di Manuela Marziani
Il Giorno, 26 aprile 2020
Nessun ente ha le carte in regola per occuparsene. Così per ora lo tengono in Pronto soccorso. Steven Spielberg nel film "The terminal" racconta la storia di un uomo che rimane bloccato in aeroporto. Sedici anni dopo, in tempi di coronavirus, un altro regista magari italiano potrebbe cimentarsi con la storia altrettanto kafkiana di un uomo che da dieci giorni vive al Pronto soccorso del San Matteo. Non è una scelta quella di un 63enne. Scarcerato da Torre del Gallo, si è ritrovato in mezzo a una strada. Con l'esplosione dell'emergenza Covid, infatti, anche per Giovanni (il nome è di fantasia), come per altri detenuti le porte del carcere si sono aperte, ma non è stata una riconquistata libertà.
L'uomo, che soffre di diverse patologie e ha bisogno di farmaci e presidi sanitari, appena uscito da Torre del Gallo ha raggiunto a piedi il posto più vicino, via Vigentina. Per quattro giorni ha vissuto sotto una pensilina dell'autobus nei pressi del centro commerciale Carrefour e per quattro giorni non ha né mangiato né bevuto. Appena calavano le tenebre, si stendeva sulla panchina utilizzata da chi aspetta l'arrivo del pullman e si addormentava. Con poche persone in giro nel rispetto di quanto prevede il decreto del presidente del Consiglio dei ministri, però, la sua presenza non poteva passare inosservata.
E così è stato. Subito dopo Pasqua quindi il 63enne è stato avvicinato da un'équipe del 118 e soccorso. Aveva bisogno di idratarsi e di mangiare qualcosa. Avendolo accompagnato al San Matteo, i sanitari si sono presi cura di lui occupandosi delle patologie croniche che accusa e che non gli permettono di vivere nei centri messi a disposizione dei senzatetto. Nel frattempo la macchina si è mossa per trovare all'uomo una sistemazione.
Sono stati contattati i familiari di Giovanni per verificare se intendessero farsi carico del loro congiunto, ma si sono opposti. Il Comune di Rozzano, dove risiede, ha risposto che gli ingressi nelle strutture residenziali sanitarie in questo momento di emergenza sono bloccati e quindi non è possibile un trasferimento. Sono stati interessati quindi anche i Servizi sociali di Pavia che però non possono occuparsi di una persona residente altrove. E la Questura non si può muovere perché la questione non ha rilevanza penale. Pure gli enti caritatevoli, a loro volta chiamati in causa, non hanno potuto fare niente per Giovanni perché non hanno a disposizione i farmaci che deve assumere e i presìdi sanitari che gli sono indispensabili.










