di Veronica Valenti*
La Repubblica, 25 febbraio 2024
Spettabile Redazione, dalle pagine on line dell’edizione locale di Repubblica, ho appreso di una lettera con cui cento detenuti dell’Alta Sicurezza del Carcere di Parma comunicano di iniziare una protesta pacifica, che dovrebbe protrarsi per quattro settimane, per la tutela dei loro diritti. Solo dopo che, in tarda serata, il Garante regionale mi ha inviato tale lettera, ho appreso di esserne una dei destinatari, insieme al Presidente della Repubblica, al Ministro della Giustizia, al Garante nazionale, ai Magistrati dell’Ufficio di Sorveglianza di Reggio Emilia, al Direttore ed al Comandante della Polizia Penitenziaria del Carcere di Parma, nonché alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Parma.
La protesta, a mio parere, è legittima. Per due ragioni. Perché è posta in essere in forma pacifica e passiva. E perché ha lo scopo, più che valido, di sensibilizzare tutte le Autorità coinvolte, affinché intervengano a tutela di specifici diritti che si ritengono lesi. Al contempo, però, tale protesta non può non destare forte preoccupazione. Per il numero delle persone coinvolte, cento persone. E perché, se davvero dovesse protrarsi per quattro settimane, nelle forme di un graduale sciopero della fame e della sospensione delle attività lavorative, diverrebbe rischiosa per la salute delle persone coinvolte ed anche per il loro trattamento, poiché potrebbero essere oggetto di provvedimenti disciplinari. Come potete notare dal contenuto della lettera, le richieste dei detenuti sono precise e puntuali. Riguardano profili legati a problemi strutturali del sistema penitenziario nel suo complesso, ma anche aspetti della vita quotidiana dei detenuti dell’Alta sicurezza del Carcere di Parma.
Problemi che, in grande parte, ho personalmente e più volte segnalato alle Autorità competenti, ho reso noti all’opinione pubblica ed ho anche discusso in Consiglio Comunale. Provo a raggruppare i principali temi trattati nella lettera dei detenuti. Riguardano dieci punti.
1) Scarsa attenzione per le esigenze medico-sanitarie. L’accesso a cure adeguate ed a visite mediche più frequenti e approfondite rappresenta una delle più ricorrenti richieste che mi vengono rivolte dai detenuti. Si tratta di un problema che, per il Carcere di Parma, è accentuato dal fatto di essere un Istituto a vocazione sanitaria. Problema evidentemente complesso e di carattere più generale. Dal mio punto di vista, pone una serie di quesiti a cui le Istituzioni nazionali dovrebbero fornire risposte precise: fino a che punto il carcere può essere luogo di cura? Fino a che punto la detenzione in carcere è compatibile con patologie gravi (oncologiche, degenerative, autoimmuni, diabetologiche ed anche psichiatriche), che colpiscono una popolazione detentiva sempre più anziana?
Fino a che punto il carcere può essere la risposta adeguata, nell’ottica del rinserimento sociale, di tossicodipendenti, per lo più molto giovani e stranieri? Per quanto riguarda, specificamente, il Carcere di Parma, ricordo solo che ospita molti ultrasettantenni (addirittura, una persona di oltre 90 anni) e alcuni ottantenni paralizzati e immobilizzati nel letto. Aggiungo che, sempre nel Carcere di Parma, è attualmente detenuta una persona per cui l’Italia è stata oggetto di sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, la quale ha accertato il mancato accesso di quel detenuto a cure adeguate (sia presso l’Istituto di Parma, sia, in precedenza, presso altre strutture, precisamente Opera e Rebibbia).
2) Incremento del numero colloqui telefonici. È un problema comune negli Istituti penitenziari italiani: dopo il periodo del Covid-19 (nel corso del quale, essendo state sospese le visite personali, erano state consentite le videochiamate ed era stato aumentato il numero delle telefonate), oggi, è stato ripristinato il precedente regime restrittivo. Si tratta di un aspetto importante della vita affettiva dei detenuti che, per lo più, scontano la pena in Istituti lontani dalla residenza delle proprie famiglie. Me ne sono più volte occupata, sia a livello nazionale, sia per quanto riguarda il Carcere di Parma. Ho aderito, con molti altri Garanti territoriali, ad una petizione lanciata da “Ristretti Orizzonti” - nota rivista nazionale su cui scrivono detenuti di vari carceri, ma anche magistrati, docenti e giornalisti - per promuovere un intervento legislativo volto, appunto, ad incrementare i colloqui telefonici. Il ‘messaggio’, anche in conseguenza di una recente sentenza della Corte costituzionale sull’esercizio del diritto all’affettività in carcere (la n. 10 del 2024), è stato ora raccolto dalla Direzione generale dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) con cui ho avuto modo di confrontarmi insieme ai Colleghi della Conferenza Nazionale dei Garanti Territoriali, di cui sono componente. A livello territoriale, ho inviato al Direttore del Carcere di Parma un mio parere legale, sostenendo che l’attuale quadro legislativo, anche alla luce delle indicazioni fornite dal DAP dopo l’emergenza Covid, concede comunque alle singole strutture penitenziarie ampia discrezionalità e, dunque, consente di incrementare la frequenza dei colloqui telefonici. Mi è stato risposto che si attende un espresso intervento legislativo e che, su richiesta motivata di singoli detenuti, esiste la possibilità (si noti: possibilità) di concedere colloqui telefonici ulteriori rispetto a quelli previsti.
3) Ripristino del periodo di chiusura delle celle. Il DAP ha recentemente dato indicazione di ripristinare il periodo di chiusura delle singole celle dei detenuti, che in precedenza era stato incrementato per favorire una maggiore socialità della popolazione carceraria. Nel carcere di Parma, anche per ragioni di sottorganico della polizia penitenziaria, la direttiva è stata attuata circa due settimane fa. Tale circostanza, ovviamente, ha inciso negativamente sulle abitudini quotidiane dei detenuti, i quali non possono più accedere ai corridoi delle sezioni per scambiare due parole, o andare più facilmente nelle altre celle. Ora, anche durante l’ora di socialità nelle celle di altri detenuti, pare che la porta della cella rimanga chiusa e ciò incide sullo stato psicologico (e sul calcolo delle ore con cella aperta). Lo stesso DAP, peraltro, ha suggerito di ‘compensare’ la restrizione con l’applicazione di altre misure di favore, organizzando maggiori attività per i detenuti. In tal senso, reputo in senso positivo il ‘segnale’, lanciato dalla Direzione del Carcere di Parma, di valutare la possibilità di diffondere la cultura sportiva ed il gioco del rugby all’interno dell’istituto (anche per i detenuti di Alta sicurezza), grazie alla collaborazione della “Colorno Rugby”.
4) Ruolo della Magistratura di sorveglianza. Più volte, i detenuti hanno lamentato la mancata tempestività delle decisioni relative a semplici richieste di concessione di permessi per motivi di necessità (partecipazione a funerali, cerimonie riguardanti familiari stretti dei detenuti). Inoltre, nel ‘merito’ delle decisioni, è stato evidenziato che, in più occasioni, non si sia tenuto conto del percorso riabilitativo svolto dai detenuti richiedenti, in linea con lo spirito dell’art. 27 della Costituzione (“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”). Anche su tale tema, sono più volte intervenuta, sia pubblicamente, sia segnalando ai Magistrati di sorveglianza (ed anche ai Capi degli Uffici), di volta in volta, le peculiarità e le esigenze del detenuto richiedente un beneficio o un permesso, sollecitando ragionevolmente la relativa decisione (ferme e salve, naturalmente, le competenze di Magistrati ed Avvocati). Le criticità, per quanto riguarda la Magistratura di sorveglianza emiliana, si stanno gradualmente risolvendo, con l’avvenuta presa di servizio di nuovi magistrati che sta consentendo di colmare le carenze di organico e dovrebbe, quindi, velocizzare l’adozione delle decisioni sulle richieste dei detenuti.
5) Ruolo degli Educatori. È un problema che riguarda particolarmente il Carcere di Parma. Il numero dei funzionari dell’area giuridico-pedagogica è estremamente esiguo: sono solo sette, a fronte di una popolazione carceraria di più di settecento detenuti. Il che significa che un singolo educatore deve seguire circa cento detenuti. Ricordo qui quanto evidenzio in ogni occasione: il ruolo degli educatori è fondamentale, anche per lo svolgimento delle valutazioni su cui i Magistrati di sorveglianza devono basare le proprie decisioni in relazione alle richieste di concessione di permessi premio, per l’autorizzazione al lavoro esterno o allo svolgimento di tirocini. In parole semplici, senza avere la relazione dell’educatore, il Magistrato di sorveglianza non può decidere. La buona notizia è che, dal prossimo mese di marzo, nel Carcere di Parma entreranno in servizio altri educatori e ciò dovrebbe portare ad un miglioramento della situazione.
6) Condizioni delle celle. Spesso, mi sono stati segnalati problemi igienico-sanitari, riguardanti in particolare alcune sezioni: la così detta “Sezione annessa SAI” del padiglione centrale e alcune singole celle (come quelle di isolamento). Ho trattato il tema nell’ambito di una specifica riunione della Commissione Welfare, alla presenza del Direttore e del Responsabile dei servizi sanitari dell’Istituto, oltre che Direttore dell’AUSL di Parma. Nel mese di luglio dello scorso anno, inoltre, ho sollecitato una ispezione igienico-sanitaria che ha evidenziato alcune criticità, solo in parte risolte. Restano problemi legati a frequenti episodi di interruzione di acqua calda e riscaldamento, di umidità nelle celle e di infiltrazioni, e di non funzionamento degli aspiratori nei bagni. Financo negli studi medici, nell’infermeria e nella stanza dei medicinali, sarebbero necessari importanti interventi di manutenzione. Ho ripetutamente denunciato la situazione. Tornerò a farlo, tutte le volte che sarà necessario.
7) Letti a castello da rimuovere nelle celle singole. La rimozione del secondo letto, per il detenuto assegnato ad una cella singola che, per problemi di salute, è stato autorizzato ad utilizzare il materasso ortopedico, più alto di quello normalmente in dotazione, mi è stato più volte segnalato. Può sembrare un aspetto secondario, ma non è così: il detenuto ha scarsa mobilità nel letto. Alcuni detenuti, addirittura, preferiscono spostare il materasso e dormire per terra. Ho fatto presente il problema che, ancora una volta, dipende dal sottorganico degli agenti di polizia penitenziaria, i quali, oltre a tutte le altre mansioni che già svolgono, sono anche gli unici soggetti autorizzati a procedere a smontare il secondo letto.
8) Mancanza di frigoriferi in cella e di lavatrici a gettoni. Nel 2022, il DAP ha emanato una circolare sulle iniziative per l’ammodernamento del sistema penitenziario, con cui si autorizza, tra l’altro, l’allestimento di celle con dei frigoriferi. Alcuni istituti lo hanno già fatto. Per quanto riguarda Parma, ne ho parlato con il compianto Comandante ed anche con il Direttore che, la scorsa estate, ha iniziato a valutarne la fattibilità. Il problema principale, a quanto pare, sarebbe la vetustà degli impianti dell’edificio, in particolare quello elettrico, che dovrebbe essere aumentato o addirittura sostituito per ‘reggere’ il maggior carico conseguente all’installazione di un frigorifero in ognuna delle celle dell’Istituto. Naturalmente, continuerò ad occuparmi di tale questione. Per le lavatrici a gettoni, so che l’amministrazione penitenziaria si sta attivando, previa individuazione degli spazi idonei.
9) Qualità del vitto e costi del sopravvitto. Questo è di un problema che coinvolge la gran parte degli Istituti penitenziari. Per quanto riguarda il “sopravvitto”, ossia i generi alimentari e di conforto 5 che i detenuti possono acquistare i con fondi personali, proprio recentemente, in sede di Conferenza regionale dei Garanti emiliani, abbiamo deliberato di acquisire il modulo, così detto “Modello 72”, contenente l’elenco dei generi ammessi ed i relativi prezzi, utilizzato da ciascun Istituto della Regione. Ciò consentirà di eseguire una indagine comparativa sui prezzi e sulla qualità dei prodotti.
10) Lavoro. Nella lettera dei detenuti si parla di mancata esposizione e/o aggiornamento delle graduatorie lavoro e del loro periodico aggiornamento che, per legge, per ragioni di trasparenza, devono essere pubblicate in ogni sezione e periodicamente aggiornate. Sul tema, francamente, devo dire di non aver ricevuto specifiche segnalazioni. Invece, mi sono pervenute diverse lamentele, in particolare a ridosso del periodo estivo, sulla retribuzione del lavoro svolto dai detenuti alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria. Retribuzione che, a quanto pare per effetto della riduzione del finanziamento disposto dal DAP, sarebbe stata erogata in misura inferiore rispetto a quella prevista dalla legge. Ho subito evidenziato la questione alla Direzione penitenziaria, sollecitando il pagamento di quanto effettivamente dovuto ai detenuti e proponendo, quale temporanea compensazione, l’attribuzione almeno di riconoscimenti di carattere morale, i c.d. encomi.
Per quanto riguarda gli altri problemi lamentati dai detenuti nella lettera, legati all’assenza di una saletta per fumatori, al contenuto del pacco famiglia, all’accesso alla stampante, alla non conformità delle luci in cella, alla possibilità di scattare fotografie con familiari durante i colloqui personali, alle prese di corrente non funzionanti, mi limito qui a dire che l’Amministrazione penitenziaria potrebbe agevolmente farvi fronte, superando così almeno parte delle criticità segnalate. Personalmente, in esecuzione del mandato che mi è stato conferito dal Consiglio Comunale di Parma, continuerò a svolgere il mio ruolo che - mi sia consentito ricordarlo - è quello di garantire e di tutelare, concretamente, i diritti delle persone detenute.
*Garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale










