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di Daniela Scherrer

 

La Provincia Pavese, 7 maggio 2020

 

I detenuti di Torre del Gallo si improvvisano sarti e cominceranno a produrre mascherine lavabili antivirus. Per uso interno innanzitutto e poi, se sarà possibile, anche per l'esterno. In tre giorni il sogno della direttrice Stefania D'Agostino è diventato realtà, grazie alla rete di collaborazioni e di solidarietà attivata dalla garante per i diritti Vanna Jahier.

Mancava tutto, infatti. Ieri invece al gruppo di educatori del carcere -il coordinatore dell'area Federico Traversetti e le educatrici Manuela Socionovi e Daniela Bagarotti - sono state consegnate due macchine da cucire (una Necchi e una Singer) giunte dalla Cooperativa Marta e infiniti metri di tessuto di cotone colorato donati dalla tappezzeria Benenti di corso Garibaldi e della Lavgon di Zinasco, che ha anche fatto pervenire un'altra macchina da cucire professionale, ancora da collocare in laboratorio.

Aghi, filo e tutto il necessario per cucire sarà infine fornito dalla Caritas di Pavia. Ora si può dunque partire con le borse lavoro del progetto "Vai" di Apolf, che garantiranno un introito a due-tre detenuti, sia della sezione comune che protetti. "L'idea è nata una decina di giorni fa -spiega Stefania D'Agostino - i detenuti attualmente hanno a disposizione le mascherine donate dalla sartoria della sezione femminile del carcere di Bollate (due a testa, lavabili). Ma grazie agli incontri con gli infettivologi e i tecnici della prevenzione di Medici senza Frontiere è nata la proposta di produrle internamente, ma noi non abbiamo la sartoria e mi sembrava difficile poter concretizzare l'idea. Invece Vanna Jahier è stata vulcanica e in una sola giornata aveva già reperito il necessario per partire".

Ora i detenuti selezionati cominceranno a lavorare, in maniera che i compagni potranno beneficiare di mascherine colorate. Un tocco di fantasia per tutti loro. E magari per i familiari e gli esterni, se si troverà la formula per una commercializzazione del prodotto.

E se gli apprendisti sarti saranno all'altezza, l'intenzione della direttrice è quella di estendere l'attività anche alla produzione di camici usa e getta per i detenuti e per il personale. "Ringrazio la società esterna che si è mobilitata per consentirci di attivare la produzione - conclude D'Agostino - la formula della borsa lavoro ritengo sia molto importante nel cammino verso il reinserimento".