La Provincia Pavese, 25 settembre 2025
Misura a carattere “terapeutico”, il sindacato: “Certifica fallimento sistema”. Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria: “Non siamo stati messi a conoscenza”. Il carcere di Pavia, con un provvedimento della direttrice Stefania Musso, ha disposto l’acquisto e la consegna di 720 preservativi ai detenuti, un ordine di servizio motivato come misura a carattere “terapeutico”. I sindacati di polizia penitenziaria protestano: “La finalità non è chiara, ma ci sono altre priorità, tra aggressioni e sovraffollamento”.
“Da oggi pomeriggio circola su alcune chat di messaggistica istantanea un ordine di servizio della direzione della Casa Circondariale di Pavia, datato 19 febbraio 2025, con il quale, dopo aver dato atto di un primo acquisto di 720 profilattici, se ne dispone la distribuzione ai detenuti per motivi terapeutici. All’inizio abbiamo pensato a una fake news e abbiamo cercato di interpellare informalmente i vari livelli dell’Amministrazione penitenziaria, non ricevendo nessuna smentita, ma tanti ‘non so’ e mezze ammissioni.
Pensavamo di averle viste tutte, ma evidentemente ancora molte ne dovremo vedere” ha detto Gennarino De Fazio, Segretario Generale della Uilpa Polizia Penitenziaria. “Sia chiaro che la nostra non è una valutazione di carattere morale, né si vuole entrare nell’autodeterminazione sessuale di chicchessia, ma l’ammissione di rapporti promiscui i cui effetti sono da arginare attraverso la distribuzione di profilattici per ‘motivi terapeutici’ certifica, se mai ve ne fosse bisogno, il fallimento complessivo del sistema carceri. Mentre si discute della disciplina del diritto all’affettività dei detenuti, riconosciuto dalla Corte Costituzionale, l’Amministrazione penitenziaria sembra avallare un esercizio fai da te della sessualità, indipendentemente da qualsiasi requisito, invece richiesto a coloro che vorrebbero fruirne regolarmente - spiega il sindacalista -. Se l’ordine di servizio fosse autentico, come ormai temiamo, si porrebbero peraltro problemi ulteriori anche in considerazione del pesante sovraffollamento della Casa Circondariale di Pavia, dove sono allocati 704 detenuti in 515 posti, sorvegliati da 237 agenti quando ne servirebbero 456. I ristretti sono sempre consenzienti?
L’amministrazione penitenziaria è nelle condizioni di esserne certa? Soprattutto, atteso pure che i preservativi vengono (o sono stati) distribuiti per finalità terapeutiche, è stata fatta la valutazione del rischio per gli operatori? Sono stati informati? Sono state adottate le opportune misure per la salvaguardia della salute, della sicurezza e della salubrità dei luoghi di lavoro? Domani mi recherò personalmente in Lombardia e cercheremo di dare una risposta a questi e ad altri interrogativi, ma naturalmente auspichiamo immediati chiarimenti ufficiali dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e dal Ministero della Giustizia”, conclude De Fazio.
“Con riferimento all’ordine di servizio della casa circondariale di Pavia relativo alla distribuzione dei profilattici alla popolazione detenuta, l’iniziativa risulta essere stata adottata senza alcuna preventiva interlocuzione con i superiori uffici. Tale circostanza appare di particolare rilievo, dal momento che incide su profili che attengono direttamente all’ordine e alla sicurezza penitenziaria” afferma una nota del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria (Dap). “Il provvedimento, per come formulato, non appare idoneo a strutturare in modo adeguato la gestione complessiva dell’iniziativa sotto il versante sanitario, della prevenzione e della sicurezza - continua - Restano infatti inevase valutazioni essenziali: dalle modalità di controllo, alla prevenzione di condotte violente tra i detenuti, fino ai possibili usi distorti dei profilattici, che potrebbero essere impiegati per occultare sostanze stupefacenti, anche tramite ingestione, eludendo così i normali controlli”. “Va altresì evidenziato - conclude la nota - che l’assenza di una interlocuzione preliminare non ha consentito alla Direzione di contemperare le esigenze di prevenzione sanitaria con quelle, imprescindibili, di ordine e sicurezza, secondo le migliori prassi già in essere”.
Antigone: “Basta ignorare il sesso in carcere, politica sanitaria ragionevole” - “Il sesso in carcere è trattato come se fosse un tabù. Ignorarlo, ignorare che fa parte della vita ordinaria delle persone, significa essere omertosi e ciechi. In una comunità monosessuata è importante prevenire forme di sessualità forzata e violenta, così come è importante prevenire malattie che possano derivare da rapporti non protetti. Per questo, contro ogni pregiudizio, la distribuzione dei preservativi fa parte di una politica sociale e sanitaria ragionevole” spiega presidente di Antigone. Purché si sottragga a stigmatizzazioni o violazioni di privacy. Al contempo va data massima, dico massima, attuazione alla sentenza della Corte Costituzionale sulla sessualità e l’affettività in carcere, ancora poco applicata purtroppo”.










