di Mara Varoli
Gazzetta di Parma, 30 luglio 2025
Un detenuto italiano di 53 anni si è suicidato intorno alle 17.20, impiccandosi nel carcere di Parma. Ne ha dato notizia il Garante dei detenuti dell’Emilia-Romagna, Roberto Cavalieri. “L’uomo, un detenuto ad alta sicurezza per reati associativi - spiega - era in isolamento dal 2 maggio scorso per un motivo sanitario. Si è impiccato con l’elastico delle sue mutande. La stessa identica modalità con cui a Ferragosto dello scorso anno un cittadino di origine tunisina si suicidò a Parma, sempre in isolamento, nella cella 3, il detenuto di oggi è morto nella cella 4”. Si tratta del settimo suicidio in carcere in Emilia-Romagna dall’inizio dell’anno: 4 sono avvenuti a Modena, uno a Bologna, uno a Reggio Emilia e oggi, l’ultimo, a Parma.
Dopo essere stato in isolamento per motivi sanitari, osserva Cavalieri, “si era rifiutato di risalire in sezione: stando in isolamento si ha il vantaggio di stare soli in cella però, alla lunga l’isolamento non giova mai alla psiche, logora”. Il 53enne “che aveva un fine pena definitivo nel 2034 aveva avuto un gesto autolesionistico a metà giugno, quando aveva ingerito delle pile ed era sottoposto a sorveglianza passiva, ma non aveva un rischio suicidario. La Procura ha autorizzato il rilascio della salma ai familiari e non si farà l’autopsia”.
A giudizio del Garante dei detenuti dell’Emilia-Romagna, ancora, le due “sezioni Iride, a Parma meritano una grande riflessione perché i suicidi avvenuti negli ultimi due anni sono avvenuti in quelle sezioni. Quest’ultimo suicidio - puntualizza - non lo collego al sovraffollamento, al caldo, all’estate, non è questo il tema. Per queste persone che stanno molto tempo in isolamento in queste sezioni si alza il rischio di suicidio. È una cosa che sta nei numeri e nelle statistiche: c’è una gestione errata dei detenuti negli isolamenti. Tre mesi di isolamento sono una cosa che va oltre il senso della dignità delle persone”, conclude.











