di Valentina Stella
Il Dubbio, 18 aprile 2026
Approvato ieri al Senato, con 96 voti favorevoli e 46 contrari, il ddl di conversione del decreto Sicurezza. In Aula la votazione è stata accompagnata da una protesta dei partiti di opposizione che hanno mostrato cartelli con su scritto “governo Meloni: zero risorse, zero sicurezza”. In particolare, per il presidente dei senatori del Pd Francesco Boccia, il decreto è “un’alluvione legislativa panpenalistica totalmente inefficace. Siamo al quarto decreto sulla sicurezza ma è del tutto evidente il fallimento delle politiche del governo in quest’ambito”. Critico pure il leader di Italia viva Matteo Renzi: “Dicono che è la loro priorità, ma la presidente del Consiglio non c’era, il ministro dell’Interno non c’era, nessuno era in Aula”.
Al contrario, per il presidente della commissione Affari costituzionali Alberto Balboni, di FdI, “la sinistra vota contro non il governo ma contro l’Italia onesta. Negli interventi delle opposizioni è stata pronunciata una sequela di falsità: falso che i reati siano aumentati, sono il 15% in meno rispetto a dieci anni fa e il 2,4% in meno rispetto al 2024, tenendo conto che il 35% dei reati vengono compiuti in Italia da immigrati, in particolare modo irregolari, a fronte di un aumentato numero dei rimpatri. Falso che l’abbandono scolastico sia aumentato: oggi ammonta all’8% rispetto al 14,2 del 2014”.
Nel decreto, in particolare, ci sono due norme dove si intrecciano diritti di difesa (che vanno a limitarsi) e il tema dell’immigrazione (a favore dei rientri in patria). Il comma 3 dell’articolo 29, abrogando l’articolo 142 del “Testo unico in materia di spese di giustizia”, cancella la concessione del patrocinio a spese dello Stato per i ricorsi degli stranieri extra Ue avverso i provvedimenti di espulsione, indipendentemente dai limiti reddituali.
Poi una spinta ai rimpatri volontari assistiti dei migranti è arrivata dall’emendamento voluto dalla maggioranza per cui si prevede un compenso per l’avvocato che offra consulenza legale e informazioni al migrante interessato. Con la modifica, scatta un compenso al legale della stessa misura del contributo economico oggi previsto per le prime esigenze del migrante, e pari a 615 euro. E sarà riconosciuto “ad esito della partenza dello straniero”.
A stigmatizzare la norma ci hanno pensato anche le realtà che si occupano di carcere. Secondo Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, “l’emendamento che cancella la lieve entità per piccoli e ricorrenti reati di spaccio di stupefacenti costituirà un propulsore per il sovraffollamento penitenziario”. Si è detto “preoccupato” anche Samuele Ciambriello, portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali dei diritti delle persone private della libertà personale, in particolare rispetto all’articolo 15 “che introduce la possibilità per ufficiali di polizia giudiziaria appartenenti ai nuclei investigativi del Corpo di polizia penitenziaria di svolgere operazioni sotto copertura negli istituti penitenziari”.
Il provvedimento è stato immediatamente incardinato nelle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera, con un timing serratissimo. Il decreto è già calendarizzato nell’aula di Montecitorio per martedì prossimo alle 9, quando si aprirà la discussione generale, al termine della quale il governo porrà la questione di fiducia. Il voto finale è atteso per il giorno successivo, mercoledì 22 aprile.
Il segretario di +Europa Riccardo Magi ha denunciato: “Nelle commissioni congiunte Affari costituzionali e Giustizia della Camera, riunite oggi (ieri, ndr) per incardinare il decreto Sicurezza, abbiamo assistito con sconcerto e imbarazzo al fatto che nessun rappresentante della maggioranza fosse fisicamente presente. Ciò è possibile perché, non essendo previste votazioni, si poteva partecipare in collegamento, ma riteniamo che si tratti di una mancanza di rispetto verso le istituzioni e anche di una dimostrazione della leggerezza e del menefreghismo della maggioranza rispetto a un provvedimento pieno di misure gravi, spacciato come urgente e necessario per la sicurezza del paese”.
Il M5S ha disertato i lavori delle commissioni: “Non intendiamo prestarci a una farsa che offende l’intelligenza dei deputati. Se i colleghi di maggioranza sono disponibili a farsi umiliare in questo modo facciano pure, noi non ci stiamo”, hanno detto i pentastellati, mentre i deputati del Partito democratico della Prima commissione hanno protestato contro “il calendario dei lavori imposti dalla maggioranza sul decreto sicurezza”, marcia a tappe forzate che “rappresenta una forzatura inaccettabile, tanto più grave perché riguarda un provvedimento delicato che incide su diritti e garanzie fondamentali”.











