviglia, ma forse dalla strage in Calabria - e dall’attenzione politica e istituzionale che ne è scaturita - potrebbe nascere un germoglio di miglioramento. Per Paola, morta (dopo la sua morte) ogni notte che un camioncino carico degli ultimi fra gli ultimi è partito per qualche campo ricco di frutta o di ortaggi e povero di diritti.