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di Christian Donelli

parmatoday.it, 11 ottobre 2024

Intervista ad un ex detenuto del carcere di Parma: “Se non hai nessuno fuori sei un morto che cammina, dentro non mi hanno insegnato nulla”. “Se hai una famiglia fuori te la cavi, se non hai nessuno sei un morto che cammina. Gira più droga dentro che fuori dal carcere: fumo, crack, alcuni tritato e sniffano le pastiglie - l’orudis 200, il contramal, lo stinox, il lentomil - che vengono date per la terapia. Ci sono alcuni piantoni - detenuti che vengono fatti lavorare per assistere altri detenuti - che non ti danno la terapia, si tengono le pastiglie e le usano come droga”. Luca (nome di fantasia) ha trascorso in via Burla a Parma un anno della sua vita, tra il 2023 e il 2024.

Ora si trova agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico. È su una sedia a rotelle: nel corso degli anni ha sviluppato diverse patologie gravi. Dopo aver trascorso diversi mesi all’Ospedale Maggiore di Parma ora gira gli ospedali per effettuare visite e controlli medici. “La mia situazione sanitaria è molto grave: prendo tre antibiotici e quando svilupperò la resistenza anche a quelli ci sarà poco da fare. Dopo che ho fatto otto denunce contro un carcere vicino la Procura della Repubblica ha deciso di trasferirmi nel Centro Clinico del carcere di Parma”

La quotidianità del carcere, il rapporto difficile con gli altri detenuti e con le ‘guardie’, il supporto trovato invece dagli psicologi e da alcuni medici. Oggi Luca gira per ospedali ma non tutti lo accettano, perché la sua situazione è molto grave. “Se faccio un intervento lo devo fare da sveglio perché non posso prendere farmaci, sul lettino della sala operatoria posso prendere solo due bicchieri di valium. Poi in molti casi sono svenuto. Poi, dopo dieci minuti, mi risveglio e urlo. Ho fatto due laparoscopie da sveglio, di cui una per un volvolo intestinale e cinque litotrissie ai reni”

“Il cibo a volte è immangiabile” - Luca ci racconta come avviene la vita in carcere, a partire dalle prime ore della mattina. “Quando sono arrivato sono stato messo nell’ala nuova, al piano tre. Dalle 8 alle 8 e mezza passa la terapia, alle 9 c’è l’apertura della cella. Le celle sono da tre detenuti. Fino alle 10 ci sono le visite mediche ma ti devi prenotare la sera prima. Ci sono agenti che fanno il loro lavoro e a volte anche molto di più di quello che dovrebbero fare, altri che invece non chiamano quando hai bisogno. “Il vitto, che passa a mezzogiorno, a volte è immangiabile. A parte che portano sempre le stesse cose: arriva la verdura di pessima qualità. Se hai i soldi puoi comprare alcuni alimenti, il fornellino, il gas e puoi farti da mangiare. Non ci sono grandi condizioni igieniche. Il cibo è stabilito dalle tabelle del Ministero. La verdura non è mai condita: devi comprarti l’olio e il sale. Se non puoi comprarti le case d’acqua ti bevi quella del rubinetto, che è piena di calcare”

“Pastiglie di Orudis 200 tritate e sniffate come la cocaina” - Una delle realtà più drammatiche è quella dello spaccio di farmaci e droghe in carcere. “I piantoni, detenuti che vengono fatti lavorare per assistere altri detenuti, ti chiedono le pastiglie, il contramal, lo Stinox, il Lentomil - ci rivela l’ex detenuto. Per esempio io mi mettevo i cerotti di morfina, per questioni mediche. Dopo tre giorni non fanno più effetto ma la colla che ci rimane è morfina. Alcuni detenuti te la chiedono e te li comprano anche: ti pagavano un pacco di tabacco ogni striscia. In un cerotto ci vengono sei strisce, quindi per un cerotto intero di morfina usato sei pacchi di tabacco”.

Ma quali sono le dinamiche di questi giri di sostanze all’interno del carcere? “Alla sera, dalle 19 alle 20, ti fanno fare la socialità. A quel punto si riuniscono in 4 o 5 in una cella, si portano le pastiglie che dovrebbero prendere per via orale di uno e dell’altro, si fanno dei mix, si tirano anche la tachipirina. Le schiacciano e le tritano, si fanno le righe e se la tirano nel naso. Il farmaco che chiedevano di più era l’Orudis da 200. Se lo prendi per bocca è un conto, se te lo tiri è come tirarsi una riga di coca. Si facevano la sera e la mattina erano tutti sballati. Gira più droga in carcere che fuori, più in carcere che in stazione a Parma. Ai colloqui, c’era uno che si faceva portare dentro dalla madre lo Ossicodone, che passava nonostante i controlli. Alcuni le conservano le sirighe di valium che vengono date la sera: dopo qualche giorno diventa una sostanza come un acido”

“Esci dal carcere e rifai quello che hai già fatto” - Tra le sbarre del carcere la situazione non è rosea, sia a livello mentale che fisico. Una sorta di girone dantesco, dove ogni cosa - anche la più basilare - è difficile da portare a termine. In questo caso pensare ad una rieducazione del detenuto è molto difficile. “Se esci dal carcere torni a fare quello che hai fatto - racconta Luca - non c’è recupero. Non ti insegnano niente. Io non parlavo con nessuno perchè gli unici dialoghi tra i detenuti sono ‘Ho spacciato, ho rubato. Vado fuori, torno a spacciare. Mettiamoci d’accordo per andare a svaligiare quella gioielleria quando usciamo. A volte inizio un’attività e poi la devi interrompere perchè finiscono i fondi per finanziarli”. C’è poi il problema della droga, sempre presente. “Alcuni detenuti, quando sanno che dopo 5 giorni usciranno, si tengono 50 euro per andarsi a fare al binario 8, prima di andare a casa ai domiciliari perchè dopo non possono uscire. Si comprano la ‘roba’ da portarsi a casa”

Il centro medico e il supporto psicologico - Luca ha trascorso un anno all’interno di una cella del Centro Clinico, poi è stato trasferito nella sezione Crupi, dove si trovano i detenuti paraplegici e con problemi di mobilità. “Non è un vero e proprio centro clinico, è sempre un carcere con le celle un pò più grandi. C’è un piccolo ambulatorio e il medico 24 ore su 24. C’è gente di 70/80 anni, con demenze senili e paralizzati. Parma e Reggio Emilia per me sono i due carceri peggiori dell’Emilia-Romagna. Nella mia vita ho sbagliato ma mi hanno fatto patire tanto. E’ veramente una vergogna. Ho denunciato per otto volte il medico di un carcere vicino a Parma”. La situazione sanitaria di Luca è particolarmente grave. Anche se in carcere ha trovato un supporto. “Dalla parte psicologica ho trovato delle persone molto qualificate, così come avevo trovato un grande supporto un ex medico, il dottor Iacono, responsabile sanitario del carcere di Parma, che purtroppo è deceduto”.

“La grappa fatta con i kiwi marciti” - Secondo Luca il problema del carcere non si risolverà da solo. Tutto quello che ieri e oggi accade tra le mura, accadrà anche domani. “Per risolvere il problema delle carceri ci vorrebbe un’amnistia di dieci anni”. E questa, secondo l’ex detenuto, una delle soluzioni possibili. “In carcere non ci hanno insegnato niente - prosegue Luca - alcuni detenuti tossicodipendenti si drogano più dentro che fuori”.

“Al terzo piano dell’ala nuova fanno la grappa - rivela l’ex detenuto. Si fanno scaricare due o tre cassette di kiwi, li mettono in un sacco nero dell’immondizia e lo buttano sotto al letto. Lo lasciano lì tre o quattro giorni, così marciscono. Poi in una pentola mettono un sacchetto sigillato con un tubicino sopra, poi mettono il tubicino dentro la bottiglia e fanno bollire e il vapore che esce è grappa. Una bottiglietta da Estathe da 400 piena di grappa vale sei pacchi di tabacco”.

“Se hai un infarto in carcere arrivi in ospedale dopo 40 minuti” - C’è poi il problema delle emergenze sanitarie in carcere, dei tempi di soccorso dovuti alla particolarità delle condizioni detentive “Parliamoci chiaro - conclude l’ex detenuto. Se in carcere di capita qualcosa di serio, sei morto. Per esempio se hai un infarto ci metti circa 40 minuti ad arrivare in ospedale. Prima chiami l’agente urlando (non ci sono campanelli), poi l’agente chiama il medico, che arriva in cinque, dieci minuti. Dopo averti visitato chiama l’ambulanza. Tra l’arrivo e i controlli all’ingresso passa ancora del tempo e in ospedale ci arrivi, se va bene, dopo 40 minuti”.