di Damiano Aliprandi
Il Dubbio, 4 marzo 2020
Non si possono isolare eventuali contagiati. Mentre nelle carceri della Lombardia, in particolare quelle di Milano - grazie anche all'occhio vigile del garante locale dei dritti delle persone private della libertà Francesco Maisto - sono stati incrementati i controlli sanitari attraverso tendoni per il triage, c'è il carcere di Parma che al momento sembra non essere raggiunto da alcune misure precauzionali. Eppure, secondo i dati più recenti, sono 335 i casi positivi al Coronavirus accertati in Emilia Romagna e di questi, ben 61 provengono da Parma. Eppure il carcere di Via Burla è particolare. Non solo perché ha una sezione dedicata al 41 bis dove non mancano detenuti 80enni con numerose patologie fisiche, ma è un carcere che ha la peculiarità di ospitare un numero spropositato di detenuti malati, anche nelle sezioni ordinarie, tutti in attesa di essere assegnati all'ex centro diagnostico terapeutico, oggi denominato Sai.
Persone di difficile gestione dal punto di vista sanitario che un contagio da Coronavirus può essere devastante. Il garante locale Roberto Cavalieri è andato a far visita al carcere ieri pomeriggio e ha potuto constatare che non si sta facendo nulla, nonostante le circolari e le disposizioni del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. "Hanno ripristinato i colloqui ed è un bene, ma non c'è alcun tendone per i controlli sanitari - spiega il garante a Il Dubbio -, in compenso hanno solo incontrato i detenuti, anche stranieri, per spiegare le regole di comportamento del ministero della sanità".
Al carcere di Parma poi si aggiunge un altro grande problema. Le direttive per prevenire il contagio all'interno delle carceri, hanno disposto anche che i penitenziari coinvolti nelle regioni dove c'è un numero consistente di persone positive al nuovo virus siano predisposti per isolare al livello sanitario con scopo precauzionale i cosiddetti "nuovi giunti".
Quelli, in pratica, che varcano per la prima volta la soglia del carcere. Le sezioni di isolamento del carcere di Parma sono tutte occupate dai detenuti per il sovraffollamento cronico, ma anche per il fatto che il carcere è diventato meta di diversi ergastolani giunti da altri penitenziari.
Il risultato? Ha compromesso la vivibilità delle celle per i detenuti con lunghe condanne e, spesso, costretto i ristretti a vivere con un compagno malato, anch'esso bisognoso di maggior tutela. Accade quindi che i detenuti, pur di non vivere in cella con un compagno, preferiscono farsi rinchiudere nelle celle di isolamento e avviare forme di proteste.










