di Federico Cella
Corriere della Sera, 15 ottobre 2025
Terza tappa del progetto CampBus, a Milano: dopo Catania e Roma, nuovo appuntamento di educazione all’affettività. Mercoledì 15 ottobre, dalle ore 11, sarà possibile seguirlo sul sito del Corriere: un invito rivolto a studenti e studentesse, ai loro docenti e anche alle loro famiglie. A Catania, liceo classico (il Cutelli) c’era molta partecipazione, diversi ragazzi e ragazze si sono presentati con il libro Cara Giulia in mano, alcuni si sono commossi, molti hanno fatto domande a Gino Cecchettin. Una studentessa, la voce un po’ rotta dall’emozione, chiude: “Grazie per l’esempio che ci porta, la forza di darsi obiettivi per andare avanti, oltre il dolore e la rassegnazione. Ci spieghi come ha fatto, io ne ho bisogno, noi ne abbiamo bisogno”.
A Roma, istituto tecnico Galilei, utenza (come si dice) molto maschile. Fino a pochi minuti prima erano in assemblea autogestita sulla situazione in Palestina. Ascoltano in silenzio, in pochi scivolano nella distrazione: parlare di emozioni e sentimenti è una novità, a scuola poi… In molti alzano la mano: sono quelli che hanno deciso che di questo incontro speciale ne parleranno anche a casa. Poi all’improvviso interviene Maria, lo fa per sollecitare i colleghi maschi: “Non dovete avere paura a mostrare i vostri sentimenti, non è una vergogna piangere se stai soffrendo, non è un segno di debolezza, anzi: lo è di coraggio”. Applausi, tanti.
Gli incontri organizzati da CampBus con Gino Cecchettin e la Fondazione dedicata alla figlia Giulia, sono una “materia” nuova per tutti. Studenti e docenti. Un momento di riflessione, sulla cultura patriarcale, la gestione degli affetti, il senso delle relazioni basate sul rispetto. È un momento di formazione, della persona e dell’adulto di domani: quello che è il ruolo della scuola.
Il prossimo di questi incontri sarà al liceo Carducci di Milano, la terza tappa del viaggio di CampBus di quest’anno nelle secondarie superiori italiane.
Grazie alla disponibilità della scuola, l’intervento di Gino Cecchettin e il successivo dibattito con gli studenti e le studentesse - coadiuvato dalle riflessioni e i preziosi spunti della psicologa e psicoterapeuta Lara Pelagotti - saranno trasmessi sul sito del Corriere a questo link. Il giorno è il 15 di ottobre, l’orario - dalle ore 11.00 alle 13.00 - è stato scelto proprio per permettere a quante più classi di ogni scuola d’Italia di collegarsi tramite Lim (la lavagna interattiva che ha sostituito quelle di ardesia in quasi ogni scuola italiana), per seguire l’incontro dai banchi.
Per prenderne anche solo un pezzo, pur a distanza, e trasformarlo in un contenuto tanto nuovo quanto fondamentale, tra le materie curriculari. Quelle obbligatorie a scuola. Quando, in Italia - tra i pochi Paesi in Europa, insieme a Romania, Bulgaria e Ungheria - un’educazione all’affettività non è prevista dalle linee guida del ministero. Eppure di bisogno ce n’è, lo chiedono i ragazzi e le ragazze, lo chiedono anche le famiglie. Il 70% di quelle italiane, secondo una ricerca recente di Coop con Nomisma.











