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di Giovanni M. Jacobazzi

Il Dubbio, 15 aprile 2022

Per l’ex presidente dei penalisti italiani la riforma rappresenta il minimo sindacale per contenere il potere dei magistrati.

“Avevamo approvato in Commissione una norma che prevedeva l’esecuzione dei test psicoattitudinali per i magistrati. Poi arrivò Clemente Mastella e decise di cancellare tutto”. L’avvocato Gaetano Pecorella è stato presidente della Commissione giustizia della Camera dal 2001 al 2006, gli anni dei governi Berlusconi e dello scontro violentissimo fra toghe e politica. Anche allora si discuteva di riforme della giustizia e l’Associazione nazionale magistrati decise di indire nel 2002, come adesso, uno sciopero per contestare l’operato

Presidente Pecorella, nulla di nuovo viene da dire?

Da parte dei magistrati no, appena si toccano i loro privilegi partono subito violente reazioni.

Ai suoi tempi l’accusa delle toghe era quella di voler salvare Silvio Berlusconi dai suoi processi.

E adesso? Il premier è un signore che si chiama Mario Draghi e la ministra della Giustizia è Marta Cartabia, ex presidente della Corte Costituzionale, che non ha mai esercitato la professione forense. Una persona di grande sensibilità che non penso possa essere accusata di conflitti d’interesse.

Quindi come si spiega la reazione dei magistrati?

Semplice: i magistrati non vogliono essere considerati dei pubblici funzionari e pertanto soggetti a delle valutazioni.

Si riferisce alle “pagelle”?

Esatto. Non è pensabile che tutti i magistrati italiani abbiano oggi una valutazione altissima e che facciano carriera per logiche di appartenenza correntizia. Abbiamo avuto magistrati eletti in Parlamento che continuavano a progredire in carriera pur non svolgendo alcuna attività giurisdizionale. È un sistema che non funziona. Purtroppo da sempre vige questo malinteso secondo il quale è sufficiente aver vinto un concorso per non dover più essere valutati seriamente. Il pilota di un aereo se sbaglia fa al più 200 vittime. Quante vittime, invece, in termini di carriere rovinate, famiglie distrutte, o anche di persone che decidono di togliersi la vita, ha sulla coscienza un magistrato che sbaglia e non viene mai fermato? Un pm che vede sempre archiviati i propri procedimenti, deve per forza continuare a svolgere quella funzione? L’avvocato che sbaglia i processi viene punito dal mercato.

I magistrati affermano che le pagelle saranno fonte di “conformismo” nelle decisioni...

Già adesso ci sono principi sulla certezza del diritto. L’orientamento costante delle sezioni uniti della Cassazione tende ad evitare sobbalzi improvvisi nella giurisprudenza. Il magistrato che sa motivare in maniera intelligente un orientamento diverso sarà sempre molto apprezzato. Non certo quello che si discosta dalla Cassazione solo perché è prevenuto o ha per le mani un imputato eccellente.

Esiste una legge con il suo nome, la numero 46 del 20 febbraio 2006, che prevede l’inappellabilità da parte del pubblico ministero delle sentenze di proscioglimento, introducendo il principio che la sentenza vada pronunciata solo ‘ al di là di ogni ragionevole dubbio”. Ebbe un iter alquanto travagliato. La legge venne prima rimandata alla Camera dall’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, e, una volta approvata, fu poi bocciata dalla Corte Costituzionale che ne evidenziò il carattere incostituzionale in varie parti...

Guardi, ricordo benissimo. Era il tentativo di tagliare le unghie ai pm che oggi, come ieri, possono tenerti sotto processo una vita. La decisione della Corte della Costituzione sul principio di parità di accusa e difesa è uno scherzo. La ministra Cartabia non ha avuto coraggio di riproporla. Sarebbe stata una battaglia di civiltà.

Torniamo al governo Berlusconi...

I magistrati le fecero una opposizione ferocissima.

Tutto, come è stato spesso ricordato, iniziò con Mani pulite. Il Pci fu l’unico partito ad essere risparmiato e con il segretario Achille Occhetto era pronto ad andare al governo... Berlusconi fece saltare i piani. La saldatura fra il Pci e Magistratura democratica, la corrente di sinistra delle toghe, ha fatto il resto. La separazione dei poteri non esiste più da allora.

Cosa possono fare i mezzi di informazione?

Devono far capire che serve migliorare la giustizia. Ci sono delle regolale. Autonomia e indipendenza non significa che il magistrato possa fare quello che vuole.

Per concludere, che giudizio si sente di dare sulla riforma Cartabia?

Una riforma che cambia ben poco. Serviva la separazione fra pm e giudici se si voleva cambiare qualcosa. Ed è la Costituzione a dirlo, prevedendo il giudice terzo, che non ha nulla a che vedere con il pm che è parte del processo come l’avvocato. Un giudice che deve anche essere imparziale, quindi senza pregiudizi.