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parmatoday.it, 19 novembre 2025

La serata organizzata da “Potere al popolo” Fidenza per venerdì 21 novembre presso il circolo Ex Macello, in via Mazzini 3 (Fidenza) cercherà di spalancare una finestra sulla condizione della popolazione carceraria in Italia. Oggi migliaia di persone detenute restano senza voce, in apnea. La crisi del sistema penitenziario è solo una delle criticità che le riforme dell’attuale Governo hanno aggravato. A fine agosto 2025 il sistema penitenziario è tornato a contare oltre 63.000 persone detenute per meno di 47.000 posti realmente disponibili - un tasso di sovraffollamento che ha superato il 135%.

Il numero di decessi all’interno delle carceri è esorbitante: 246 nel 2024 e 199 al 21 ottobre del 2025. Tra questi i suicidi “certificati” come tali sono 68, cinque volte in più di quelli dei cittadini “liberi”. Nel 2013 la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato l’Italia per le condizioni inumane e degradanti delle nostre carceri. Nel 2024 i tribunali di sorveglianza hanno accolto 5.837 istanze da persone detenute riconoscendo loro condizioni contrarie all’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani: “nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti”.

“Oggi si contano quasi 6.000 condanne l’anno - si legge in una nota. Il decreto sicurezza del Governo Meloni ha segnato un cambio di paradigma: da uno Stato di Diritto si stanno creando le basi per l’affermazione di uno Stato di prevenzione fondato sul panpenalismo che pensa di risolvere tutti i problemi sociali attraverso la legge penale. Si tenta di capitalizzare il consenso, introducendo reati e aggravanti che avrebbero l’obiettivo di salvaguardare la “sicurezza” dei cittadini. Ma l’effetto concreto del decreto sicurezza è invece l’aver determinato un costante stato di insicurezza e di paura. Una riforma che ha la chiara intenzione di colpire il dissenso. 

Tra le norme più pericolose presenti nel testo che mirano a cancellare le basi del nostro Stato di diritto, vi sono il nuovo delitto di rivolta penitenziaria e le norme riguardanti la detenzione per donna madre con prole inferiore ad un anno o in stato di gravidanza. In sintesi, se le persone detenute che condividono la stessa cella sovraffollata in condizioni detentive inumane e degradanti, si rifiutano di obbedire all’ordine di un agente penitenziario, anche con modalità non violente, si configurerà il delitto di rivolta con una possibile condanna da due a otto anni di reclusione”. Tutti questi temi saranno affrontati nella serata grazie al dialogo con gli ospiti: Enrico Rizzo (Oltre il muro), Natalia Rinaldi (operatrice sanitaria) e Hisam Allawi (mediatore culturale).