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di Greta Magazzini


ilparmense.net, 11 maggio 2021

 

Il Garante dei detenuti Roberto Cavalieri e il Direttore Valerio Pappalardo spiegano la situazione del carcere di Parma durante il Covid

Quando a fine febbraio 2020 si apprendevano le prime notizie a tema Covid nel nostro Paese, c'era chi veniva a conoscenza del nuovo Coronavirus in maniera molto indiretta. Si tratta dei detenuti, ovvero di tutte quelle persone che stanno scontando una pena in carcere, un luogo che costituisce una sorta di "mondo a parte", diviso e separato dal resto del mondo con massicce recinzioni. La Sars-Cov-2 iniziava quindi a circolare tra le persone, prima nel Nord Italia, poi in tutto lo stivale.

Ma presto il Covid è penetrato anche nell'"altro mondo", facendo sorgere molti dubbi e domande. Nel mese di marzo 2020 infatti, le normative anti-contagio hanno stravolto l'organizzazione delle Case circondariali: le visite dei parenti sono state interrotte, sono state limitate le uscite dal carcere ed è stato disposto il distanziamento sociale negli spazi interni delle strutture. Dopo pochi giorni però, si sono scatenate numerose rivolte da parte dei detenuti, con un grido di disperazione e rabbia che faceva tornare a galla un problema ben noto e già insediato nel profondo delle carceri italiane da ben prima dello scoppio della pandemia: il sovraffollamento.

Mentre quindi nella primavera dello scorso anno tutta la popolazione stava affrontando i primi giorni di quarantena, si stava smuovendo un'altra battaglia all'interno delle carceri, che talvolta trovava un buco d'aria nel tam tam di notizie riportate dai media. Si sono contati poi i primi contagi tra gli agenti di polizia penitenziaria e tra i detenuti, finché a un anno di distanza si possono contare anche i morti per Covid dentro le carceri. Secondo il rapporto rilasciato da Antigone l'11 marzo 2021, in un anno sono stati 18 i detenuti morti a causa dell'infezione da Coronavirus nelle carceri d'Italia.

Nel rapporto si legge anche che in 12 mesi c'è stata una significativa diminuzione del numero dei detenuti: al 29 febbraio 2020 erano detenute 61.230 persone; il 28 febbraio 2021 53.697. Si tratta della riduzione del 12,3% del totale. A un anno di distanza quindi, è possibile stilare una sorta di bilancio di come i detenuti hanno vissuto la pandemia, tra la situazione all'interno delle celle e le relative complicazioni, e la preoccupazione rivolta per i cari che stavano fuori. Abbiamo quindi posto qualche domanda a Roberto Cavalieri, Garante dei detenuti del Comune di Parma e a Valerio Pappalardo, direttore del carcere di Parma, dove qualche mese fa è scoppiato un focolaio che ha coinvolto fino a 66 persone.

L'organizzazione del Carcere di Parma durante il Coronavirus: videochiamate e distanziamento garantiti. "Qui non c'è un problema di sovraffollamento"

Come spiega Roberto Cavalieri, il Carcere di Parma è composto da quattro circuiti detentivi a seconda della tipologia di reato compiuto: Media sicurezza per i reati comuni, AS3 per i reati associativi di stampo mafioso, AS1 per gli ex leader di cartelli mafiosi ed infine 41bis per i detenuti che ricoprono ancora ruoli di rilievo in organizzazioni mafiose. Quando hanno iniziato a susseguirsi i diversi Dpcm, si è avuto all'interno del carcere "l'effetto dirompente dell'amplificazione della distanza tra i detenuti e i propri familiari e la comunità esterna rappresentata per lo più dai volontari, - spiega Cavalieri - e tutto questo ha avuto ripercussioni pesanti sulla qualità della vita dei detenuti".

Il Dipartimento dell'amministrazione penitenziario ha cercato quindi di "compensare la sofferenza aumentando il numero e la durata delle chiamate, introducendo anche le videochiamate prima mai viste". Anche Pappalardo ha riportato che è stato consentito ai detenuti di "collegarsi via Skype con i loro congiunti, ad eccezione del circuito detentivo aggravato speciale".

La condizione fisiologica di ansia, come riferisce il direttore del Carcare di Parma, era evidente, e soprattutto è stata percepita preoccupazione da parte dei detenuti per la salute dei familiari più stretti. "Le videochiamate non sono la stessa cosa di una visita nel corso della quale si può abbracciare un figlio", afferma Cavalieri, bisogna però affermare che "i detenuti hanno compreso che a Parma tutti abbiamo sofferto per le misure contenitive della pandemia".

"Da parte di tutti - sanitari, Polizia penitenziaria, Direzione e detenuti stessi - è stata spesa molta energia per contrastare univocamente la pandemia", continua Cavalieri. Tuttavia, la risposta all'emergenza sanitaria è stata positiva, come spiega il Garante dei Detenuti, perché il carcere di Parma non soffre del sovraffollamento, avendo anzi in questo momento "celle vuote nel nuovo padiglione". "I problemi nel nostro penitenziario - riferisce Roberto Cavalieri - derivano piuttosto dall'alto numero di detenuti con problematiche sanitarie, l'assenza di organici completi tra il personale della Polizia Penitenziaria e del personale educativo".

È invece nel marzo di questo anno che si è diffusa la notizia di un possibile focolaio nel carcere di Via Burla. Faissal Choroma, responsabile sanitario del carcere di Parma, ha infatti lanciato l'allarme circa la diffusione dei contagi tra i detenuti del 41bis, e presto si è arrivati alla conta di 66 contagiati su un totale di 704 detenuti. Mentre il direttore del carcere Valerio Pappalardo ha dichiarato che "presumibilmente il contagio si è alimentato per ipotetici comportamenti inappropriati o forse approssimativi, ma è difficile poter assicurare tale origine", il Garante dei Detenuti è sceso più nel dettaglio.

"Tenuto conto che la Comunità esterna non può entrare in quell'area del carcere e che i trasferimenti dei detenuti sono molto rari - illustra Cavalieri - non rimangono molte altre persone che possono accedere in quel reparto: o i sanitari o la Polizia penitenziaria". Tuttavia, continua il Garante, non è questa la questione: "Quello a cui si è assistito è stata l'attivazione di una macchina organizzativa tra Direzione e sanitari che è stata ineccepibile: tamponi, isolamenti sanitari, creazione di zone pulite, gestione dei rifiuti, tenuta delle presenze del personale hanno permesso di tenere sotto controlla la situazione e di arginare il focolaio che oggi si è ridotto a 11 casi".

Nessuno dei detenuti comunque ha sviluppato sintomi gravi della malattia, "salvo qualche ricovero per più idonee cure ospedaliere, ma senza pericolo di vita", spiega Pappalardo. Congiuntamente anche il Garante dei Detenuti ha affermato che sono state erogate cure al pari dei pazienti liberi e nel contesto della propria abitazione, e ha aggiunto: "So che sono stati coinvolti anche sanitari del Reparto Barbieri che sono venuti in carcere a fare visite ai detenuti contagiati".

Nel frattempo, mentre i detenuti contagiati si stanno curando, si sta procedendo anche con le vaccinazioni, un'àncora alla quale anche dentro il carcere ci si appiglia per poter avere una protezione contro il possibile contagio. Valerio Pappalardo infatti conclude: "Per la popolazione detenuta le vaccinazioni sono allo stato in corso e sono stati interessati circa 100 individui. Fra il personale operante invece più del 60% ha ricevuto la prima dose vaccinale".