di M. Grazia Piccaluga
La Provincia Pavese, 18 gennaio 2025
È partito ieri il progetto di Gianni Francioni e Costantino Leanti a Torre del Gallo: “L’uomo non è il suo delitto”. Milano 1764. Il giovane filosofo illuminista Cesare Beccaria fa appello a una “giustizia giusta”. Sono trascorsi più di due secoli e mezzo il quadro della giustizia italiana è invece ancora più fosco. La battaglia del sociologo ed ex parlamentare Luigi Manconi per “un atto di clemenza nelle carceri” stenta a decollare. “Si ha la sensazione di un imbarbarimento della società, si è perso il rispetto e la gente pare incattivita soprattutto verso i più deboli: i migranti e i detenuti” riflette Gianni Francioni, professore emerito di Storia della Filosofia, tra i maggiori esperti dell’Illuminismo lombardo e autore di numerosi contributi tra cui La prima redazione del “Dei delitti e delle pene” nel 1981.
Ed è proprio da qui, dal celebre trattato di Beccaria, che Francioni ha pensato di partire nel costruire, insieme a Costantino Leanti, un primo ciclo di incontri per i detenuti della casa circondariale di Torre del Gallo: quattro lezioni, da gennaio ad aprile, sui libri più importanti della filosofia. La rassegna si intitola I filosofi raccontati e prende avvio oggi in carcere a Pavia: Beccaria, Gramsci, Platone e Avicenna. Alla proposta di Francioni hanno subito aderito altri studiosi: Giuseppe Cospito, Federico Casella e Tommaso Alpina. “Le lezioni sono rivolte ai detenuti e pensate per loro con un linguaggio semplice - spiega Francioni - Teniamo anche conto del fatto che un buon numero di ascoltatori sarà costituito da extracomunitari che devono superare anche la barriera linguistica”.
Serve un cambio culturale - Lo scopo, condiviso con la direzione della casa circondariale che ha dato grande disponibilità, è “far loro conoscere libri che nella vita possono servire - spiega il filosofo - ma anche dimostrare che c’è, su alcuni temi sensibili, una cultura, una letteratura che aveva fornito degli strumenti. Invece oggi i governi sembrano andare nella direzione opposta”. La filosofia per stimolare il pensiero critico, la consapevolezza. E diversi studenti-detenuti a Pavia si sono anche laureati in questa disciplina di recente.
“C’è un crescente imbarbarimento della società. Ma i diritti non vanno negati” - Moderno ma dimenticato. Beccaria costruiva il suo trattato su pilastri che, oggi, si pensa debbano essere scontati: l’abolizione della tortura giudiziaria e della pena di morte, la presunzione dell’innocenza, leggi chiare e semplici, il ricorso alla carcerazione preventiva solo per il tempo necessario a istruire il processo, la rapidità dei giudizi e l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. “L’uomo non è il suo delitto - chiarisce Francioni - Non si possono negare l’identità e la dignità di una persona. Chi delinque va punito, ma resta un cittadino che ha dei diritti. Purtroppo abbiamo perso quello che la cultura moderna aveva conquistato con l’Illuminismo”. Invece le carceri sono sovraffollate, “come possono stare dignitosamente cinque persone in una piccola cella? - incalza Francioni - C’è un accanimento fisico in questo. I processi durano un tempo infinito e i giovani si mettono una corda attorno al collo perché non reggono di fronte a un futuro nebuloso. Stanno aumentando i suicidi. In Italia ci sono 20 detenute con i figli piccoli, che reato hanno commesso questi ultimi? C’è forse un’insensibilità politica ma non può essercene una culturale”.










