di Luigi Ferrarella
Corriere della Sera, 29 agosto 2023
Alla fine resta libero e sparisce. Revocata dopo ricorso l’espulsione, spostato in un Cpr, poi le carte bollate in ritardo. Trentenne ghanese affetto da schizofrenia a causa della burocrazia finisce col tornare in strada a dispetto del “giudizio di pericolosità sociale”.
Espellerlo in Ghana? Curarne in una Rems il parziale vizio di mente? Alla fine né l’uno né l’altro: perché poi i paraocchi della burocrazia lo rimettono in strada a dispetto del processuale “giudizio di pericolosità sociale in ragione della grave patologia psichiatrica, connotata da ideazioni deliranti e persecutorie, e da assenza di consapevolezza di malattia con concreto pericolo di ricaduta in atti eteroaggressivi, aggravato dall’assenza di una rete familiare e terapeutica”.
A Pavia il 24 luglio il monocratico magistrato di sorveglianza aveva ribadito l’espulsione del 30enne una volta che il 24 agosto avesse finito di espiare in carcere i 2 anni inflittigli nel 2021 per rapina del telefonino di un clochard. Ma su ricorso difensivo il 23 agosto il collegiale Tribunale di sorveglianza di Milano ha revocato l’espulsione perché in Ghana quelli con la sua schizofrenia rischiano “trattamenti disumani” contrastanti l’articolo 3 della “Convenzione europea dei diritti dell’uomo”; e per contenerne la pericolosità sociale ne ha ordinato il ricovero in una “Rems-Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza”. In vista dell’espulsione l’uomo era però intanto stato già trasferito dal carcere di Pavia nel romano “Cpr-Centro di permanenza per il rimpatrio” di Ponte Galeria, dove la polizia, una volta revocata l’espulsione, venerdì 25 agosto scrive alla Procura di Milano di indicare allora la Rems: “Urgente, in quanto questo Cpr procederà in data odierna alle dimissioni dello straniero dalla struttura”.
Solo che la Procura da interpellare non è Milano, è Pavia. Ma la polizia del Cpr di Roma non aspetta: e già l’indomani, sabato 26 agosto, “conferma le dimissioni da questo Cpr” dell’uomo (di cui è scordata o non preoccupa la pericolosità sociale), e aggiunge solo che l’ex detenuto “dichiarava domicilio presso una onlus” di Milano. Dove però sino a ieri nessuno l’aveva visto o sentito.










