parmatoday.it, 4 dicembre 2025
“L’incremento aggraverà drasticamente le condizioni di vita”. “Occorre investire nella qualità della vita detentiva, nel personale penitenziario e trattamentale, nella formazione e nel sostegno a percorsi che diano alla pena un senso costituzionalmente orientato”. “La Camera Penale esprime forte preoccupazione - si legge in una nota - per la situazione di perdurante sovraffollamento degli istituti penitenziari, che si aggraverà con l’annunciato incremento dei posti detentivi.
Condividiamo e rilanciamo con urgenza gli allarmi lanciati ieri, 2 dicembre, dal Garante regionale della Emilia-Romagna che ha dato notizia di un ampliamento del numero dei posti letto del nuovo padiglione del carcere di Parma, per il tramite dell’installazione di letti a castello, con un aumento complessivo di 65 nuovi posti letto ed il raggiungimento del numero totale di 840 detenuti.
“Al centro di ogni ragionamento sul carcere deve restare la persona detenuta, con la sua dignità e la sua storia. Ogni cella sovraffollata non rappresenta solo un problema logistico, ma un fallimento umano e istituzionale: significa limitare l’accesso a trattamenti sanitari adeguati, compromettere il diritto allo studio e al lavoro, indebolire i percorsi di reinserimento e aggravare le condizioni psicologiche già fragili di chi vive la detenzione.
La sofferenza di chi è ristretto non può essere normalizzata né derubricata a mero dato numerico. Ribadiamo che il sovraffollamento non è soltanto una questione di posti letto, ma un fenomeno intimamente connesso a scelte politiche, culturali e legislative che troppo spesso concepiscono il carcere come risposta ordinaria a problematiche sociali complesse. La costruzione o la riapertura di reparti non può sostituire riforme coraggiose in materia di misure alternative, giustizia riparativa, cura delle dipendenze e tutela della salute mentale. L’incremento del numero di detenuti - specie se gestito senza l’effettiva creazione di nuovi spazi o senza un adeguato potenziamento dei servizi - aggrava drasticamente le condizioni di vita all’interno delle carceri.
Una detenzione in spazi affollati e inadeguati mina la dignità umana dei detenuti, compromette la salute fisica e psichica, ostacola l’accesso all’assistenza sanitaria, all’educazione, al lavoro, e rende illusori i percorsi di recupero. Il carcere non può essere pensato come un contenitore numerico: è necessario che resti uno strumento di giustizia orientato alla persona - come previsto dalla Legge penitenziaria - e non un mero magazzino di corpi.
La Camera Penale richiama l’attenzione delle istituzioni sull’urgenza di un cambio di paradigma: il carcere deve essere extrema ratio, non la soluzione prevalente. Occorre investire nella qualità della vita detentiva, nel personale penitenziario e trattamentale, nella formazione e nel sostegno a percorsi che diano alla pena un senso costituzionalmente orientato e realmente rieducativo. Non si tratta solo di ampliare strutture, ma di riconoscere l’umanità di chi vi abita e di chi vi lavora. Un sistema penitenziario più umano è una società più sicura, più giusta e più consapevole. La Camera Penale continuerà a vigilare, a denunciare le criticità e a promuovere un dibattito serio e rispettoso della dignità di ogni individuo, dentro e fuori le mura del carcere”.









