di Maria Fiore
La Provincia Pavese, 3 ottobre 2022
Un recluso aveva ottenuto di tornare in Albania come alternativa al carcere in Italia: ok del giudice, ma la questura non ne sa nulla. Il suo legale: “Lui soffre e la collettività spende di più”.
A giugno aveva chiesto, come consente la legge, di essere espulso e poter tornare così in Albania da uomo libero. Una richiesta che il magistrato ha accolto, firmando il decreto di espulsione l’11 luglio. Ma O. K., 38 anni, dopo due mesi e mezzo è ancora in carcere a Torre del Gallo. “Un ritardo che ha due effetti, entrambi dannosi - denuncia l’avvocato Daniele Sussman Steinberg di Milano -. Intanto un uomo che dovrebbe essere ormai libero si trova ancora detenuto ma ci sono anche i costi per la collettività da considerare, visto che ogni giorno di mantenimento in carcere costa 147 euro”.
Le ragioni del ritardo nell’eseguire il provvedimento non sono chiare. La giudice Mariateresa Gandini, nel decreto, specifica che l’unico termine da rispettare è quello dei dieci giorni necessari per un eventuale ricorso (che in questo caso non ci sarà, visto che è stato il detenuto a chiedere di essere espulso), mentre per l’esecuzione dispone che “questa avvenga il prima possibile, a cura del questore, con le modalità dell’accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica”. Dal suo canto la questura fa sapere di avere ricevuto una comunicazione sul caso solo il 27 settembre.
In questa data, scrivono dalla questura, “l’Istituto penitenziario comunicava al locale Ufficio immigrazione l’intervenuta irrevocabilità in data 1 settembre del decreto di espulsione dallo Stato italiano”. Dalla questura aggiungono che “in occasione della programmazione dei servizi” di questa settimana “verrà individuato il giorno in cui verrà effettuata l’espulsione”.
La decisione del detenuto rientra nella possibilità offerta dalla legge Bossi-Fini. In sostanza un recluso ha l’opportunità, a particolari condizioni (il residuo della pena deve essere inferiore ai due anni), di usufruire dell’espulsione come alternativa al carcere. Nel caso specifico il 38enne deve scontare una pena di quattro anni per reati in materia di droga e per uscire gli manca un anno e due mesi.
Il suo avvocato si è attivato a giugno. Il detenuto si trovava, in quel momento, ai domiciliari, che gli erano stati concessi mesi prima. La procedura prevede però il passaggio in carcere, così l’uomo ritorna in cella. L’11 luglio la giudice accoglie la richiesta di espulsione e firma il decreto. In base al provvedimento, l’uomo può tornare in Albania in libertà, ma non potrà rientrare in Italia per almeno cinque anni. Il detenuto ha dato anche la sua disponibilità a pagarsi il biglietto aereo, “ma nonostante i vari solleciti all’ufficio stranieri della questura, tutti ignorati, ancora non abbiamo avuto una risposta - lamenta l’avvocato Sussman. Non è tollerabile che la libertà di un individuo possa subire un simile pregiudizio in ragione di una scelta del tutto discrezionale dell’amministrazione penitenziaria. Questo senza dimenticare il danno erariale, visto che ogni giorno di detenzione costa più di un biglietto aereo per Tirana”.










