di Antonella Mascali
Il Fatto Quotidiano, 22 agosto 2026
È entrata in vigore, anche se per le prossime settimane resterà ancora sulla carta, la “svuota-carceri” di Carlo Nordio, la legge che consente a detenuti dipendenti da droghe o da alcol di lasciare i penitenziari e scontare in comunità terapeutiche pene o persino residui di pene fino a 8 anni, quindi anche per reati gravi come la rapina e l’es torsione aggravata, ovvero con minaccia di armi. È la stessa norma che prevede pure il cosiddetto “patteggiamento speciale”: durante il processo l’imputato tossicodipendente o alcolista può chiedere di accedere al percorso terapeutico, evitando così il carcere se “la pena detentiva non superi gli 8 anni” e se la sua dipendenza è correlata al reato.
Quindi, se il giudice accoglie la richiesta, anche in casi di maltrattamenti in famiglia o stalking, se non sono contestate aggravanti. Una riforma che aumenterà il carico di lavoro, già insostenibile, dei giudici di sorveglianza e del personale amministrativo, da tempo sotto organico. Il 29 luglio alla Camera la legge è stata approvata con il sì del centrodestra, l’astensione di Pd e Avs e il no del M5S.
Per come è stata concepita potranno esserci “sacche di impunità”, soprattutto in relazione al nuovo patteggiamento, dice al Fatto la deputata M5S, Valentina D’Orso: “Questo provvedimento consentirà a soggetti che si macchiano di reati gravi di non entrare neanche un giorno in carcere. Un messaggio devastante per i cittadini, che potrebbe avere pure potenziali effetti criminogeni. Perché da domani un tossicodipendente potrà pensare di avere una sorta di licenza di delinquere. Per non dire che i tossicodipendenti potrebbero ancor di più divenire manovalanza sfruttata dalle organizzazioni criminali proprio in ragione del successivo trattamento più favorevole loro riservato”.
Da ieri, chi è in carcere ed è dipendente da sostanze può fare domanda per andare in comunità, ma non ci sono ancora le linee guida, né l’apposita commissione presso la presidenza del Consiglio. Quando il detenuto fa domanda deve presentare “l’indicazione della correlazione tra la tossicodipendenza o l’alcoldipendenza e il reato” commesso nonché “la valutazione dell’effettiva e attuale” dipendenza da parte della commissione. Spetta al giudice di Sorveglianza accogliere o meno la richiesta. Il provvedimento modifica il Testo Unico sugli stupefacenti, che già prevedeva la possibilità dell’affidamento in prova ai servizi sociali per reati fino a 6 anni di pena. “Un provvedimento epocale che permetterà la detenzione alternativa di almeno diecimila persone”, aveva detto Nordio. Salvo poi essere costretto ad ammettere che potranno beneficiare della norma per il prossimo anno 500 detenuti, dato che sono stati stanziati circa 20 milioni di euro. In totale la norma riguarda una platea di quasi 15 mila detenuti (10.811 tossici e 3.772 alcolisti).










