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di Christian Donelli

parmatoday.it, 19 luglio 2025

La paradossale vicenda che riguarda un detenuto di 64 anni, da dieci nel carcere di via Burla a Parma, la testimonianza del figlio: “Ha diverse patologie, certificate dai medici del carcere, e gravi problemi di salute, che si sono aggravati in 15 anni di detenzione”. Ogni martedì va a trovare il padre di 64 anni, detenuto da circa dieci anni nel carcere di via Burla a Parma ma secondo quanto riportato nel documento che rigetta la richiesta degli arresti domiciliari - presentata proprio per il padre gravemente malato - risulta lui stesso “attualmente sottoposto alla misura della detenzione domiciliare”.

È questo il paradosso che si è verificato nelle scorse settimane e che riguarda un detenuto del carcere di Parma con svariate patologie. Nel maggio del 2025 il figlio ha presentato, tramite il suo legale, la richiesta dei domiciliari per il padre a casa sua. L’istanza è motivata dal fatto che l’uomo si trova in gravi condizioni di salute e sostiene di aver subito un peggioramento delle condizioni di salute durante gli anni passati in carcere anche per “una massiva somministrazione di farmaci, tale da deteriorare gravemente le sue capacità cognitive”.

“Nel documento c’è scritto che sono agli arresti domiciliari ma non è vero. Ogni settimana vado in carcere a Parma per i colloqui e lavoro” esordisce così il figlio, che affida la sua testimonianza a Parmatoday. “Tra l’altro il provvedimento di rigetto non è ancora stato notificato né a me né al mio avvocato”.

“Abbiamo aspettato un anno per avere una risposta in merito alla richiesta di far entrare in carcere due nostri medici di fiducia per visitare mio padre, che ha diverse patologie e gravi problemi di salute. Hanno risposto richiedendo nuovamente la documentazione che avevamo già inviato. Dopo questo passaggio abbiamo provato ad agire tramite l’avvocato e attraverso la Garante dei diritti dei detenuti. La risposta, poi, è arrivata: hanno autorizzato l’ingresso di uno solo dei due medici che avevamo indicato”.

L’istanza per la richiesta dei domiciliari è stata rigettata perché, secondo i magistrati, le sue condizioni di salute sarebbero compatibili con la detenzione in carcere e perché le varie patologie possono essere curate e gestite anche all’interno della struttura penitenziaria.

“Gli stessi medici del carcere hanno verificato - sottolinea il figlio - che mio padre ha diversi problemi di salute. Ha le vertebre schiacciate, diversi polipi - per fortuna benigni - tra lo stomaco e il colon, l’acqua nelle ginocchia che periodicamente gli deve essere tolta. Ha anche i piedi deformi e non riesce a mettersi le scarpe. Mio padre è stato riconosciuto invalido civile ma non percepisce l’indennità. È costretto ad andare ai processi, sempre con l’accompagnamento dell’ambulanza. Nel corso degli anni di detenzione, in totale quindici, le sue condizioni di salute si sono costantemente aggravate”.