La Repubblica, 17 luglio 2024
C’è il caso dei suicidi oltre la media a Parma, con ben quattro episodi da luglio 2023 a luglio 2024, dove negli ultimi mesi altri giovani detenuti si sono impiccati nelle sezioni di isolamento. Hanno fatto diventare una corda le loro lenzuola e hanno scelto di dire ‘basta’ quasi sempre di mattina presto o alla sera, che sono “i momenti peggiori per chi è disperato in carcere”. Sempre a Parma, i movimenti nei “conti correnti” di tanti detenuti sono pari a zero o quasi: non ci sono bonifici inviati dai familiari (anche perché spesso mancano i familiari) e non ci sono retribuzioni per i piccoli lavori in carcere, perché il lavoro in carcere non c’è.
Ma in giro per i penitenziari dell’Emilia-Romagna non mancano altre storture che, trascurate, negli anni si stanno aggravando: nel carcere di Modena, ad esempio, da quasi 15 anni le donne non possono lavorare all’esterno, di fatto, o ancora in quello di Piacenza non viene riconosciuta in nessun modo la residenza agli ospiti reclusi, a differenza delle buone prassi di questo tipo già praticate da tempo a Bologna o nella stessa Modena, ad esempio. In generale, le carceri dell’Emilia vivono più disagi mentre quelle romagnole, grazie anche a una presenza di detenuti tradizionalmente minore, in rapporto alla popolazione residente, risultano più “umane”, così come la Dozza di Bologna. In questo contesto diventa più che mai urgente far conoscere alle persone che si trovano in carcere i propri diritti.
È il quadro che dipinge Roberto Cavalieri, garante dei detenuti dell’Emilia-Romagna, oggi in Regione al fianco di Federico Amico, presidente della commissione Parità e diritti, nonché di Stefania Pettinacci e Chiara Rizzo, dell’osservatorio Carcere della Camera penale di Bologna che promuovono il nuovo Codice ristretto, la guida aggiornata ai diritti delle persone detenute: sarà distribuita in tutte le carceri regionali giovedì mattina, da parte di otto delegazioni di amministratori e volontari.
L’iniziativa del Codice ristretto - spiega Cavalieri - vuole “ricordare a tutti, politica, territorio, giudici e volontari, che già ora - ricorda Cavalieri - si possono applicare normative che prevedano benefici per quei detenuti che ne hanno diritto, contrastando un sovraffollamento che anche in Emilia-Romagna tiene banco non da oggi”.









