di Gianluca Grasselli
Il Manifesto, 13 settembre 2026
“Ti manca Mogadiscio? Il contributo per la re-migrazione ti aiuta a tornare a casa. Facciamo tornare la Svezia a essere di nuovo Svezia”. È la campagna elettorale degli Sverigedemokraterna, i Democratici svedesi, il partito di estrema destra di Jimmie Åkesson, comparsa quest’estate su alcuni autobus pubblici, nella contea di Västra Götaland. Dopo le proteste di una ventina di autisti di origine somala, i cartelli sono stati ritirati. Ma la parola comparsa sui manifesti, återvandring, re-migrazione, è ormai entrata nel linguaggio della politica svedese.
Dal primo gennaio 2026 il governo conservatore di Ulf Kristersson offre fino a 350mila corone, circa 32mila euro, a determinate categorie di persone con permesso di soggiorno che decidono volontariamente di lasciare la Svezia e stabilirsi nel paese d’origine. Il contributo può arrivare a 600mila per una famiglia con bambini. Non si tratta di un programma di espulsioni: il contributo è infatti destinato a persone che hanno ancora il diritto di vivere in Svezia. I Democratici svedesi chiedono di estenderlo anche agli immigrati che hanno acquisito la cittadinanza svedese, a condizione che vi rinuncino per poter lasciare il Paese con l’incentivo economico.
La misura si inserisce in una stretta anti-immigrazione più ampia. Il governo ha irrigidito le condizioni per ottenere e mantenere il permesso di soggiorno e la cittadinanza, aumentato le espulsioni e innalzato i requisiti economici per alcune categorie di lavoratori stranieri. Nel frattempo, le domande d’asilo sono crollate del 96% rispetto al 2015, quando erano circa 163mila.
Gli Sverigedemokraterna sono rimasti fuori dal governo durante la legislatura, ma hanno esercitato un’influenza decisiva sulla politica migratoria. Ora la questione è anche quella del loro prossimo ruolo. Kristersson ha annunciato che, in caso di vittoria della destra, è disposto a portare per la prima volta gli Sd dentro il governo.
La re-migrazione è così passata in quattro anni da una parola della destra nazionalista a una misura adottata dall’esecutivo. Il voto di oggi potrebbe stabilire se resterà uno degli strumenti della politica migratoria svedese o se diventerà parte di una nuova fase, con gli Sverigedemokraterna direttamente al governo.









