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di Daniele Zaccaria

Il Dubbio, 16 aprile 2026

La massiccia sanatoria di Madrid tra diritti umani e necessità economiche: il piano da realizzare entro la fine di giugno. In un’Unione europea sempre più orientata al controllo e alla restrizione dei flussi migratori, la Spagna sceglie una strada diversa, del tutto controcorrente. Il governo guidato dal socialista Pedro Sánchez ha infatti annunciato un vasto piano di regolarizzazione straordinaria che potrebbe coinvolgere fino a mezzo milione di persone prive di documenti, segnando una delle sanatorie più ambiziose nell’ultimo scorcio di storia europea. La regolarizzazione è stata approvata dal Consiglio dei ministri sotto forma di decreto reale.

A differenza di altri Paesi dell’Ue, Madrid prende atto di una realtà già esistente, ovvero centinaia di migliaia di migranti che vivono, lavorano e contribuiscono quotidianamente alla vita collettiva. “Questa misura è prima di tutto, un atto di normalizzazione”, ha scritto Sánchez in una lettera ai cittadini, sottolineando come queste persone facciano ormai parte integrante del tessuto sociale spagnolo. Il piano, che entrerà operativamente in vigore nei prossimi giorni con una prima fase online seguita da procedure in presenza, dovrebbe concludersi entro la fine di giugno. A precisarlo è stata la portavoce del governo, Elma Saiz, che ha delineato un calendario rapido e strutturato, pensato per rendere la procedura accessibile e capillare.

Al di là della dimensione umanitaria, la linea del governo spagnolo è influenzata anche da ragioni economiche e demografiche: Madrid, quarta economia dell’Eurozona e tra le più dinamiche del momento, deve fare i conti con un progressivo invecchiamento della popolazione. In questo quadro, la regolarizzazione viene presentata come “una necessità”, uno strumento per sostenere il mercato del lavoro e garantire la continuità del sistema produttivo. Non si tratta dunque solo di riconoscere diritti, ma anche di investire in una risorsa già presente.

Allo stesso tempo Sánchez non ignora le criticità e le possibili ricadute politiche di fronte a un’opinione pubblica divisa: “Le migrazioni pongono sfide difficili, ed è irresponsabile negarlo”, ha spiegato il premier iberico, insistendo però sulla necessità di una gestione responsabile e giusta del fenomeno. La sua visione si fonda sull’idea che la migrazione possa essere trasformata in prosperità condivisa, se accompagnata da politiche di integrazione efficaci e da un riconoscimento giuridico chiaro, al contrario il proibizionismo non farebbe che alimentare il circolo vizioso dell’illegalità.

Non è la prima volta che la Spagna si pone all’avanguardia nell’accoglienza degli immigrati; nel corso dei suoi oltre quarant’anni di democrazia, diversi governi, inclusi alcuni di orientamento conservatore, hanno adottato provvedimenti di regolarizzazione di massa. Tuttavia, l’attuale iniziativa si distingue per ampiezza e per il contesto politico in cui si colloca, segnato da una crescente polarizzazione e dall’opposizione netta delle forze di destra, in particolare del Partito Popolare e dell’estrema destra di Vox che grida all’invasione straniera, al pericolo islamico e alla sostituzione etnica. Anche il partito popolare, principale formazione di centrodestra si è schierato contro il decreto, anche se con toni meno apocalittici e riconoscendo la necessità di offrire un percorso di integrazione più chiarop e ordinato per i lavoratori extracomunitari.

Dal punto di vista formale, il ricorso al decreto reale consente all’esecutivo di aggirare l’ostacolo del Parlamento, dove non dispone di una maggioranza stabile. Si tratta di uno strumento previsto dalla Costituzione, che garantisce rapidità nelle decisioni ma che, al tempo stesso, alimenta il dibattito politico sull’opportunità di una scelta così rilevante. A rafforzare la legittimità dell’iniziativa contribuisce però anche la forte mobilitazione della società civile; la riforma arriva infatti dopo una petizione popolare che ha raccolto oltre 600mila firme, sostenuta da circa un migliaio di associazioni, a testimonianza di una società attenta e attiva sul tema dei diritti dei migranti.

Geograficamente, la Spagna rappresenta una delle principali porte d’ingresso in Europa, insieme a Italia e Grecia, con flussi significativi provenienti soprattutto dall’Africa occidentale attraverso le isole Canarie. Questa posizione rende il Paese particolarmente esposto alle dinamiche migratorie, ma al tempo stesso lo pone in una posizione privilegiata per sperimentare modelli innovativi di gestione. In un’Europa che tende a chiudersi come una fortezza assediata, la Spagna di Pedro Sanchez prova al contrario ad aprire le sue porte, puntando su integrazione, realismo e pragmatismo economico. Resta da vedere se questo approccio riuscirà a produrre i risultati sperati e, soprattutto, se potrà rappresentare un modello replicabile altrove. In ogni caso, il segnale è chiaro: un’altra politica migratoria è possibile, anche nel cuore dell’Europa contemporanea.