di Christian Donelli
parmatoday.it, 9 maggio 2023
Intervista a Valerio Pappalardo e al comandante della penitenziaria Nicolino Di Michele: “Le aggressioni? Si, ci sono 15 detenuti problematici su 655 che girano tutti gli istituti e poi arrivano anche in via Burla”. “La situazione nel carcere di Parma è esplosiva”.
Lo dicono con forza i sindacati di polizia penitenziaria, lo ammettono il direttore del carcere Valerio Pappalardo e il comandante della penitenziaria Nicolino Di Michele. Lo si evince dai dati relativi ai detenuti. Più di 250 persone recluse hanno gravi patologie, una ventina di detenuti hanno addirittura più di 80 anni, molti si muovono solo grazie alla sedia a rotelle. Mentre il numero di agenti è ampiamente al di sotto di quelli richiesti anche i medici (in tutto una ventina per 655 detenuti), gli infermieri e il personale sanitario scarseggiano. In questo contesto nel penitenziario più grande di tutta la Regione proseguono le attività
“Se ci sono 200 malati hanno bisogno di essere curati ma se non abbiamo medici, infermieri e specialisti come li curiamo?”. Il direttore del carcere Valerio Pappalardo e il comandante della penitenziaria Nicolino Di Michele parlano delle criticità - ma anche dei punti di forza - del più grande penitenziario della Regione Emilia-Romagna, l’unico con una sezione di detenuti al 41 bis. “Oggi la gestione del personale è diventata incredibile, è più problematico gestire il personale piuttosto che i detenuti”.
I sindacati di polizia penitenziaria, che hanno protestato a fine marzo davanti al carcere, sottolineano la mancanza di circa 100 agenti e lamentano di dover effettuare i doppi turni (anche di 10 ore). Cosa pensa di questa situazione e quale crede sia lo strumento migliore per risolverla?
“Anche noi abbiamo subito le conseguenze del famigerato decreto Madia, che ha tagliato in modo considerevole il numero di organici di polizia, compresa quella penitenziaria. Parma vive una realtà più complessa rispetto a quella degli altri istituti anche per l’entrata a pieno regime di un nuovo padiglione, non presente nella pianta originale. Il numero di agenti, infatti, era calibrato sulla struttura senza il padiglione. All’inizio ha aperto una sola sezione su quattro con 50 detenuti. Con l’avvento del Covid sono state aperte anche le altre tre sezioni, per un totale di 200 detenuti. In questo nuovo padiglione ci sono 10 agenti mentre ne servirebbero 60. Già questo è un gap a monte.
Al di fuori del numero di agenti e assistenti (che sono nella norma) c’è una carenza di funzionari: innanzitutto c’è un solo dirigente mentre dovrebbero essercene quattro. Dovrebbero esserci 51 ispettori e invece sono solo 31, ne mancano 20. Per sopperire a questa mancanza vengono inserite figure di grado inferiore. Per quanto riguarda i sovrintendenti ne abbiamo 17 ma ce ne dovrebbero essere 75. Attendiamo nuovi rinforzi ma anche con i nuovi arrivi queste lacune non verranno colmate. La situazione è ben nota agli organi ministeriali. Esistono degli applicativi telematici che consentono di conoscere, in tempo reale, le forze presenti in tutti gli istituti penitenziari”
“Ultimamente siamo stati interessati - aggiunge il Comandante da una migrazione di agenti in altre strutture penitenziarie, ieri due sono andati al Gruppo Operativo Mobile (Gom) a Roma, tre hanno assunto servizio a Civitavecchia. Dei 15 nuovi ispettori arrivati dal corso 8 sono stati subito distaccati. Il lavoro aumenta (perchè aumentano i detenuti) mentre il personale diminuisce. Se vado via io al mio posto non c’è nessuno. Se il Direttore va via al suo posto non c’è nessuno. Quando si può andare avanti in questa situazione?”
Ogni tre mesi redigo una relazione al Direttore facendo luce sulle situazioni più gravi. La relazione viene sempre girata al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria che è quindi a conoscenza della situazione. A giugno ci sarà l’assegnazione del personale che esce dai nuovi corsi. In quel frangente c’è pero anche chi ha fatto richiesta di mobilità. Se arrivano 30 agenti e ne vanno via 35 siamo sempre sotto di 5. Non succede mai che se ne vanno via 35 ne arrivano 35. Ogni anno, in modo puntuale, perdiamo mediamente 4-5 agenti in ogni trasferimento.
I sindacati hanno ragione. Tra questi agenti una parte è destinata alla movimentazione dei detenuti, per i trasferimenti in Tribunale e per le visite. L’anno scorso ci sono state 2.700 traduzioni, ovvero circa al giorno. Il responsabile, che in questo caso sono io, stabilisce il numero di agenti per la scorta: come minimo devo metterne 3. Se porto via un 41 bis devo impiegare 7 agenti per un solo detenuto. Il Dap ci obbliga a fare i permessi di necessità per le abitazioni dei detenuti in modalità andata e ritorno. Ciò significa che se dobbiamo portare, per esempio, un detenuto a Catania in aereo per fargli fare 3 ore di permesso, poi lo dobbiamo portate indietro la sera. Ciò significa partire alle 4 del mattino e tornare alle 4 del mattino successivo in aereo: 5 uomini da Parma e 5 da Catania, oltre a 5 mila euro per ogni trasferimento. Non ci divertiamo a far fare 10 ore di lavoro ai colleghi, anche noi le facciamo. La situazione è esplosiva. Sa quanti permessi studio abbiamo noi? 94 colleghi che si prendono le 150 ore per laurearsi: 25 giorni in più delle ferie. È un diritto che nessuno mette in dubbio. E le ferie? Tutti hanno come minimo 35 giorni di ferie”
L’associazione Antigone, nel suo ultimo rapporto, parla di alcune celle senza riscaldamento, con muffa e infiltrazioni. Come sta intervenendo la Direzione Istituti Penitenziari di Parma per far fronte a queste criticità?
“Per il riscaldamento siamo riusciti a chiedere alla ditta cosa occorresse per ingegnerizzare tutto il sistema. Il motivo del malfunzionamento? L’impianto è vecchio, ha più 50 anni. Abbiamo però avuto un finanziamento coperto dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e l’impresa sta ultimando i lavori necessari per ammodernare la struttura. Per quanto riguarda l’umidità, secondo i rilievi del servizio di manutenzione ordinaria del fabbricato nei reparti As la situazione ambientale è decorosa. Anche il tasso di umidità è accettabile. Sugli altri reparti in cui sono state riscontrate situazioni di infiltrazioni i lavori per risolvere la situazione sono in itinere. Sono stati chiusi due reparti per realizzare i lavori. Il Dap ha tutto l’interesse di far si che i lavori procedano speditamente perchè tenere chiusi due reparti è un danno”
Dopo quasi due anni e mezzo alla direzione del carcere di via Burla quali sono secondo lei le criticità più forti e quali invece i progetti sociali più significativi?
“Abbiamo una forte interazione con l’assessore al Welfare Ettore Brianti e con il sindaco di Parma Michele Guerra per cercare di costruire delle opportunità all’esterno e per poter scommettere su qualche detenuto per lavori di pubblica utilità. Non è un percorso semplice: ci sono protocolli d’intesa da rispettare e va fatta una selezione dei detenuti più idonei.
Una delle criticità per esempio è l’eccessiva vocazione sanitaria di questo carcere. Abbiamo almeno 250 detenuti con patologie importanti e 20 persone che hanno più di 80 anni. Chi sta male inizia a manifestare segni di malumore e impazienza e potrebbe anche portare avanti atti di autolesionismo. Sono situazioni molto delicate da gestire. Se la vocazione sanitaria verrà incentivata dovremmo fare i conti con un’ulteriore carenza di figure sanitarie. Lo abbiamo scritto e lo abbiamo detto”
Ci sono molti detenuti sulla sedia a rotelle - aggiunge il Comandante - molti malati di tumore. Altri istituti li mandano a noi perché pensano che siamo in grado di curarli. Se ci sono 200 malati hanno bisogno di essere curati ma se non abbiamo medici, infermieri e specialisti come li curiamo? Il 70% dei medici (in totale sono una ventina) provengono dall’Africa e dall’Est Europa. Fare il medico in una struttura penitenziaria non è facile”
Poi c’è il problema delle aggressioni...
Parlando delle aggressioni diciamo che su un totale di 650 detenuti ci sono quei 15 che provocano problemi. Questi detenuti girano in tutti gli istituti e quando arrivano quì vanno gestiti. Pochi giorni fa un detenuto ha ingoiato un pezzo di plastica. Oggi la gestione del personale è diventata incredibile, è più problematico gestire il personale piuttosto che i detenuti. Gestire un personale carente e che ha tanti diritti diventa difficile. I detenuti sono meno complicati da gestire. L’anno scorso abbiamo salvato 12 detenuti che hanno tentato il suicidio. In quattro mesi ci sono stati tre detenuti deceduti per morte naturale. L’ultimo aveva 88 anni. Abbiamo 130 ergastolani e il più giovane ha 60 anni.
Dei 655 detenuti nel carcere di Parma quanti partecipano a progetti educativi e lavorativi e quali sono attualmente le attività che vengono svolte dai reclusi all’interno del penitenziario?
“All’interno del carcere vengono realizzati diversi progetti: la scuola di alfabetizzazione (elementare), scuola media, scuola alberghiera, catechesi, produzione miele, laboratorio riuso, Ristretti Orizzonti, tutoraggio Università, laboratorio didattico Sociologia, mensa Padre Lino (i detenuti fanno il pane e le ostie per tutte le chiese di Parma), rassegna cinematografica, cinema africano. Partecipano circa 230 detenuti ma sono attività che vengono svolte a rotazione. Mi sembra che con i problemi che si sono all’interno di questo carcere le attività che vengono fatte siano tante. Nonostante le difficoltà l’Amministrazione Penitenziaria ci chiede di fare tutto questo e riusciamo a farlo. A breve ci sarà una partita di calcio tra i detenuti e i dipendenti della Chiesi e dell’azienda Pizzarotti. I detenuti preparano pane, focacce e le ostie, ogni giorno. Non abbiamo nulla da nascondere. Il carcere è come un palazzo di vetro”
A che punto è l’iter per l’apertura delle due nuove sezioni destinate ad ospitare detenuti con problemi sanitari all’interno del carcere?
“Abbiamo chiuso due sezioni di media sicurezza perché l’Amministrazione Penitenziaria ci ha detto di aprire due sezioni di Alta Sicurezza per detenuti malati, che già si trovano all’interno del carcere. Sono in corso i lavori per il rimodernamento dei reparti. Lì andranno 40 detenuti di Alta Sicurezza con particolari patologie: 30 nelle celle normali e 10 in celle doppie per chi è in sedia a rotelle. È qui che i detenuti dovranno essere gestiti in maniera particolare dal punto di vista sanitario. I medici hanno protestano per questa situazione ma noi non possiamo fare niente, se non ci danno l’ok da Roma”.










