di Vincenzo Nigro
La Repubblica, 22 ottobre 2020
Bergoglio aveva ricordato per la prima volta il caso dei diciotto marinai sequestrati il 1° settembre al largo della Cirenaica domenica scorsa in piazza San Pietro. Ma le autorità dell'Est della Libia hanno fatto sapere che i pescatori non verranno rilasciati se non in cambio di quattro calciatori libici condannati in Italia
Papa Francesco ieri mattina alle 7 ha accolto i familiari dei pescatori di Mazara del Vallo che dal 1° settembre sono stati arrestati in Libia dalla milizia del generale Khalifa Haftar. Il papa aveva ricordato per la prima volta il caso dei diciotto marittimi italiani, tunisini, senegalesi e indonesiani nell'Angelus di domenica scorsa in piazza San Pietro. E oggi di buon mattino le sei donne e i due uomini di Mazara che da ben 30 giorni hanno montato le loro tende in piazza Montecitorio - ogni notte, quattro di loro dormono in strada - sono stati accolti in Vaticano.
"Aspettiamo una buona notizia. Abbiamo ringraziato il Papa per la sua preghiera di domenica, per noi e per i nostri pescatori. Purtroppo, a causa del Covid, non ci siamo potuti avvicinare a Sua Santità ma le sue parole ci hanno dato speranza". Sono i due armatori dei due pescherecci sequestrati in Libia, Leonardo Gancitano e Marco Marrone, assieme a 4 familiari ad essere entrato sono entrati a Santa Marta. L'incontro ha dato speranza ai familiari: "Aspettiamo una buona notizia e la nostra sensazione è che possa arrivare da un momento all'altro. Finché non vediamo tornare le nostre barche siamo con il cuore spezzato, e rimarremo a Roma. Oggi sono 31 giorni che siamo davanti a Montecitorio, aspettiamo questa settimana per vedere se ci saranno novità. Sicuramente noi non andremo via da Roma fin quando i nostri pescatori e i nostri pescherecci non saranno liberati".
"Siamo entusiasti dell'incontro con il pontefice, è una grandissima emozione e soprattutto ci dà un'incredibile speranza", dicevano ieri notte in piazza la moglie e la madre dei pescatori. Sui due pescherecci "Medinea" e "Antartide" bloccati il 1° settembre c'erano otto cittadini italiani, sei tunisini, due senegalesi e due indonesiani. Erano tutti impegnati nella pesca del gambero rosso al largo delle coste di Bengasi, nella Libia orientale, la Cirenaica. In un primo momento tutti i pescatori sono stati trasferiti in un edificio nel carcere di El Kuefia, a 15 km a sud est da Bengasi. Poi gli italiani erano rimasti soli, mentre gli altri erano stati fatti entrare nelle celle con i criminali comuni libici. Dopo alcuni giorni, i capi della milizia di Haftar hanno riunito ancora una volta italiani e stranieri.
In questi giorni le autorità dell'Est della Libia hanno fatto sapere che i pescatori non verranno rilasciati se non in cambio della liberazione di quattro calciatori libici, condannati in Italia a 30 anni di carcere. I quattro sono detenuti in Sicilia in quanto condannati per essere stati tra gli scafisti della cosiddetta "Strage di Ferragosto" in cui morirono 49 migranti, asfissiati nella stiva di un'imbarcazione. Uno scambio impossibile, fra carcerati condannati da un sistema giudiziario e pescatori bloccati da una milizia non riconosciuta dalla comunità internazionale.










