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La Repubblica, 25 maggio 2024

Dallo stato dell’immobile, alle condizioni dei reclusi in media sicurezza e di quelli malati “continueremo a denunciare la malagestione”. “Gli osservatori hanno toccato con mano, anche grazie ai colloqui con i detenuti e con gli agenti della polizia penitenziaria, il disagio, la sofferenza e il degrado in cui versa il carcere di Parma, nonostante l’impegno profuso da quanti lì operano (polizia penitenziaria, personale amministrativo, personale medico, volontari etc. etc.)”. È quanto rilevano l’Osservatorio carcere dell’Unione camere penali Italiane e la Camera penale di Parma che hanno avuto la possibilità di effettuare una visita all’interno dell’Istituto penale in via Burla pochi giorni prima dell’ennesimo suicidio nel carcere cittadino.

“Non può tacersi la vetustà e la conseguente inadeguatezza dell’immobile a garantire condizioni di permanenza dignitose non solo ai detenuti ma anche a quanti lavorano all’interno della struttura”, sottolineano gli avvocati Gianpaolo Catanzariti, Maria Brucale, Massimiliano Chiuchiolo, Monica Moschioni membri dell’Osservatorio nazionale carcere dell’Ucpi, l’avvocato Manuela Mulas consigliera della Camera Penale di Parma e l’avvocato Francesco Loise, membro della Commissione Carcere della Camera Penale di Parma che hanno avuto accesso a sezioni detentive di media e alta sicurezza, oltre che al padiglione che ospita i detenuti in semilibertà e quelli ammessi a lavoro interno ed esterno alla struttura.

“Le maggiori criticità riguardano le sezioni di media sicurezza, dove sono detenuti circa 400 persone, per la maggior parte in condizioni di assoluta indigenza e spesso con problemi di tossicodipendenza e/o di disturbi psichiatrici. I ‘poveri’ in carcere non hanno la possibilità di avere sufficiente materiale sia per la propria igiene personale, che per la pulizia dei locali in cui devono vivere, tanto meno hanno la possibilità di acquistare beni di prima necessità. Non è un caso se gli ultimi tre casi di suicidio avvenuti nell’Istituto di Parma hanno riguardato detenuti di queste sezioni”.

“La situazione - proseguono gli avvocati - purtroppo non è migliore per i detenuti affetti da malattie gravi, nonostante la vocazione dell’Istituto penale di Parma a centro clinico di massima eccellenza, con specializzazione cardiologica. Il Sai (Servizio di assistenza integrata - ex centro clinico) è in grado di ospitare 12 detenuti malati e sei detenuti lavoranti addetti alla funzione di caregiver e al servizio pulizia delle celle detentive. Il problema maggiore è rappresentato dai tempi di permanenza che dovrebbero essere brevi e invece si prolungano oltre l’anno. Pertanto sono state create due sezioni nelle quali sono attualmente ospitati circa una quarantina di detenuti affetti da patologie gravi e in attesa di collocamento presso il Sai. Questi ultimi, pur beneficiando di una situazione di favore rispetto ad altre sezioni detentive, non possono usufruire dell’assistenza medica intensificata di cui necessitano”.

All’interno dell’istituto penitenziario di Parma ci sono anche “due ambiti lavorativi di eccellenza che, tuttavia, occupano meno di 20 lavoranti a fronte di una popolazione carceraria che sfiora le 700 unità: si tratta del laboratorio di recupero di attrezzature informatiche e della lavanderia industriale che, purtroppo, a causa di un guasto è inattiva da circa un mese”.

“Mai come oggi sentiamo la drammaticità di quanto scritto nella nota dell’Ucpi del 30 aprile 2024: il tempo dell’agire è davvero scaduto. Non per questo intendiamo abbassare la guardia rispetto all’emergenza in atto e continueremo a denunciare la malagestio, offrendo la massima collaborazione affinché l’art. 27 della Costituzione trovi piena attuazione”, conclude il direttivo della Camera Penale di Parma.