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parmatoday.it, 13 febbraio 2025

Marco Boschini, presidente della VI Commissione: “Potenziamo la differenziata in carcere, oggi è al 20%. Risparmio di 80 mila euro all’anno e attivazione di tirocini per alcuni detenuti”. Nel corso del pomeriggio di mercoledì 12 febbraio si è svolta la VI commissione consiliare ‘Welfare, politiche abitative e del lavoro’ sul tema dell’emergenza in carcere, alla presenza del Vice Direttore dell’Istituto Penitenziario di Parma Andrea Romeo, dell’Assessore Ettore Brianti, la Garante comunale dei detenuti Veronica Valenti e il Garante regionale, Roberto Cavalieri.

Marco Boschini, presidente della VI Commissione, nella relazione introduttiva, ha tracciato un quadro della situazione che sta vivendo il penitenziario di via Burla. “Oggi i detenuti presenti a Parma sono 748, su una capienza ufficiale di 655 posti ed effettiva di 630. Quasi cento detenuti in più rispetto all’effettiva capacità di “accoglienza” della struttura, con un sovraffollamento di circa il 120% (l’anno scorso, in marzo, eravamo ad una percentuale del 108%). Il secondo dato ci restituisce una situazione critica per quanto riguarda il personale, con una carenza che si attesta a un -39% di ispettori, - 60% di sovrintendenti e - 4% di agenti della pianta organica prevista.

Infine, non certo per importanza e delicatezza. Tra il primo gennaio e il 31 dicembre 2024 il carcere di Parma ha registrato 3 suicidi, 44 tentativi di suicidio, atti di autolesionismo 315 (lesioni da taglio, ingestione volontaria di corpi estranei, inalazione gas, cucitura labbra…).

Se proviamo ad inserire questi dati nel contesto di una struttura con numerose criticità strutturali (celle fatiscenti, pochi spazi comuni all’aperto, scarsa attività riabilitativa e formativa), ci rendiamo conto di quanto sia assolutamente necessario mettere al centro dell’azione politica, a tutti i livelli istituzionali, un piano di riqualificazione strutturale del carcere che deve essere accompagnato a mio avviso da adeguate risorse per il personale, non solo nell’ottica di un potenziamento della forza in organico ma anche in percorsi di formazione e assistenza e supporto psicologico per un lavoro logorante (e lo dimostrano i tassi di suicidio anche in questo caso inaccettabili).

Serve, soprattutto, una progettualità condivisa che consenta all’istituzione carceraria di assolvere al suo compito principale, che è descritto perfettamente nell’Art. 27 della Costituzione: “La responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte”.

Occorre che il Comune di Parma faccia la propria parte, e a questo proposito lascio all’Assessore Brianti il compito di presentare ai commissari tutti gli interventi e gli investimenti che l’amministrazione sta portando avanti. È di questi giorni un piano di investimenti che la Regione intende adottare a favore di tutti gli istituti penitenziari delle varie provincie, con un intervento di oltre 2 milioni di euro per Parma.

Mi sia concesso un breve inciso rispetto ad una proposta avanzata dal sottoscritto ormai qualche mese fa. La percentuale di raccolta differenziata della comunità carceraria (detenuti, dipendenti) si aggira intorno al 20%, l’esatto contrario della percentuale della nostra città (che viaggia stabilmente da diversi anni oltre la soglia dell’80%). Questa percentuale può e deve essere ribaltata. Questo garantirebbe al carcere un risparmio annuo stimato di circa 80.000 euro, una riduzione della propria impronta ecologica, e consentirebbe di attivare tirocini formativi per alcuni detenuti nell’introduzione del servizio di racconta puntuale dei rifiuti in tutta la struttura. Sarebbe molto importante e utile uscire di qui con l’impegno a concretizzare nel corso dell’anno il progetto.

Un detenuto che, scontata la sua pena, esce dal carcere con una prospettiva concreta di reinserimento sociale (una casa, un lavoro) è una persona in meno che delinque. Tutti i dati ci restituiscono questa che non è un’opinione da buonisti, ma un dato di fatto. La recidiva crolla laddove si attivano percorsi formativi creando una connessione tra il dentro e il fuori, tra la comunità carceraria e la comunità più ampia di una città. Non è con gli slogan del gettare via la chiave o con l’inasprimento delle pene che si rende una società più sicura, ma sforzandosi tutti per il proprio pezzetto di responsabilità per consentire alle persone che commettono un reato, una volta conclusa la pena, di poter tornare al punto di partenza”.