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La Repubblica, 21 gennaio 2021

 

Michele Pepe, ritenuto personaggio di spicco della camorra, doveva finire di scontare una condanna a 16 anni. Sarebbe uscito nel 2034 dopo un periodo al 41 bis e uno in alta sicurezza. Viste le sue gravi condizioni di salute - era obeso, diabetico, cardiopatico e affetto da gravi problemi respiratori - era stato deciso il trasferimento dal carcere di Parma alla casa circondariale Lorusso e Cutugno di Torino, ma durante il trasferimento Pepe morì, a 48 anni. Secondo i suoi familiari quel viaggio non era da fare.

E così anche per il pm Fabrizio Pensa della Procura di Parma che ha chiesto e ottenuto dal Gup Mattia Fiorentini il rinvio a giudizio del medico di guardia al carcere di via Burla che aveva espresso il nulla osta al trasporto del detenuto. Il dottore, riporta la Gazzetta di Parma, dovrà rispondere di omicidio colposo.

I fatti risalgono al dicembre del 2018 quando fu deciso in ambulanza il trasporto a Torino il giorno dopo un ricovero all'ospedale di Parma per una crisi respiratoria. Il tragitto, questa la tesi dell'accusa, sarebbe stato fatale per l'uomo, anche per le condizioni in cui dovette affrontarlo. Quel tipo di ambulanza (o comunque la sua dotazione) infatti non gli avrebbe permesso di viaggiare nella posizione adeguata alle sue patologie: sarebbero mancati i sostegni per permettergli di stare seduto o semi-seduto come avrebbe dovuto.