di Marco Zatterin
La Stampa, 8 settembre 2019
L'ex Guardasigilli del governo Monti: per una giustizia efficace più investimenti e tribunali specializzati. Una revisione del decreto Giustizia potrebbe generare qualche opportunità interessante. "Questo è un terreno dove le intese sono possibili", concede Paola Severino, avvocato e vicepresidente della Luiss.
Conversando a margine del Forum Ambrosetti, l'ex ministro argomenta che bisognerebbe investire più sulla giustizia, e chiede più tribunali specializzati per accelerare le decisioni nei settori economici. Davanti al rischio che il governo litighi sulla fine della prescrizione, spiega che sarebbe utile ragionare su "tempi predeterminati per l'esercizio dell'azione penale a seconda della gravità del reato". Il problema dei processi sono i mesi che diventano anni, generando rabbia e sfiducia.
Ma la Giustizia non deve essere ragione di scontri, auspica. "Se l'obiettivo è offrire una Giustizia più giusta ai cittadini, e più efficiente per le imprese - confessa - le convergenze si possono trovare. A cominciare dal discorso sui tempi dei processi, perché un onesto cittadino non deve pensare che i prepotenti sfruttano le lentezze della giustizia per avere la meglio".
A quali strumenti pensa?
"Alle forme di giustizia alternativa che si stanno rivelando efficaci. Ad esempio, l'arbitro per le controversie finanziarie e per quelle bancarie. E una figura che ha risolto una gran quantità di casi, dando ragione al cittadino nel 70-80% dei casi e in tempi rapidi: si parla di una media di meno di 300 giorni contro una media della giustizia ordinaria di 1.200-1.300. È una soluzione straordinaria ed efficace che deve essere allargata".
In che direzione?
"Il sistema assicurativo, per dirne una. Nel ripensare la riforma della giustizia, bisognerebbe occuparsi anche di questo".
Aggiungerebbe altro?
"Ampliare le forme di tribunali specializzati nel campo dell'economia. Il governo Monti ha esordito con le sezioni specializzate dei tribunali per le imprese. Nel primo periodo, siamo scesi sotto la media europea quanto a durata del procedimento. Questo, perché la controversia era stata esaminata da un giudice specializzato, più rapido ed esperto".
È una via per ripristinare la fiducia nell'economia?
"Una giustizia più prevedibile può contribuire ad un significativo aumento degli investimenti in Italia".
A proposito di investimenti. Tutto questo ha un costo, no?
"Certo. Bisogna assumere magistrati, creare centri di formazione e nuovi percorsi di studio per una classe di giuristi preparata alle sfide del futuro, come facciamo alla Luiss. Quando si investe nella Giustizia, non è mai denaro sprecato. Non lo è in termini sostanziali perché si garantisce il cittadino. E non lo è in termini economici perché si invogliano le imprese a impegnarsi in un Paese dove il sistema è efficiente, equilibrato e prevedibile".
Una questione su cui il governo può ballare è il regime della prescrizione in vigore da gennaio. Il Pd non è contento...
"È necessario identificare comunque una soluzione che metta in evidenza il fatto che la prescrizione nasce per controbilanciare il tema della obbligatorietà dell'esercizio dell'azione penale. Ora, i faldoni sui tavoli del giudice sono tanti e non tutti i processi possono trovare una soluzione in tempi ragionevoli. La riforma della prescrizione interviene a bilanciare un effetto in desiderato. Tuttavia, sarebbe delicato rinunciare all'azione penale obbligatoria".
E allora?
"Si potrebbe rendere più visibili i criteri che le procure più attente stanno elaborando per dare un ordine di trattazione ai processi. Poter fissare delle priorità creerebbe un bilanciamento cruciale per snellire il sistema. Questo metterebbe d'accordo tutti. Anche se si può fare di più".
A cosa pensa?
"Alla prescrizione riformata si potrebbe affiancare la definizione di tempi predeterminati per l'esercizio dell'azione penale a seconda della gravità del reato. Sarebbe cruciale. Soprattutto per stringere gli intervalli fra una fase e l'altra del giudizio, che sono la vera ragione dei ritardi, che nascono nella difficoltà di concordare il numero dei processi con il numero insufficiente dei giudici, dei cancellieri e dei segretari giudiziari".
Un terzo orizzonte di attrito per il governo sono le intercettazioni. Bonafede vorrebbe smontare la legge del Pd...
"L'equilibrio fra il diritto alla riservatezza e le esigenze investigative è difficile. È chiaro che a seconda della visione politica che si ha della Giustizia, questo confine si può spostare più a favore dell'una o dell'altra. Non so cosa abbia in mente il ministro, ma al di là di questo è una esigenza oggettiva quella di garantire il cittadino e la sua privacy, soprattutto se non è autore di un reato, ma diventa il tramite per acquisire informazioni in una inchiesta. Il tema è l'intercettabilità della persona terza. Occorre il giusto equilibrio".









