di Daniela Scherrer
La Provincia Pavese, 19 settembre 2019
I detenuti di Torre del Gallo escono dalla Casa Circondariale per offrire uno spettacolo teatrale alla città. È quanto accadrà giovedì, alle 21, al teatro Fraschini (ingresso libero) quando la compagnia teatrale USB, nata e cresciuta nel carcere pavese, porterà in scena il suo "Com'è profondo il mare", che affronta un argomento estremamente delicato e attuale come l'immigrazione.
USB sta per Uomini Senza Barriere ma è anche il nome della chiavetta da inserire nel computer che dietro le sbarre non si piò avere e che rappresenta un po' il collegamento col mondo di fuori. È un fatto straordinario per Pavia, ma anche a livello nazionale, che un gruppo di detenuti abbia il permesso di uscire per un'iniziativa culturale.
"Accade questo solo grazie ai permessi di necessità che sono stati accordati dal magistrato di sorveglianza - sottolinea la direttrice della casa circondariale Stefania D'Agostino - le nostre richieste sono state accolte: si tratta di permessi veramente speciali, concessi solo per motivi ritenuti di grande valenza. Ringrazio per questo tutta la squadra all'interno dell'Istituto, che si accolla un grande sforzo, a partire dalla polizia penitenziaria".
Sul pieno appoggio di tutti arriva la conferma anche del comandante di polizia penitenziaria Angelo Napolitano e del responsabile dell'area trattamentale Federico Traversetti. E che il lavoro del laboratorio teatrale di Torre del Gallo sia riconosciuto nella sua serietà lo testimonia anche il fatto che USB è nel coordinamento nazionale del teatri in carcere, sostenuto dal Ministero di Giustizia e dall'Università La Sapienza di Roma.
Ad alimentare la Compagnia teatrale di Torre del Gallo sono da anni Vanna Jahier, garante dei diritti dei detenuti e responsabile del progetto con la sua associazione Amici della Mongolfiera, e Stefania Grossi, teatroterapeuta che ha consacrato la sua vita al teatro sociale.
"Nel 2014 abbiamo avviato questa compagnia grazie a un bando provinciale sul disagio, ottenendo i finanziamenti necessari - spiega Vanna Jahier - dalla Provincia, ma anche da Fondazione Banca del Monte e Ubi Banca. Ora abbiamo invece beneficiato del progetto europeo Work in Progress e, insieme a Stefania e ai detenuti, è nato questo spettacolo".
Una decina i ragazzi del carcere saliranno sul palco insieme ad attori esterni. Dopo la prova generale ora è arrivato il momento di uscire e approdare in un teatro vero, con la musica in presa diretta di Arthur Bianchini, musicista brasiliano.
Lavorando sul senso del viaggio, raccontando il fenomeno migratorio senza copioni, con una drammaturgia autoprodotta e usando anche molto il linguaggio del corpo. "Il teatro permette di scaricare tensione - dice l'educatore Filippo Ottaviani - e uscire è una sorta di ponte interno-esterno, che i detenuti vivono anche come un'occasione per offrire qualcosa di positivo alla società".










