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La Repubblica, 19 agosto 2024

Nel pomeriggio di Ferragosto nel carcere di Parma si è suicidato l’ennesimo detenuto, il terzo nella nostra città e il 67esimo a livello nazionale dall’inizio dell’anno. La perdita di un’altra vita umana segue alla conversione in legge del cosiddetto decreto carceri, alle sconcertanti dichiarazioni del sottosegretario alla giustizia, Del Mastro delle Vedove e all’incomprensibile presa di posizione del consigliere comunale Priamo Bocchi contro la garante comunale per le persone detenute, Prof.ssa Veronica Valenti. Abbiamo l’obbligo, come avvocati e cittadini consapevoli, di ribadire a gran voce che la situazione carceraria in Italia rappresenta la sconfitta dello Stato di diritto. La questione penitenziaria è materia particolarmente complessa: richiede conoscenze tecnico giuridiche a livello nazionale e sovranazionale, una solida formazione democratica, una profonda conoscenza dei diritti umani ma soprattutto un radicato rispetto della dignità della persona umana, che ha carattere assoluto e non negoziabile.

Non è accettabile che la gravità del sistema carcere in Italia sia ridotta a becera propaganda politica. Se nelle carceri italiane si suicida un detenuto ogni tre giorni e si registra un aumento dei suicidi degli agenti di polizia penitenziaria è evidente che quanto sinora fatto a livello normativo è totalmente inadeguato rispetto alle emergenze in corso, come del resto già denunciato (anche recentemente) dai sindacati della polizia penitenziaria. Non è possibile in questa sede approfondire il contenuto del cosiddetto decreto carceri (di recente convertito in legge), ma, al di là delle contrapposizioni politiche, possiamo affermare da un punto di vista tecnico che l’aumento delle telefonate ai familiari è irrisorio, nulla è cambiato nella sostanza della liberazione anticipata e le norme sull’aumento degli organici di polizia penitenziaria, educatori e psicologi troveranno forse attuazione, in una previsione fin troppo ottimistica, non prima di un anno e intanto continuerà la tragica conta dei morti affidati alla custodia dello Stato.

Cogliamo l’occasione per stigmatizzare le parole pronunciate qualche giorno fa dall’On.le Del Mastro delle Vedove che rivendicava di aver visitato il carcere di Taranto per incontrare gli agenti della polizia penitenziaria e non per inchinarsi “alla Mecca dei detenuti”. È incredibile che l’On. Del Mastro, sottosegretario alla giustizia e titolare della delega del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, non comprenda che le persone private della libertà e ristrette nei nostri istituti (siano esse condannate in via definitiva o in attesa di giudizio e quindi presunti innocenti) sono persone affidate alla responsabilità dello Stato che lui, con frasi di tale inaudita gravità e dopo 67 suicidi, rappresenta.

È ancora il momento di mostrare la nostra vicinanza ai detenuti e agli agenti di polizia penitenziaria e di dare voce a chi voce purtroppo non ha. In adesione all’iniziativa “ristretti in agosto” promossa dall’Unione Camere Penali Italiane, il 19 agosto una folta delegazione della Camera Penale di Parma, insieme a esponenti della società civile e della politica locale, farà visita alla struttura carceraria cittadina.

Camera Penale di Parma

Un’altra tragedia nel carcere di Parma. Un detenuto di origine tunisine, appena trasferito da Ascoli Piceno per motivi di ordine e sicurezza, si è tolto la vita nella giornata di Ferragosto. Ho immediatamente preso contatti con la Direzione dell’Istituto di Via Burla per avere notizie sull’accaduto: i soccorsi, pur immediati, sono stati vani. Ho poi avuto colloqui con gli Assessori al Welfare ed alla Legalità, Ettore Brianti e Francesco De Vanna, ai quali ho riferito le informazioni apprese direttamente dal Carcere. Si tratta del terzo suicidio avvenuto a Parma (il sessantaseiesimo, in Italia) dal mese di gennaio scorso. È davvero drammatico quello che sta accadendo, a Parma come in tutte le carceri italiane. Sembra oramai assolutamente evidente che il nostro sistema carcerario, a causa di condizioni detentive a dir poco critiche, non sia più in grado di assolvere la propria funzione, ingenerando disperazione tra la popolazione dei detenuti e impattando negativamente sul lavoro di chi opera in carcere.

Veronica Valenti, Garante comunale dei diritti delle persone privare della libertà personale