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di Glauco Giostra

Avvenire, 15 ottobre 2026

Trump auspica un pi˘ ampio ricorso alla pena capitale, anche mediante fucilazione e impiccagione. In Israele, Ben-Gvir brinda allíapprovazione della legge e rivendica la durezza del trattamento riservato ai prigionieri palestinesi. La disumanit‡ degli orientamenti punitivi. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, dopo essere tornato alla Casa Bianca, non si Ë limitato ad auspicare un pi˘ ampio ricorso alla pena di morte quale efficace deterrente e giusto risarcimento morale per le vittime, ma si Ë premurato di pronunciarsi anche sulle sue modalit‡ di esecuzione: oltre alla iniezione letale, per aumentare líeffetto deterrente si sarebbe potuto, a suo giudizio, ricorrere alla fucilazione e allíimpiccagione. Favorevole comunque, il Presidente Usa, al ripristino della tortura per simulazione di annegamento (ìbring back waterboardingî) e pure al ricorso a metodi peggiori.


Pensavamo che con questi accenti di bullismo punitivo avessimo toccato líapice della ottusa e cinica disumanit‡. Inutile forse ricordare, date simili premesse, che gli Usa, nonostante la pena di morte e la popolazione penitenziaria pi˘ numerosa del mondo, hanno una percentuale di omicidi circa dieci volte superiore a quella dellíItalia e circa sei volte superiore a quella dellíUnione Europea. Ora, perÚ, se confermasse la iniziale approvazione dellíidea del suo segretario alla Difesa Pete Hegseth di far eseguire una fucilazione in diretta streaming, il Presidente degli Stati Uniti potrebbe ascendere líultimo tratto per raggiungere la vetta della barbarie in un Paese democratico.
Dove troverebbe ad attenderlo il ministro israeliano Itamar Ben-Gvir che ha fatto introdurre, con il decisivo sostegno del premier Benjamin Netanyahu, la pena di morte per chiunque - ìeccettuati i cittadini e i residenti israelianiî - causi la morte di un israeliano ìove tale atto costituisca un atto di terrorismoî. Con un cappio giallo appuntato sulla giacca, Ben-Gvir ha trionfalisticamente brindato, insieme ad alcuni parlamentari del suo partito, allíapprovazione della legge affermando che la pena di morte costituisce un efficace deterrente e una adeguata forma di giustizia per le vittime. Il cappio - aveva dichiarato gi‡ prima dellíapprovazione - Ë beninteso solo ìuna delle opzioni attraverso le quali applicheremo la pena di morte per i terroristiî, facendo cenno alla sedia elettrica e allíiniezione letale. Ben-Gvir si Ë anche dichiarato orgoglioso delle condizioni sempre pi˘ penose dei prigionieri palestinesi sotto la sua supervisione, ai quali dovrebbe essere dato ìil minimo del minimoî del cibo necessario. Anzi, ha tenuto ad aggiungere in altra occasione, ìbisognerebbe sparargli in testaî.
Non Ë difficile cogliere lo stretto legame tra questi due omologhi approcci al problema della giustizia e della sicurezza: si sostiene, temiamo in buona fede, che per rendere giustizia bisogna sopprimere la vita dellíomicida, possibilmente mediante una pubblica esibizione della draconiana risposta sanzionatoria per fini di intimidatoria deterrenza. Speriamo che questa disumanit‡ contrabbandata per giustizia e per garanzia di sicurezza sociale non influenzi anche il nostro futuro nazionale, facendo ulteriormente procedere il Paese, direbbe forse oggi Leopardi, verso le ìdisastrose sorti e regressiveî.