di Valeria Ottolenghi
Gazzetta di Parma, 8 aprile 2026
Il 14 maggio l’incontro conclusivo. Al termine, scarpe in mano - segno speciale di questo spettacolo, simbolo di cambiamento - passi accennati di danza, azione scandita, tutti in proscenio al ritmo di “Walk on the wild Side” con una gioia speciale, il gusto della leggerezza dopo una grande impresa, quel tocco prezioso che in qualche modo attraversa tutto lo spettacolo, nel rigore la disponibilità a lasciar trapelare modi di essere, di sentire, che regalano immediatezza comunicativa anche a una delle maggiori opere tragiche.
Un testo d’indagine poliziesca dove chi cerca il colpevole dove infine arrendersi all’evidenza più sconvolgente, di essere lui il vero responsabile, lui l’assassino di suo padre Laio, lui lo sposo di Giocasta, sua madre, lui la causa del morbo che stava avvelenando la città, Tebe infettata dal male compiuto: l’”Edipo re” visto presso lo spazio teatrale del carcere di via Burla prende avvio con la morte di Eteocle e Polinice, quei figli/ fratelli che si erano uccisi combattendo uno contro l’altro, in duello per il potere. La maledizione continua. Ed è qui che inizia il vero racconto teatrale, quando tutto ormai è già avvenuto. La nascita di Edipo, il suo abbandono, l’adozione dei sovrani di Corinto, l’oracolo con quella profezia che ritorna più volte, “ucciderai tuo padre/ sposerai tua madre”. Ma corale è tutto lo spettacolo, nel dividersi le battute nell’agire in platea, nel ritrovarsi infine tutti a essere Edipo.
Sono oltre vent’anni che Carlo Ferrari e Franca Tragni di Progetti & Teatro sono impegnati all’interno degli Istituti Penitenziari di Parma, straordinari maestri guida e registi. Ma è questo un anno speciale: il debutto di “Edipo Re” è avvenuto all’interno dell’articolato progetto “Liberamente teatro. Un’evasione creativa”, un ricco programma che comprende spettacoli rivolti ai soli detenuti, tra questi il capolavoro di Marco Baliani, “Kohlhaas”, laboratori, e incontri che favoriscono il dialogo tra il carcere e la città, un percorso realizzato con il contributo del Comune di Parma, Fondazione Cariparma e il sostegno di Chiesi Farmaceutici e il patrocinio del Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere e di ANCT, Associazione Nazione dei Critici di Teatro, e la collaborazione del Sistema Bibliotecario del Comune di Parma.
E’ la peste il segnale rivelatore di un male più profondo, segreto, che provoca la morte a Tebe: si seguono i passaggi di Sofocle ma nella ricomposizione drammaturgica, nel lavoro degli interpreti, paiono in maggiore rilievo il conflitto tra potere politico e religioso (se Tiresia dice che il colpevole è Edipo si è forse accordato con Creonte?), il valore del tempo (basta un giorno per riconoscere il malvagio, lungo, indefinito, per l’uomo giusto), la dolente consapevolezza di Giocasta che non crede agli oracoli (ma, ironia tragica, intanto ne dà conferma) e che cerca di fermare quel figlio/ marito: meglio no, non andare avanti nella ricerca…”L’uomo vive in balia della sorte…”.
Sono le scarpe, non semplicemente indossate, a caratterizzare alcune singole figure, alti stivali per Creonte, legate a mo’ di corona per Giocasta, una maschile e l’altra femminile per Tiresia. E nella parte conclusiva si ritorna a quella sofferenza iniziale, inflitta alla nascita, i piedi forati, origine del nome, doloroso sempre il cammino… Ma: “Walk on the wild Side”! Grande teatro! Lunghi, lunghissimi gli applausi per gli interpreti, Alessandro, Eugenio, Franco, Gennaro, Giovanni, Giuseppe, Sabatino, molto, molto bravi tutti, tanti i complimenti, davvero meritati come sempre per Carlo & Franca.
Al debutto hanno portato i loro saluti, carichi di convinta partecipazione, il direttore del carcere, Tazio Bianchi, il Provveditore dell’Amministrazione Penitenziaria dell’Emilia Romagna e delle Marche Silvio Di Gregorio, l’Assessore al welfare del Comune Ettore Brianti e l’assessore Regionale alla Sanità Massimo Fabi. Tanti i ringraziamenti, in particolare agli educatori dell’area pedagogica e agli agenti della Polizia Penitenziaria, fondamentale la loro collaborazione. Il laboratorio è all’interno del Progetto Triennale Regionale “Territorio per il reinserimento, Emilia Romagna”, cofinanziato da Cassa delle Ammende. Giovedì 14 maggio si svolgerà l’incontro di chiusura del progetto “Liberamente teatro, un’evasione creativa”, come motivo di riflessione il rapporto tra teatro, università e carcere.











