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di Francesco Stati

La Provincia Pavese, 21 marzo 2026

Nella Casa circondariale va in scena lo spettacolo teatrale tappa del Festival dei diritti “Vogliamo rompere lo stigma e il pregiudizio verso i detenuti”. Portare “un’iniezione di vita” in carcere. Questo l’obiettivo dell’evento teatrale Fronte del palco, che si è tenuto ieri al teatro della Casa circondariale di Pavia. L’iniziativa, parte dell’evento Festival dei diritti organizzato dal Centro di Servizio per il Volontariato (Csv) di Cremona, Lodi, Mantova e Pavia, è stata occasione di incontro tra detenuti attori e un pubblico di giovani curiosi.

“Portare i giovani su un palco insieme ai detenuti ha come obiettivo la rottura di uno stigma”, spiega Stefania Grossi, teatroterapeuta e direttrice del Teatro delle Chimere, promotore dell’appuntamento. “Gli esterni, grazie a questa iniziativa, scoprono che hanno davanti delle persone, non un reato. Io lavoro per l’abbattimento del pregiudizio e per la riscoperta di una parte di umanità che nel carcere è molto presente”. L’evento è stato pensato soprattutto per le nuove generazioni.

“Bisogna puntare sui giovani perché sono quelli più disposti a mettersi in gioco e a cambiare i propri orizzonti”, aggiunge. “Sentire dei ragazzi che, dopo due ore di laboratorio teatrale, dicono che si sono sentiti a casa per me è stata la massima gratificazione possibile. Dopo l’evento, i detenuti mi hanno ringraziato, dicendomi “per noi è stata un’iniezione di vita”, nel senso che si vedono proiettati in un futuro di incontro, di accoglienza e di speranza”.

Il Festival dei diritti nel 2026 entra nella sua diciottesima edizione. “Il nostro obiettivo è proporre tematiche sociali attraverso performance artistiche e culturali”, spiega Fiorenza Bertelli, referente del festival per il Csv Pavia-Lodi. “Ci rifacciamo all’appello del Segretario generale delle Nazioni Unite: quando i diritti umani crollano, crolla tutto il resto. Ci rivolgiamo in particolare ai giovani per dar loro spunti per maturare il senso critico verso ciò che hanno attorno”.

“Noi siamo da anni parte del festival: è una delle poche possibilità di contaminazione di culture differenti”, aggiunge Grossi. “Il territorio pavese è un po’ chiuso per sua natura: questo festival è un detonatore molto forte per favorire apertura e cambiamento”. “Il festival ci aiuta a portare i temi del sociale alla cittadinanza”, le fa eco Bertelli. “Cerchiamo di dialogare con altre manifestazioni culturali, altri festival e altre occasioni in modo da poter ampliare anche la rete dei soggetti coinvolti”.