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di Raffaele Castagno

 

La Repubblica, 29 gennaio 2015

 

"Trent'anni fa eravamo gli unici a fare queste battaglie, oggi sempre più Paesi abbandonano la pena capitale, aderendo alla nostra moratoria alle Nazioni unite".

Marco Pannella rivendica il successo delle campagne radicali, intervenendo al confronto sulla pena di morte, il carcere duro, l'ergastolo, il funzionamento della giustizia a Palazzo del Governatore. Presentato anche il rapporto del garante dei detenuti sul penitenziario di via Burla, con le persone in prigione che segnalano criticità su sanità, calo del permessi premio e difficoltà nell'ottenere trasferimenti.

Lo storico esponente dei Radicali è a tutto campo. Spezza una lancia a favore di Emma Bonino presidente della Repubblica, spiegando che la sua candidatura è quella che sostiene la gente comune. "Nessun giornale ci ha detto perché è stata rimossa dall'incarico di ministro degli Esteri. Parliamo di una persona che in 30 anni ha avuto solo riconoscimenti. Renzi - attacca - doveva fare il semestre europeo senza persone che lo oscurassero".

Si schiera con Pizzarotti, punzecchia Grillo: "Stai attento Beppe, oggi invece di mandare a sbattere cinque persone, il rischio è che ne mandi 500mila o cinque milioni". Le battaglie di ieri sono ancora quelle di oggi: "Possiamo rivendicare la legalizzazione dell'aborto, del divorzio. Le nostre posizioni sulle droghe, sono sempre più diffuse, l'antiproibizionismo è calante in tutto il mondo" dice.

Ma l'impegno per una giustizia giusta in Italia è tutt'altro che arrivato alla fine. Sergio D'Elia, segretario di Nessuno tocchi Caino: "Stiamo dalla parte dello Stato che vorremmo fosse quello scritto nella Costituzione. Siamo i difensori non della mafia, ma dello stato diritto, che l'Italia non è più. Vogliamo riconquistare un Stato democratico, laico. Questa è il senso della nostra battaglia non solo contro la pena di morte, ma contro l'ergastolo e il carcere duro".

Temi ripresi dalla segretaria dei Radicali italiani Rita Bernardini che denuncia il cattivo funzionamento della giustizia in Italia, con 32mila fattispecie di reato, che vede "una mole incredibile di cause civili e procedimenti penali pendenti". Fenomeno che definisce "seriale" e che "mina ogni fiducia del cittadino nello stato di diritto". Dura la presa di posizione contro il 41bis.

Cita il caso Provenzano: "Un uomo incapace d'intendere e di volere, alimentato artificialmente, quale pericolo rappresenta? La conferma del 41bis dimostra l'inutile ferocia dello Stato. Uno Stato che se si comporta così, lo fa con tutti" dice, riferendosi alla condanne della Corte europea dei diritti dell'uomo per le condizioni dei detenuti "sottoposti a tortura e situazioni degradanti". Reato quello della tortura - conclude - ancora assente dal nostro ordinamento.

Laura Rossi, assessore al Welfare del Comune tracciato un quadro del penitenziario di via Burla, sulla base del primo rapporto del garante per i detenuti - Roberto Cavalieri - figura istituita dal Comune alla fine del 2013. Sono 531, su 439 posti, le persone all'interno della casa circondariale. Le principali segnalazioni dei detenuti arrivate all'attenzione di Cavalieri hanno riguardato l'assistenza sanitaria percepita come "inadeguata", la riduzione dei permessi premi, la difficoltà a ottenere trasferimenti.

L'assessore al Welfare ha precisato che per quanto riguarda l'aspetto medico il carcere ha riposto che le urgenze vengono gestite in modo rapido. Secondo Rossi è poi necessario fare di più nell'area della mediazione: "I mediatori linguistici sono usati poco e male. Speriamo di poter parlare con il direttore, in modo da utilizzare al meglio queste importanti figure".

La delegata ha ricordato le azioni messe in campo dall'ente, previste dal protocollo sottoscritto con la struttura carceraria. Si tratta di quattro diversi settori, per un impegno di spesa da 120mila euro, un terzo dei quali a carico del Comune e due terzi dalla Regione. Dallo sportello informativo, che svolge un ruolo di tramite tra le persone in carcere e il mondo esterno, garantendo per esempio l'accesso ai documenti anagrafici o il permesso di soggiorno. Quindi l'ambito della formazione-lavoro, con 24 percorsi attivi nel 2015.

Il ruolo delle associazioni, come quella di "Per ricominciare", che mette a disposizione due strutture per le famiglie e i detenuti con permessi premio, e organizza un laboratorio per favorire l'incontro con i bambini e i minori. Infine le attività di carattere ludico-ricreativo, gestite dal Teatro Europa.