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di Lucia De Ioanna

La Repubblica, 7 maggio 2025

Un coro di detenuti canterà arie d’opera al Regio: “Lezioni in carcere, la lirica parla a tutti”. Il 10 maggio la storica prima volta a Parma, grazie al lavoro di Gabriella Corsaro, direttrice musicale del progetto. Dalla volontà di portare l’arte là dove i suoi raggi non arrivano nasce il progetto Opera in Carcere che il prossimo 10 maggio alle 15 porterà il coro dei detenuti di via Burla sul palco del Teatro Regio di Parma. “L’emozione per questo concerto al Regio è del tutto inedita”, racconta Gabriella Corsaro, direttrice musicale del progetto e musicista con all’attivo importanti collaborazioni artistiche. Seduta a un tavolino in piazzale Picelli, nel cuore dell’Oltretorrente, Corsaro spiega: “Si tratta di un coro composto da artisti - mi piace chiamarli così - del carcere di Parma che eseguiranno pagine corali e arie d’opera. Un concerto unico: mai un istituto penitenziario italiano e nel mondo ha eseguito musica lirica in un teatro d’opera, figuriamoci in uno dei templi mondiali della lirica”.

Il progetto - Il progetto, vincitore nel 2024 del Premio Abbiati, in linea con il Manifesto Etico del Regio rivolto a portare arte nei luoghi di fragilità, si apre finalmente a tutti. “In questi anni sono entrata in carcere ogni settimana per preparare i miei allievi all’esecuzione delle stesse opere che erano in cartellone al Regio ma poi all’esibizione in carcere poteva assistere solo un pubblico ristretto composto da autorità, operatori e stampa. Questa volta, invece, la città intera potrà andare ad ascoltare il Coro di via Burla, accompagnato dal pianista Milo Martani e Sandu Nagy, primo flauto della Filarmonica Toscanini, orchestra che proprio il 10 maggio compie 50 anni: le due grandi istituzioni musicali cittadine condividono la scena con il coro dei detenuti. Non sarebbe stato possibile senza la collaborazione di tanti e la grande apertura di Barbara Minghetti, di Verdi Off”. L’incontro con l’arte non è un modo per evadere ma per “liberare il cuore vincolandosi a regole, imparando a rispettare un codice chiaro, intonandosi agli altri: così si arriva a un accordo in cui ogni diversità è necessaria. Alla fine il coro è scuola di democrazia”, precisa Corsaro che è anche consigliera comunale e vice-presidente Aerco (associazione emiliano-romagnola cori).

Il pentagramma - L’opera è musica ma anche racconto. “Sì, e questo ha portato alcuni a superare l’analfabetismo imparando a memoria le parole e i segni sul pentagramma, scoprendo che un segno spigoloso è silenzio mentre quello arrotondato è musica. Così hanno trovato la dignità di colui che legge. Conquistati dalla trama, alcuni si sono messi a scrivere poesie, pièce teatrali o pensieri”. Come li ha conquistati? “Comportandomi con loro come con uno dei più importanti cori professionisti. A partire dal presentarmi sempre elegante, curata. Tornando all’opera, è lei ad averli conquistati con un contagio di bellezza: la polizia penitenziaria mi ha raccontato che i coristi fanno risuonare i canti nelle sezioni e raccontano le trame a chi non è nel coro, fino a commuoversi per E lucevan le stelle e per Una furtiva lacrima”.

Amore e tradimento - E quali aspetti delle vicende li hanno più colpiti? “L’errore per troppo amore, il tradimento ne Il ballo in maschera, l’idea che l’amicizia possa tacitare un amore, il dramma di un padre che non crede alla figlia in Giovanna D’Arco. E poi, hanno accolto con straordinaria tenerezza il tradimento di Tosca. I loro giudizi non sono mai banali. Ogni corista ha ricevuto un encomio. Di solito, l’encomio si dà a chi salva una vita. Questo encomio dice a ognuno di loro: attraverso la bellezza, stai salvando la tua vita”.