di Natalia Distefano
Corriere della Sera, 15 agosto 2025
Lo scorso luglio il velista pescarese, affetto da una grave patologia oncologica, è stato assolto dall’accusa di traffico internazionale di droga. Al suo arrivo lo sfogo: “Ho tentato il suicidio, poi ho deciso di curarmi da solo”. Prima le lacrime di commozione e poi la gioia incontenibile per essere riuscito a “baciare di nuovo la terra italiana” per Carlo D’Attanasio, il velista pescarese accusato di traffico internazionale di stupefacenti e assolto a fine luglio dalla Corte d’Appello della Papua Nuova Guinea dopo cinque anni di detenzione.
Ricoverato al policlinico Umberto I - Lo skipper, affetto da una grave patologia oncologica, poco dopo le 8 è arrivato a Fiumicino con un volo di linea da Singapore, assistito durante il viaggio da un’equipe medica. Ad accoglierlo il suo avvocato Mario Antinucci. Ora sarà ricoverato nel reparto oncologico del Policlinico Umberto I di Roma.
D’Attanasio: “Ho tentato il suicidio” - “Ce l’ho fatta!”, le sue prime parole non appena arrivato in Italia. “Alla fine ho ottenuto quello per cui abbiamo lottato e sono stato assolto con la formula piena. Arrivare a questo è stata però davvero dura. Ho rischiato di morire tante volte”, ha raccontato D’Attanasio. Il velista si è sfogato, ricordando gli anni della detenzione in Papua Nuova Guinea: “All’inizio sono stato completamente abbandonato a me stesso; ho tentato il suicidio ma oggi sono qui a raccontare questa lunga vicissitudine. Adesso sono felicissimo”. Ha riferito di essersi curato da solo - è affetto da una patologia oncologica al quarto stadio - e di aver utilizzato diversi trattamenti sperimentali altrimenti sarebbe morto. “Lì non ho ricevuto alcun tipo di trattamento. Il problema fisico è quello che mi ha distrutto di più perché mentalmente sono forte”.
Il suo legale: “È innocente, assolto con formula piena” - Dal legale è arrivata poi la precisazione: “Carlo D’Attanasio è tornato in Italia perché è stato assolto con formula piena e immediatamente rimesso in libertà perché il fatto non sussiste. Carlo D’Attanasio ha speso 5 anni di vita in quell’inferno per non aver commesso nulla. È una persona innocente, è una persona onesta, perbene e lo ha dimostrato con le prime dichiarazioni: non ha infatti alcuna acrimonia nei confronti di chi lo ha cannibalizzato”.











