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di Gian Guido Vecchi

 

Corriere della Sera, 26 dicembre 2019

 

"Ci sono tenebre nei cuori umani, ma più grande è la luce di Cristo" ha detto il Pontefice dalla loggia centrale della Basilica di San Pietro per la tradizionale benedizione "Urbi et Orbi". "Ci sono tenebre nei cuori umani, ma più grande è la luce di Cristo. Ci sono tenebre nelle relazioni personali, familiari, sociali, ma più grande è la luce di Cristo. Ci sono tenebre nei conflitti economici, geopolitici ed ecologici, ma più grande è la luce di Cristo".

A mezzogiorno Francesco si affaccia alla loggia centrale della Basilica di San Pietro e, prima della benedizione "Urbi et Orbi", rivolge "alla città e al mondo" il messaggio tradizionale del giorno di Natale.

I bambini - A cominciare dai più piccoli, "Cristo sia luce per i tanti bambini che patiscono la guerra e i conflitti in Medio Oriente e in vari Paesi del mondo", il Papa ripercorre i dolori del pianeta, guerre, povertà, solitudini, migrazioni: "L'Emmanuele sia luce per tutta l'umanità ferita. Sciolga il nostro cuore spesso indurito ed egoista e ci renda strumenti del suo amore. Attraverso i nostri poveri volti, doni il suo sorriso ai bambini di tutto il mondo: a quelli abbandonati e a quelli che hanno subito violenze. Attraverso le nostre deboli braccia, vesta i poveri che non hanno di che coprirsi, dia il pane agli affamati, curi gli infermi. Per la nostra fragile compagnia, sia vicino alle persone anziane e a quelle sole, ai migranti e agli emarginati. In questo giorno di festa, doni a tutti la sua tenerezza e rischiari le tenebre di questo mondo".

Le guerre in Medio Oriente - Come ogni anno, l'elenco è lungo e le situazioni di confitto ricorrenti, Medio Oriente in testa: "Cristo sia conforto per l'amato popolo siriano che ancora non vede la fine delle ostilità che hanno lacerato il Paese in questo decennio. Scuota le coscienze degli uomini di buona volontà.

Ispiri i governanti e la comunità internazionale a trovare soluzioni che garantiscano la sicurezza e la convivenza pacifica dei popoli della regione e ponga fine alle loro sofferenze", scandisce Francesco.

"Sia sostegno per il popolo libanese, perché possa uscire dall'attuale crisi e riscopra la sua vocazione ad essere un messaggio di libertà e di armoniosa coesistenza per tutti. Il Signore Gesù sia luce per la Terra Santa dov'Egli è nato, Salvatore dell'uomo, e dove continua l'attesa di tanti che, pur nella fatica ma senza sfiduciarsi, aspettano giorni di pace, di sicurezza e di prosperità. Sia consolazione per l'Iraq, attraversato da tensioni sociali, e per lo Yemen, provato da una grave crisi umanitaria".

I sommovimenti in Sud America - Bergoglio ricorda poi il periodo difficile che sta attraversando il continente americano, la sua terra, "in cui diverse Nazioni stanno attraversando una stagione di sommovimenti sociali e politici", ed in particolare prega perché "il piccolo Bambino di Betlemme rinfranchi il caro popolo venezuelano, lungamente provato da tensioni politiche e sociali e non gli faccia mancare l'aiuto di cui abbisogna. Benedica gli sforzi di quanti si stanno prodigando per favorire la giustizia e la riconciliazione e si adoperano per superare le varie crisi e le tante forme di povertà che offendono la dignità di ogni persona".

E ancora, dice, "sia luce, il Redentore del mondo, per la cara Ucraina, che ambisce a soluzioni concrete per una pace duratura". Un passaggio è riservato al continente africano: "Il Signore che è nato sia luce per i popoli dell'Africa, dove perdurano situazioni sociali e politiche che spesso costringono le persone ad emigrare, privandole di una casa e di una famiglia.

Sia pace per la popolazione che vive nelle regioni orientali della Repubblica Democratica del Congo, martoriata da persistenti conflitti. Sia conforto per quanti patiscono a causa delle violenze, delle calamità naturali o delle emergenze sanitarie. Sia conforto a quanti sono perseguitati a causa della loro fede religiosa, specialmente i missionari e i fedeli rapiti, e a quanti cadono vittime di attacchi da parte di gruppi estremisti, soprattutto in Burkina Faso, Mali, Niger e Nigeria".

"I muri di indifferenza" - Nella loggia centrale della Basilica, accanto al Papa, ci sono anche i cardinali Renato Raffaele Martino, presidente emerito del pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e del pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti, e Konrad Krajewski, l'Elemosiniere del pontefice. Alla fine del suo messaggio, Francesco ritorna sulla tragedia planetaria delle migrazioni forzate, con parole che richiamano ciò che ha detto pochi giorni fa nel ricevere, in Vaticano, alcuni profughi portati da Krajewski a Roma dal campo Moria dell'isola di Lesbo: "Il Figlio di Dio, disceso dal Cielo sulla terra, sia difesa e sostegno per quanti, a causa di queste ed altre ingiustizie, devono emigrare nella speranza di una vita sicura.

È l'ingiustizia che li obbliga ad attraversare deserti e mari, trasformati in cimiteri. È l'ingiustizia che li costringe a subire abusi indicibili, schiavitù di ogni tipo e torture in campi di detenzione disumani. È l'ingiustizia che li respinge da luoghi dove potrebbero avere la speranza di una vita degna e fa loro trovare muri di indifferenza".