di Claudia Osmetti
Libero, 18 marzo 2022
Il format che anno scelto per la loro rubrica in combinata, “Attenti a quei due”, la dice tutta. Paolo Liguori e Piero Sansonetti lanciano il Riformista Tv, “un progetto garantista in un Paese giustizialista”. E pure lo slogan, a ben vedere, è di quelli azzeccati.
“Quando l’editore del Riformista, Alfredo Romeo, che è un imprenditore, mi ha chiamato, ho accettato subito, senza riserve”, racconta Liguori, che tra l’altro è anche il direttore editoriale del Tgcom24, l’oramai classica testa all-news di Mediaset, e di queste cose, cioè del mondo dell’informazione digitale, se ne intende.
È un canale web, il Riformista Tv: perché nell’era delle immagini, di Internet e dei social essere fuori dalla rete significa essere fuori dal mondo. “Il Riformista è un giornale garantista in distonia completa con tutti gli altri giornali”, continua Liguori, uno abituato a non guardare troppo all’etichetta e a non farsi problemi nel sostenere posizioni poco ortodosse rispetto alla narrazione che va per la maggiore. Dopotutto, l’ha dimostrato più di una volta. “E poi per crescere, oggi, una testata ha bisogno di una dimensione multimediale”.
Appunto. Il “canale” lo si trova nel www, per adesso ha un palinsesto di circa tre ore al giorno fatto di programmi live e on-demand che vanno dalle breaking-news (utilizziamo “un prodotto veloce e giovane nel linguaggio per dare in pochi minuti una sintesi dei fatti principali”, si legge sul sito), alla rassegna stampa a cura del deputato di Italia Viva Roberto Giachetti (un altro che, con la tessera del Partito radicale in tasca, ha fatto del garantismo un punto fermo di tutta la sua azione politica), al “contro Tg”, ossia a un mini notiziario che il sabato offre “quelle notizie non valorizzate o non raccontate Paolo Liguori a pieno dai telegiornali” tradizionali.
Cliccare per credere, insomma: basta un computer. Uno studio in cui prevale l’arancione (il colore del Riformista) e quel filo conduttore che lega tutti gli interventi, nessuno escluso, e che non può che essere così: “Tireremo sassate per scassare il sistema dell’informazione”, puntualizza Sansonetti. E allora forse sta tutto lì, in quel voler essere dalla parte degli ultimi, dei carcerati, dei massacrati da una giustizia che, in troppe occasioni, lo sappiamo fin troppo bene, giusta non lo è per niente. Oppure lo è solo a metà.
C’è Paolo Guzzanti, l’ex senatore di Forza Italia. C’è Angela Azzaro, che è vicedirettrice. C’è Aldo Torchiaro. La squadra è folta per questa “operazione integrata” (il copyright è, ancora, di Liguori) che ha un obiettivo e alla fine conta solo quello: raccontare i tribunali e quel che succede nelle corti italiane, cioè “parlare a chi governa i processi perché devono cambiare le mentalità che ci sono alla base. Dobbiamo difendere i più deboli”.
In diretta (pardon, in streaming) si parte con la guerra in Ucraina, non poteva essere altrimenti. Ma anche qui Sansonetti e Liguori la vogliono trattare fuori dal coro. La loro parola d’ordine è il suo esatto contrario, la pace: “Siamo contro la tendenza di una stampa omologata: ci stiamo dimenticando, i giornali lo stanno facendo, che nei conflitti la gente muore. Ecco”, chiosa Liguori, “noi ci siamo per ricordare questo. Siamo rimasti in pochissimi a non voler mandare le armi a Kiev”. Il resto è fatto di contenuti video, commenti (“graffianti”, promettono), idee, fatti in prese in diretta. “Da venticinque anni a questa parte, ma forse pure da qualcosina in più, lo Stato di diritto, in Italia, è ferito a morte”, conclude Sansonetti, “noi vogliamo ristabilirlo. Siamo garantisti, liberali e socialisti”.











