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di Adele Borghese

Il Dubbio, 2 marzo 2026

Nel 2024 il Parlamento francese ha costituito una commissione d’inchiesta su adolescenti e social che ha prodotto un rapporto molto interessante: “Rapport de la Commission d’enquête sur l’impact de l’exposition des jeunes aux écrans et aux réseaux sociaux”. Il rapporto parte da una premessa: “L’esposizione precoce e massiva dei minori alle piattaforme sociali costituisce un rischio per la loro salute fisica, psichica e per il loro sviluppo cognitivo”. Il documento precisa subito che non si tratta semplicemente di cattive abitudini educative o di mancanza di vigilanza dei genitori: “I sistemi di raccomandazione automatica mirano a massimizzare il tempo di utilizzo e conducono i minori verso contenuti sempre più coinvolgenti, anche quando risultano dannosi”. La commissione, dopo le audizioni di medici e psicologi dello sviluppo, arriva a una conclusione netta: il problema non è soltanto l’uso, ma la struttura delle piattaforme.

Il meccanismo: ricompensa e dipendenza - Il rapporto descrive con precisione il funzionamento psicologico dei social. “Le piattaforme utilizzano meccanismi di rinforzo intermittente - notifiche, like, scorrimento infinito - che attivano i circuiti dopaminergici della ricompensa”. E aggiunge: “Nei minori tali sistemi favoriscono comportamenti di tipo additivo comparabili ad altre dipendenze comportamentali”. Il documento insiste su questo punto: il cervello infantile è particolarmente vulnerabile alle ricompense imprevedibili. “Il carattere imprevedibile della ricompensa mantiene l’utente in uno stato di attesa continua e favorisce il ritorno frequente alla piattaforma”. Non è dunque solo attrazione o curiosità: è un apprendimento neurobiologico.

Sonno e sviluppo cerebrale - Una parte molto ampia del rapporto riguarda il sonno, considerato decisivo per la crescita. “L’uso degli schermi nelle ore serali ritarda l’addormentamento e frammenta il sonno”. E nei minori: “La deprivazione di sonno interferisce con i processi di maturazione cerebrale”. Le conseguenze vengono elencate chiaramente: “Si osservano difficoltà di attenzione, diminuzione delle capacità di apprendimento e alterazioni della regolazione emotiva”. Il documento collega direttamente l’iperconnessione a problemi scolastici e comportamentali.

Socializzazione e sviluppo emotivo - Il rapporto entra anche nella psicologia dello sviluppo. “Le interazioni mediate dallo schermo non sostituiscono le interazioni reali nella costruzione delle competenze sociali”. E spiega: “L’apprendimento dell’empatia, della lettura delle emozioni e della gestione dei conflitti richiede interazioni dirette”. L’esposizione precoce modifica quindi la crescita sociale: “Un uso precoce limita l’acquisizione delle abilità socio-emotive”.

Le adolescenti - La commissione dedica una sezione specifica alle ragazze. “L’aumento dei disturbi psicologici associati ai social network riguarda soprattutto le ragazze adolescenti”. Il motivo viene individuato nella struttura dei social visivi: “Le piattaforme fondate sull’immagine espongono le adolescenti a una valutazione sociale permanente basata sull’apparenza fisica”. La conseguenza è una trasformazione del confronto tra pari: “Il confronto sociale diventa continuo, pubblico e quantificato attraverso like, commenti e numero di follower”. E questo ha effetti sull’identità: “L’esposizione continua al giudizio sociale altera la costruzione dell’autostima”.

Corpo e percezione di sé. “L’esposizione ripetuta a modelli corporei irrealistici altera la percezione del proprio corpo e favorisce insoddisfazione corporea”. Il punto decisivo è l’algoritmo: “Gli algoritmi raccomandano contenuti simili a quelli già consultati”. Quindi: “Si crea un rinforzo progressivo delle preoccupazioni relative al peso e all’aspetto fisico”. La commissione collega questo fenomeno a comportamenti alimentari problematici. Autolesionismo e imitazione Una delle parti più rilevanti del documento riguarda l’effetto imitativo”. La diffusione di contenuti riguardanti autolesionismo e sofferenza psicologica può avere un effetto imitativo tra adolescenti vulnerabili”. Il testo prosegue: “I sistemi di raccomandazione possono orientare rapidamente un minore fragile verso contenuti depressivi o autolesivi”. E ancora: “I contenuti emotivamente intensi sono privilegiati perché generano maggiore coinvolgimento”. Il Parlamento francese sottolinea quindi un meccanismo economico: “La logica di massimizzazione del tempo di permanenza porta a privilegiare contenuti estremi”.

Perché proprio in adolescenza - La spiegazione fornita è neurobiologica. “L’adolescenza è caratterizzata da elevata sensibilità al giudizio sociale e immaturità dei sistemi di controllo”. In pratica: “La maturazione dei sistemi emotivi precede quella dei sistemi di regolazione”. Questo rende gli adolescenti particolarmente esposti: “L’impulsività e la reattività emotiva aumentano la vulnerabilità ai contenuti online”. I servizi sanitari francesi riferiscono: “Un aumento significativo delle richieste di cura psichiatrica tra le adolescenti”.

La conclusione del Parlamento - La commissione riassume così: “L’esposizione ai social network durante l’infanzia e la preadolescenza rappresenta un fattore di rischio sanitario”. E aggiunge: “Richiede misure di protezione pubblica”. Le proposte sono esplicite: età minima per i social, verifica reale dell’età, limitazione delle notifiche. responsabilità delle piattaforme. Il senso complessivo del documento è racchiuso in un passaggio finale: “I social network non possono essere considerati ambienti neutri per un cervello in sviluppo”. Per questo la Francia non li tratta più solo come questione educativa, ma come tutela dei minori: un ambito che, nelle intenzioni del Parlamento, appartiene ormai alla prevenzione sanitaria.